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Osea 2. L'amore sino alla fine (Bruna Costacurta)

 
Leggendo il testo di Osea 2 ci troviamo davanti ad un amore che, da parte dell'uomo, non è segno di nulla, anzi è segno di infedeltà, e da parte di Dio manifesta, nel momento della crisi, la vera capacità dell'amore.
 
Il progetto di Dio sulla coppia viene disatteso dall'uomo e la coppia conosce l'elemento dell'infedeltà. Non faccio questo discorso soltanto per convincerci di una cosa ovvia, cioè che l'uomo non è poi così capace di amare per sempre come sembra; ma per vederlo da un altro punto di vista, come una specie di appello provocatorio su quello che deve essere l'amore che si rivela proprio nel momento in cui viene messo in crisi. Il Nuovo Testamento, nel discorso che porta a compimento la Rivelazione sull'uomo, dice che la coppia, lo sposo e la sposa, diventano segni dell'amore che Cristo ha per la sua Chiesa, segno dell'amore che Dio ha per gli uomini. La coppia dovrebbe amare come Dio ama, perché deve essere segno dell'amore di Dio. 

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Giovani «senza fede»? No, c'è una sete nuova

 
Speranza, altruismo, preghiera: dentro l'indifferenza c'è un segreto da cogliere
 
Il rapporto tra i giovani e la fede è, oggi più che mai, tema di attualità. Non solo per l’avvicinarsi del Sinodo ma anche perché i giovani e la fede stanno veramente a cuore a tutti noi. Per riflettere sul tema appare, però, utile evitare almeno un paio di errori tra i più comuni: pensare ai giovani senza considerarli all’interno dell’intero percorso della loro vita e, inoltre, separare la fede da un’interpretazione complessiva dell’esistenza. In entrambi i casi, ciò che è da temere è la frammentazione. Sul primo versante è utile ricordare che la giovinezza è, in realtà, soltanto un momento di un percorso più articolato e complesso. Ha, quindi, le caratteristiche, i pregi e i difetti di quel singolo momento. Non è l’intero.
 

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Hoser: “Medjugorje nel mirino delle mafie?

 
Il visitatore permanente di Papa Francesco nel paese delle apparizioni ha denunciato la presenza di clan napoletani «in cerca di profitti» 
 
A Medjugorje «stanno penetrando le mafie», segno di «azioni demoniache che stanno cercando di fare tutto per rovinare quel luogo». È una denuncia seria quella di monsignor Henryk Hoser, arcivescovo emerito di Warszawa-Praga in Polonia, nominato da Papa Francesco lo scorso 31 maggio «visitatore apostolico a carattere speciale per la parrocchia di Medjugorje, a tempo indeterminato» e a disposizione della Santa Sede. Il prelato ha parlato di infiltrazioni mafiose nel paesino dell'Erzegovina divenuto da decenni meta di milioni di pellegrini a motivo delle prolungate e non ancora concluse apparizioni raccontate a partire dall'estate 1981 da un gruppo di veggenti. Lo ha fatto durante l'omelia della messa celebrata il 4 luglio 2018 nella cappella dell’aeroporto Chopin di Varsavia: il resoconto è stato riportato del settimanale cattolico polacco Niedziela e della Radio EM, ripresa in Italia da Tv2000. 

 

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Sara e Agar: Promessa di Dio e lacerazioni umane (di MASSIMO GRILLI)

 
La storia di Sara e Agar risponde all’intento di ripensare la vita religiosa a partire dall’umano, senza tuttavia dimenticare che siamo "affidati a una Promessa".
 
Sara e Agar sono due donne diverse: una libera e l’altra schiava, una figlia d’Israele e l’altra egiziana, una impossibilitata a generare (paradossalmente è la libera, figlia di Israele) e l’altra con il potere di procreare figli e figlie. Due donne che vivono in una situazione lacerata da divisioni e sperimentano queste lacerazioni sulla propria pelle. È, in fondo, la storia di due donne vittime dell’ingiustizia della società e della cultura, da cui una è più colpita dell’altra; ma è anche la storia di un Dio "che vede" e che di fronte all’ingiustizia fa sempre una scelta di campo, abbattendo i muri di separazione. La storia è raccontata nei capitoli 16,1-15 e 21,8-19 della Genesi. 

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