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La libertà dei profeti ci libera (Luigino Bruni)

 
Gli incontri che accendono vocazioni spirituali e civili
 
Le comunità e i movimenti generativi sono stati quelli che hanno messo le persone che li costituiscono nelle condizioni di ripetere, in varie forme, la stessa esperienza del fondatore. Gli stessi miracoli, la stessa libertà, gli stessi frutti. La storia del cristianesimo ne è eloquente dimostrazione: la fecondità dell’esperienza cristiana sono le migliaia di comunità e movimenti generati dalla stessa radice, che hanno rivissuto nel tempo e nello spazio le stesse esperienze dei primi tempi: pani che si moltiplicano, storpi che camminano, crocifissi che risorgono.

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Dall’Ecclesiam suam all’Evangelii nuntiandi

 
Paolo VI e la missione (di Franco Maria Brambilla)
 
Nel nome di Paolo, l’apostolo della missione. La canonizzazione di Paolo VI, il 14 ottobre scorso, è anche un invito, rivolto alla Chiesa universale, a riconsiderare “l’idea di missione” del Papa che ha portato a compimento il concilio Vaticano II. Accogliendo suggestioni, sintonie e punti d’incontro tra l’apostolo delle genti che fa compiere al cristianesimo il balzo verso l’Europa e il primo papa che fa i conti con la modernità, insieme eredità e sfida dell’incontro della fede cristiana con il mondo occidentale. Una rilettura che disegna come un arco che va dalla prima enciclica di Papa Montini, Ecclesiam suam, sino all’indimenticabile Evangelii nuntiandi: due testi dove brilla la passione apostolica, starei per dire “paolina”, del pontefice lombardo.

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Ode all’inquietudine

 
La forza del cristianesimo secondo Marion Muller-Colard ·
 
Prospettiva piuttosto inedita, quella messa in luce dall’ultimo libro di Marion Muller-Colard, L’inquietudine (Cinisello Balsamo, Edizioni San Paolo, 2018, pagine 109, euro 12), primo tradotto in italiano, vincitore del Premio miglior libro di spiritualità 2017 in Francia. Poetico, intuitivo, introspettivo, originale frutto di una narrazione spirituale che scaturisce dal fluire della vita in cui divino e umano continuamente s’intersecano. Prospettiva che si inserisce a pieno titolo nel solco di quella teologia al femminile ancora in fieri al cui centro è posta l’incarnazione. Se fulcro della vita cristiana è accogliere il divino nell’umano, non c’è altra via che lasciare ogni certezza e cedere al sorprendente, al meraviglioso.
 

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Immaginare Dio nella postmodernità (Armando Matteo)

 
In questo tempo caratterizzato da un mutamento di scenario culturale e religioso rapido e repentino, quale immagine di Dio la chiesa intende trasmettere all'uomo d'oggi?
 
E quale immagine la chiesa è chiamata a dare di se stessa, perché la fede non diventi un "simulacro"? La chiesa deve attivare il dialogo al proprio interno e una prassi di ospitalità verso l'esterno. «A volte sembra possibile immaginare che non tutti stiamo vivendo nello stesso periodo storico. Alcuni è come se stessero ancora vivendo nel tempo del concilio di Trento, altri in quello del concilio Vaticano I. Alcuni hanno bene assimilato il concilio Vaticano II, altri molto meno; altri ancora sono decisamente proiettati nel terzo millennio. Non siamo tutti veri contemporanei, e questo ha sempre rappresentato un grande fardello per la chiesa e richiede moltissima pazienza e discernimento». Ha pienamente ragione il card. Martini, quando, con le parole ricordate, accenna a una questione fondamentale del nostro essere credenti di questo tempo: non siamo tutti veri contemporanei.

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