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Il Sacro Cuore di Gesù pulsa per la nostra salvezza (Cristina Siccardi)

 
Amare con tutto il cuore il Cuore incarnato del Figlio di Dio significa vivere autenticamente la Fede e non solo assaporarla con l’intelletto
 
Che cos’è il tempo per Dio e per la Sua Chiesa? Un mezzo. E come tale deve essere considerato anche dai credenti in Cristo. Non sappiamo per quanto tempo permarranno gli scandali dottrinali e morali in cui si trova la Chiesa contemporanea, la certezza sta nel sapere che la Sposa di Cristo tornerà un giorno a risplendere di fronte a tutti e i Sacri Cuori di Gesù e di Maria trionferanno all’unisono. Il tempo è un mezzo al servizio della Verità e un mezzo di prova per chi professa la Fede. Per esempio sono passati ben duecento anni prima di giungere alla piena devozione del Sacro Cuore di Gesù, che si festeggerà il 23 di questo mese. La pubblicazione della Vie abrégée (Vita breve) di santa Margherita-Maria Alacoque (1647-1690) di Padre Croiset fu messa all’Indice e quella di Monsignor Languet nel 1729 suscitò reazioni sarcastiche. Disprezzo e scherni colpirono i centri di devozione dove i seguaci della santa di Paray-le-Monial resistettero: gli eretici giansenisti, gli ingegni eletti e perfino i vescovi si opposero con sdegno ai sostenitori di quella che essi chiamavano beffardamente «teologia muscolare».

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Recitare o essere? (don Angelo Casati)

 
Quale perdita per la società, se la Chiesa, che nel mondo dovrebbe apparire come lo spazio dove risplende la libertà e l’umanità dei rapporti, diventasse luogo di relazioni puramente formali, deboli e fiacche, non sincere e intense
 
Mi succede – qualcuno la ritiene una mia ossessione – di avere in sospetto ogni parola che, poco o tanto, sembra recitata, ogni atteggiamento che, poco o tanto, sembra studiato. Si recita una parte. A volte mi sorprendo a guardarmi. E mi chiedo: “Stai recitando? Stai celebrando o recitando? Stai pregando o recitando? Stai predicando o recitando? Stai parlando o recitando?”. Nella recita non ci sei. C’è una parte che indossi. Che non è la tua. Gesù incantava Gesù non recitava. Forse per questo o anche per questo, incantava. Era autentico, aderente la vita, non a una parte da recitare. E la gente lo sentiva vero. A differenza di altri. A differenza, per esempio, di una certa frangia – non tutti! – di farisei che “recitavano”: “Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini. Allargano i loro filatteri, allungano le frange; amano posti d’onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare rabbì dalla gente”(Mt.23,5-7).

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Verso Bozzolo e Barbiana. Mazzolari, la Chiesa, i Papi: la lezione di un prete libero

 
Francesco e don Primo e don Lorenzo, sintonia nel segno dei poveri
 
«Lasciate che io vi dica una parola intorno alla guerra... è un punto oscuro dell’umanità, la ricapitolazione di tutte le ingiustizie e di tutti i dolori umani. Però, cari fratelli, vi faccio una domanda: trovatemi una giustificazione che Dio vuole la guerra, perché quando si fanno certe affermazioni bisogna anche documentarle. Voi mi direte: ma i popoli cristiani hanno fatto le guerre... i popoli cristiani sono come tutti gli altri quando dimenticano il Vangelo, anzi, diventano peggiori degli altri... e allora perché volete fare del Padre il massacratore?». Mentre i carboni della guerra sono ancora incandescenti, don Primo Mazzolari pronuncia di getto queste parole che andranno poi a confluire in Tu non uccidere, che verrà messo all’indice dal Sant’Uffizio. Il primo provvedimento di censura dei suoi scritti emesso dalle autorità ecclesiastiche è del 1934, l’ultimo del 1960, quando Mazzolari era ormai morto.

 

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Eucaristia e forme della carità: il servizio (Luciano Manicardi)

 
L’eucaristia compagina e ordina intorno all’amore preveniente di Dio rivelato in Cristo e comunicato grazie allo Spirito santo il rapporto del cristiano con il tempo e lo spazio, con il corpo e con l’altro, con la realtà sociale e politica e con il cosmo intero.
 
Da lì discende una “prassi eucaristica” che si configura come lotta contro la tentazione del consumo e del possesso in favore dell’instaurazione di una logica di comunione, di gratuità e di giustizia. Il magistero eucaristico è essenzialmente anti-idolatrico e rivela che l’amore cristiano è un “lavoro”, un opus, una fatica, un’ascesi che porta l’uomo a operare delle rinunce, a dire dei “no” in vista di un “sì” più grande e nobile. Memoriale della pasqua di Cristo, l’eucaristia rende operanti nella vita del credente le energie della resurrezione che lo guidano a passare dalla morte del peccato alla vita in Cristo, dal regime del consumo a quello della comunione. L’eucaristia plasma il discernimento degli idoli che abitano il cuore dell’uomo e che traversano l’esistenza sociale e l’atmosfera culturale del tempo in cui si vive. 

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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