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Comunicazioni sociali. Giornata mondiale, le idee viaggiano sui «webinar»

 
Nella preparazione della Giornata delle Comunicazioni sociali di domenica 28 l'esperienza più originale è stata quella dei "webinar", i seminari online curati dall'associazione webmaster cattolici.
 
«Il punto è usare la Rete e i social network non solo come vetrina della attività parrocchiali, integrandoli appieno nella pastorale». Il suggerimento arriva da don Marco Rondonotti, 42 anni, parroco di San Francesco a Novara, che al Cremit dell’Università Cattolica sta svolgendo un dottorato in Pedagogia su come i sacerdoti possano sfruttare i social e che alle 18.30 di mercoledì 24 maggio sarà ospite del ciclo di seminari online («webinar») sul sito di WeCa (l'associazione dei Webmaster cattolici, legata all'Ufficio Comunicazioni sociali della Cei) insieme ad Alessandra Carenzio.

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Nel segno di Roncalli

 
Esce il carteggio inedito fra Turoldo e Capovilla 
 
È stato un legame di fede e di affetto, nutrito di rispetto e simpatia, quello tra David Maria Turoldo e Loris Francesco Capovilla, nel segno di Papa Roncalli. Lo testimonia il libro, in uscita il 26 maggio, a cura di Marco Roncalli e Antonio Donadio, David Maria Turoldo, Loris Francesco Capovilla. Nel solco di papa Giovanni. Lettere inedite (Milano, Servitium, 2017, pagine 189, euro 13) che attraverso un carteggio finora sconosciuto — costituito da 56 lettere, in larga parte autografe (19 di Turoldo a Capovilla, 37 di Capovilla a Turoldo) risalenti agli anni tra il 1963 e il 1991 — offre un quadro illuminante delle vicende della Chiesa e della società dagli anni del concilio Vaticano II.È Giovanni XXIII, sottolineano i curatori, «il silente terzo protagonista» di questo intenso scambio epistolare: ma è un silenzio che non evapora in una presenza muta e marginale. Al contrario, s’impone l’eloquenza evangelica del «Papa buono» che finisce per pervadere, in filigrana, le lettere di Capovilla (1915-2016) e Turoldo (1916-1992). 

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Al passo del più debole · Una meditazione di don Mazzolari

 
Il crocifisso «è l’offerta piena. Non si è tenuto niente, né un lembo di veste, né una goccia di sangue, né la Madre. Ha dato tutto: consummatum est». Con queste parole — una delle sue Sette parole di Pasqua — don Primo Mazzolari raccontava il Cristo crocifisso e apriva al mistero glorioso della risurrezione.
 
Oggi si moltiplicano i crocifissi. I cristiani copti trucidati nelle chiese in Egitto; le vittime inermi di un terrorismo fanatico che uccide a Stoccolma come in Nigeria; i bambini, le donne e gli uomini senza nome che perdono la vita nella disperata ricerca di una terra che li accolga. Sono tutti morti innocenti e crocifissi: sono gli «sconfitti della vita» come li chiamava Giovanni Paolo II. Per tutti costoro, Gesù morendo in croce e risorgendo, scriveva Mazzolari, ha tracciato «un inno di gloria avviato dalle Mani di una madre». E in questo amore totale e gratuito si può cogliere la speranza. «L’Amore non è colui che dà — continuava — ma Colui che viene» e che può nascere in una stalla e morire sul Calvario «perché mi ama».

 

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L'inviato del Papa. Hoser: «A Medjugorje sono tanti i frutti spirituali»

 
L'arcivescovo di Varsavia-Praga: non ho visto nessuna «deviazione». A fine giugno consegnerà a Francesco il suo rapporto pastorale sulle esigenze dei fedeli che vi giungono in pellegrinaggio
 
«Ho nominato un vescovo bravo, che ha esperienza per occuparsi della parte pastorale. Alla fine si dirà qualche parola». Nella risposta su Medjugorje che ha fatto il giro del mondo, durante il colloquio con i giornalisti sul volo di ritorno da Fatima sabato scorso, il Papa si è riferito in modo indiretto, ma con parole lusinghiere, a Henryk Hoser. Religioso pallottino, 74 anni, un passato da segretario aggiunto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, Hoser è arcivescovo di Varsavia-Praga, diocesi che prende il nome da una frazione della capitale polacca, sulla riva destra della Vistola. Ma soprattutto è colui che Bergoglio ha scelto lo scorso febbraio come suo inviato speciale a Medjugorje, per un compito di taglio pastorale, ovvero «acquisire più approfondite conoscenze della situazione di quella realtà e, soprattutto, delle esigenze dei fedeli che vi giungono in pellegrinaggio e, in base ad esse, suggerire eventuali iniziative per il futuro».

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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