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L’umiltà di Dio · Secondo John Henry Newman

 
«L’eterno Verbo, il Figlio unigenito del Padre, si è spogliato della sua gloria, è sceso su questa terra per esaltarci al cielo". 
 
Come si potrebbe descrivere il nucleo centrale della nostra fede? Con il beato John Henry Newman (1801-1890) possiamo affermare: «L’eterno Verbo, il Figlio unigenito del Padre, si è spogliato della sua gloria, è sceso su questa terra per esaltarci al cielo. Sebbene Dio, si è fatto uomo; sebbene Signore dell’universo, si è fatto servo; sebbene ricco, si è fatto povero per noi, perché noi diventiamo ricchi per mezzo della sua povertà (cfr. 2 Corinzi, 8, 9)». Queste riflessioni si ispirano a un discorso su «Il mistero della divina condiscendenza», tenuto da Newman, poco dopo la sua conversione, per cattolici e altri credenti.

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Kairòs, evento di grazia, non lasciamocelo sfuggire! (Antonio Gentili)

 
C’è il rischio reale di non accorgersi delle possibilità che il tempo ci offre.
 
Il mondo greco considerava vertice della saggezza la conoscenza di sé: «Conosci te stesso!». A questa massima se ne può affiancare una seconda, che le è simile e quasi complementare: «Conosci il kairòs!». O forse sarebbe meglio tradurre, riconosci il kairòs, dal momento che si tratta di individuare, nello scorrere cronologico del tempo, inteso quale misura esterna e impersonale, l’apparire kairologico del tempo, ossia la consapevolezza di un’occasione irrepetibile e provvidenziale (questo è il senso del vocabolo greco), che mi è offerta in ordine alla salvezza. «Nel krònos (il tempo) si manifesta il kairòs», sosteneva Aristotile nelle epoche andate. Analogamente nel krònos dei nostri giorni faticosi e sorprendenti, la coscienza umana e cristiana ci invita a cogliere il kairòs, un evento di grazia da non lasciarci assolutamente sfuggire, ma da sfruttare in pienezza.

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Come Giona a Ninive · Carlo Maria Martini da Milano a Gerusalemme ·

 
Il cammino del cristiano in Terra Santa con Carlo Maria Martini 
 
Provo a spiegare perché mi sono deciso a scrivere questa piccola guida, quando ce ne sono tante, accreditate, documentate, molte arricchite anche da una grande quantità di commenti autorevoli e di illustrazioni suggestive di luoghi, monumenti, testimonianze. Inoltre, perché sottolineare che si prende la via di Israele con una specifica caratterizzazione: compiere un cammino in Terra santa con Carlo Maria Martini, sulle sue orme.  Dico subito che il mio vuole essere un lavoro calato profondamente nell’attualità, una verifica di quanto la memoria sia viva, un tentativo di evidenziare come un pellegrinaggio non sia una parentesi nel corso di un’esistenza in cui si è presi dalle tante preoccupazioni quotidiane e ci si dimentica di ciò che abbiamo di più prezioso: noi stessi.

 

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Per amore della Chiesa

 
Il prefetto della Congregazione delle cause dei santi presenta le figure dei nuovi canonizzati 
 
Il «grande amore» di Paolo VI fu la Chiesa: «Tutto faceva per la Chiesa, soffriva per la Chiesa e anche al momento della morte offrì se stesso per la Chiesa». Lo ha ricordato il cardinale Angelo Becciu riproponendo i tratti salienti della personalità di Giovanni Battista Montini — che sarà proclamato santo dal Papa domenica 14 ottobre in piazza San Pietro — durante l’incontro con i giornalisti svoltosi nel pomeriggio di giovedì 11, nella Sala stampa della Santa Sede. Con il prefetto della Congregazione delle cause dei santi, che ha presentato anche le figure degli altri beati che saranno canonizzati da Francesco, è intervenuto il cardinale Gregorio Rosa Chávez, ausiliare di San Salvador, amico e stretto collaboratore dell’arcivescovo Óscar Arnulfo Romero, del quale ha delineato un ritratto a tutto tondo attingendo a testimonianze, scritti e aneddoti biografici.

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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