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Prima di parlare bisogna ascoltare molto · Omelia e umiltà ·

 
Evangelizzare significa riuscire a comunicare che la presenza di Cristo è capace di squarciare il male che ci circonda.
 
È la convinzione di fondo che traspare nel volume Il rischio della speranza. Come raccontare Dio ai nostri giorni (Bologna, Emi, 2017, pagine 157, euro 15) che raccoglie alcuni interventi del cardinale arcivescovo di Manila, dai quali emerge soprattutto il tratto pastorale. Dal capitolo intitolato «Accendere i cuori» pubblichiamo ampi stralci. Prima di parlare nell’omelia, è necessario ascoltare molto. Mi rivolgo ora a coloro che insegnano omiletica. A volte trasformiamo questa disciplina in un mondo di tecniche e di sofisticherie. Alcuni arrivano a chiedere ai loro seminaristi di farsi un video mentre predicano, perché l’intera classe li possa valutare: «Muovi la testa troppo spesso. Non leccarti le labbra. Guarda a sinistra, poi a destra e comincia!».

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"Tutto è stato fatto per mezzo di Lui e in vista di Lui..."

Prima predica di Avvento 2017 di padre Raniero Cantalamessa

 

Le meditazioni di Avvento di quest’anno (due soltanto per ragioni di calendario) si propongono di rimettere la persona divino-umana di Cristo al centro delle due grandi componenti che, insieme, costituiscono “il reale”, e cioè il cosmo e la storia, lo spazio e il tempo, il creato e l’uomo. Dobbiamo prendere atto, infatti, che, nonostante il gran parlare che si fa di lui, Cristo è un emarginato nella nostra cultura. Egli è del tutto assente –e per motivi più che comprensibili – nei tre principali dialoghi in cui la fede è impegnata nel mondo contemporaneo: quello con la scienza, quello con la filosofia e quello tra le religioni.

 

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Il materialismo di Babbo Natale e la spiritualità di Gesù Bambino (Leonardo Boff)

 
Un bel giorno, il Figlio di Dio volle sapere come andavano i bambini e le bambine, che una volta, quando era tra noi, “toccava e benediceva”, e aveva detto: “Lasciate che i bambini vengano a me, perché di loro è il Regno di Dio “(Lc 18, 15-16).
 
Come negli antichi miti, salì su un raggio del cielo e arrivò sulla Terra qualche settimana prima di Natale. Prese la forma di uno spazzino che puliva le strade. Così poteva vedere meglio i passanti, i negozi tutti illuminati e pieni di cose avvolte a mo di regalo e soprattutto le sue sorelle e i suoi fratelli più piccoli che passavano lì, mal vestiti e molti di loro affamati, chiedendo le elemosine. Si rattristò moltissimo perché si rese conto che quasi nessuno dava ascolto alle parole che lui aveva detto: «Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, è me che accoglie” (Marco 09:37).

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Donne vive e vere - Le Madonne della tradizione italiana

 
Pubblichiamo l’intervento della psicologa italiana pronunciato in occasione della presentazione del volume «Generare Dio» di Massimo Cacciari
 
L’arte, ha affermato Cacciari all’ultimo Festival/Filosofia di Modena, «è una necessità per manifestare l’essenziale. È determinante nella vita perché mostra qualche cosa che altrimenti non potrebbe essere mostrato».  Nel suo Generare Dio (Bologna, Il Mulino, 2017, pagine 105, euro 12) centrato sull’iconografia mariana, il ricorso alla pittura rinascimentale rivela tutta la sua efficacia nel confronto, che percorre tutto il libro, con le icone bizantine. I ritratti orientali del volto della Vergine, immobilizzati in una posa fissa e impersonale, rinviano dal visibile all’invisibile, alludono a una divinità irraggiungibile e astratta da affermare con fede dogmatica e certa. Mentre il loro sguardo frontale ipnotizza lo spettatore, siamo noi occidentali a guardare le figure della pittura animandole con la nostra interrogazione. 

 

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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