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Il linguaggio della verità

 
Consigli per discernere i discorsi ingannevoli ·
 
Come discernere se un discorso viene dallo «spirito buono» e ci avvicina a Gesù, o se invece è animato dallo «spirito cattivo», anche quando chi lo pronuncia afferma di voler «dire la verità»? È l’interrogativo a cui, partendo dall’esperienza spirituale di san Pietro Favre, intende rispondere un articolo scritto per il prossimo numero della Civiltà Cattolica di cui anticipiamo ampi stralci. Ogni tanto capita di leggere articoli che attaccano la Chiesa e il Papa. Sì, la Chiesa e il Papa, perché si tratta di un attacco a entrambi, sebbene qualcuno affermi di attaccare il Papa per difendere la dottrina della Chiesa; come pure altri dicono di difendere il Papa mentre se la prendono con la Chiesa.
 

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Testamento ai romani (Paolo VI)

 
Il 16 ottobre 1977 Paolo VI celebrava l’ 80° compleanno
 
Il testo occupa poco meno di tre pagine manoscritte, dai caratteri chiari e con pochissime correzioni; i capoversi sono elegantemente rientranti e, dalla metà della seconda pagina, la scrittura tende a inclinarsi leggermente verso destra. La grafia è quella, inconfondibile, di Paolo VI nell’autografo del discorso preparato per la messa del 16 ottobre 1977, rintracciato dalla cura di monsignor Leonardo Sapienza, reggente della Prefettura della Casa Pontificia.Quella celebrazione era stata proposta dalla diocesi di Roma e dal Sinodo dei vescovi per la ricorrenza dell’ottantesimo compleanno del Papa. «Si è voluto fare festa, una festa d’origine personale e domestica, diventata comunitaria e universale» dirà Paolo VI durante la preghiera domenicale dell’Angelus nello stesso giorno.

Ultimo aggiornamento ( Martedì 17 Ottobre 2017 11:46 )

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“So a chi ho creduto” (1 Tm 1, 12): che cosa significa ‘mistero’ nella fede cristiana?

 
Un velo di mistero impenetrabile circondava il divino... con il cristianesimo grande novità...
 
«Sia a un dio, sia a una dea consacrato, Caio Sestio, figlio di Caio Calvino pretore, per decreto del senato rifece». Così recita l’iscrizione di un altare romano della fine del II secolo a.C. che è ora custodito nel Museo Palatino, all’interno dell’area archeologica del Palatino, dove Augusto ed i suoi successori hanno avuto la loro residenza. Anche san Paolo, giunto ad Atene, dichiara di aver trovato “un’ara con l’iscrizione: Al Dio ignoto” (At 17, 23). Questi due documenti, l’uno epigrafico e l’altro letterario, testimoniano della consapevolezza dell’uomo pagano di allora di non essere in grado di svelare il mistero del volto di Dio. L’ellenismo e la romanità imperiale non credevano più nei loro dei o, almeno, essi non riscaldavano più i loro cuori.

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«Un Dio imbarazzante»

 
L’imbarazzo di vedere irrompere il divino nell’ordinario.
 
Venuto nella sua patria, il Signore Gesù insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi. (Mt 13, 54-58). Solamente il figlio del falegname. Niente di più che il figlio di Maria. Semplicemente il fratello di Giacomo e degli altri. Questo era stato.

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(Gv 14,6)

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(Gal. 2,20)

 

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