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"Beati i puri di cuore perché vedranno Dio"

 
Continuando la riflessione iniziata in Avvento sul versetto del salmo: “L’anima mia ha sete del Dio vivente” (Sal 42, 2), in questa prima predica quaresimale vorrei meditare con voi sulla condizione essenziale per “vedere” Dio.
 
Secondo Gesú, essa è la purezza di cuore: “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio” (Mt 5, 8), dice in una delle sue beatitudini. Sappiamo che puro e purezza hanno nella Bibbia, come del resto nel linguaggio comune, una gamma vastissima di significati. Il Vangelo insiste su due ambiti in particolare: la rettitudine delle intenzioni e la purezza dei costumi. Alla purezza delle intenzioni si oppone l’ipocrisia, alla purezza dei costumi l’abuso della sessualità. Nell’ambito morale, con la parola “purezza” si designa comunemente un certo comportamento nella sfera della sessualità, improntato al rispetto della volontà del Creatore e della finalità intrinseca della stessa sessualità.
 

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Il Papa ha visitato Loreto nel giorno dell'Annunciazione

 
Papa Francesco, a Loreto, ha firmato la Lettera post-sinodale ai giovani "Christus vivit",
 
Cristo vive, titolo annunciato dallo stesso Pontefice nel suo discorso. La firma è avvenuta alle 10,20 subito alla fine della Messa celebrata nella Santa Casa direttamente sull'altare dove poi Francesco ha deposto una rosa d'oro. Il testo sarà reso pubblico il 2 aprile prossimo con una conferenza stampa, come ha annunciato il direttore della Sala Stampa ad interim Alessandro Gisotti. La data è la stessa della morte di san Giovanni Paolo II ed è stata scelta appositamente, per unire questi due pontificati, è stato spiegato. Ma intanto, proprio scorrendo l'intervento di Francesco sulla piazza del Santuario, non è difficile individuarne le linee portanti. "Ascolto della parola-progetto di Dio, discernimento, decisione".
 

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L’aria di Nazaret (Solennità dell’Annunciazione del Signore)

 
Il vangelo dell’Annunciazione (Lc 1, 26-38) fissa per noi un preciso appuntamento nella casa di Nazaret.
 
Chissà come doveva essere quella casa? A noi non interessa come fosse materialmente quella dimora ma che aria si respirasse. È il vangelo stesso a lasciarci presagire lo stile di quella casa: una casa totalmente aperta, se è vero che l’angelo di Dio può avervi accesso liberamente. Entrando da lei, ricorda Lc. Non poche volte, infatti, la nostra esistenza non conosce la bellezza di un nuovo annuncio e di una nuova possibilità, solo perché c’è una chiusura che non permette ad alcun angelo di varcare la soglia della nostra vita.

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Le opere di Dio da ricordare e alle quali ispirarsi sono quelle improntate all’amore

 
Ci ha colpiti il legame ideologico degli attentatori, che non abbiamo paura di chiamare terroristi, a Christchurch in Nuova Zelanda, con la glorificazione della battaglia di Lepanto.
 
È presentata come modello per la soluzione dello scontro di civiltà e culture diverse e accostata all’esaltazione della violenza e della forza fisica come unica possibilità di sopravvivere al mutare della storia, per non essere spazzati via dagli altri, sulle tracce di quello che lo scrittore francese Renaud Camus chiama «la grande sostituzione».Nell’immaginario comune la battaglia di Lepanto è stata presentata come «una grande opera di Dio», specialmente in Italia, in Spagna e nei paesi germanici. Ad una attenta lettura teologica della storia non si può mantenere questa interpretazione.

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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