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Medjugorje, il Papa nomina Hoser suo visitatore permanente

 
L’arcivescovo polacco aveva compiuto una ricognizione pastorale per conto del Pontefice. Ora si occuperà di accompagnare stabilmente i fedeli ma senza entrare nei problemi relativi all’autenticità delle apparizioni
 
Ancora nessun pronunciamento circa la soprannaturalità delle apparizioni mariane che si susseguono da decenni, ma una significativa decisione che indica le priorità di Francesco: l’accompagnamento dei tanti fedeli che arrivano a Medjugorje da ogni parte del mondo.  Papa Bergoglio in data 31 maggio 2018 ha nominato monsignor Henryk Hoser, arcivescovo emerito di Warszawa-Praga in Polonia, quale «visitatore apostolico a carattere speciale per la parrocchia di Medjugorje, a tempo indeterminato e ad nutum Sanctae Sedis», cioè a disposizione della Santa Sede.  «Si tratta - informa il comunicato della Sala Stampa vaticana - di un incarico esclusivamente pastorale, in continuità con la missione di inviato speciale della Santa Sede per la parrocchia di Medjugorje, affidata a monsignor Hoser l’11 febbraio 2017 e da lui conclusa nei mesi scorsi». 

 

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Donne della Scrittura

 
«Tutti gli incontri di Gesù nascono dal suo amore gratuito» scrive Nuria Calduch-Benages nell’introduzione al libro da lei curato.
 
Donne dei Vangeli (Milano, Vita e Pensiero, 2018, pagine 110, euro 12) in libreria dal prossimo 21 giugno, che raccoglie testi comparsi sul mensile dell’Osservatore Romano «donne chiesa mondo». I capitoli sono scritti da bibliste di diverse confessioni religiose provenienti da Europa, Africa, America e ciascuno è dedicato a una figura femminile narrata nei vangeli. «La gratuità — continua Calduch, biblista che insegna alla Pontificia università Gregoriana — si manifesta nella preferenza che Gesù sente per i poveri, i piccoli e gli emarginati per tanti motivi (stranieri, ammalati, handicappati, peccatori, pubblicani, prostitute...). Tutte le nostre protagoniste appartengono, in un certo qual modo, a questa categoria di vittime della società, sia per il loro sesso, la loro malattia, il loro mestiere, religione o nazionalità».

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LA PREGHIERA E LA VITA (don Angelo Casati)

 
Intuizioni e fraintendimenti. Vorrei difendere la preghiera. Difenderla da troppi fraintendimenti che la soffocano, cominciando col dire che per me è essenzialmente un fatto di presenze.
 
Oggi forse meno di ieri, ma ancora, la preghiera è legata alle parole. E, lasciatemi dire, alle nostre parole. Che immagine vi si risveglia in cuore quando pensate a una donna o un uomo che prega? Uno, una, che dice preghiere, parla a Dio, meno "uno, una che ascolta", ascolta Dio. Veniamo da un'educazione sulla preghiera, ma forse in genere sulla vita, dove la dimensione dell'ascolto è stata meno presente, meno insegnata. E infatti che cosa ci chiedevano, a verifica, i genitori, o le suore e i preti? Ci chiedevano: "Hai detto le preghiere?". Hai "detto"! Pensate, già sarebbe stata grazia se ci avessero chiesto: "Hai parlato con Dio?" Ma grazia delle grazie sarebbe stata se ci avessero chiesto: "Hai ascoltato Dio?", "Sei stato in ascolto?". Il discorso, capite, travalica la preghiera, investe la vita: noi ci entusiasmiamo giustamente per un bambino quando incomincia a parlare e gli insegniamo a parlare. Insegniamo ad ascoltare? Non dovremmo entusiasmarci davanti a un bambino, un figlio che ascolta?

 

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Padre Puglisi, il dono di un uomo mite lezione di speranza

 
La mitezza richiede più forza della violenza. 
 
Il  laico Norberto Bobbio, scrivendo di mitezza all’interno di una riflessione politica ( Elogio della mitezza, 1993), osservava che quando la società si fa violenta, quando la politica si alimenta di questa violenza e a sua volta crea divisioni, al mite si aprono due strade: o perseverare, nella mitezza, rischiando di essere sopraffatto dalla violenza; oppure combatterla e con essa i violenti. La prima opzione è quella della speranza, virtù del credente: è la speranza nella Provvidenza divina che, alla fine di tutto, farà prevalere il bene sul male. In entrambi i casi, però, la vittoria dei miti sui violenti, di Abele su Caino, sarebbe assicurata, secondo la promessa evangelica.
 

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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