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Essere “profumo di Dio” (Michele Giulio Masciarelli)

 
Credere è respirare la «fragranza» di Dio... Credere è odorare col profumo di un altro
 
L’esperienza di fede è senz’altro esperienza di bellezza, cioè di un incontro reale ma anche ineffabile, di una presenza intima a noi più di quanto noi lo siamo a noi stessi. L’incontro di fede col Dio vivente coinvolge tutto l’uomo, anche nella sua corporeità e nei suoi sensi, come pensa sant’Agostino: «Mi chiamasti e il tuo grido lacerò la mia sordità; balenasti e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza e respirai e anelo verso di te; gustai e ho fame e sete; mi toccasti e arsi dal desiderio della tua pace».[1] Così, credere è respirare la «fragranza» di Dio con un “olfatto spirituale” e farne il respiro personale: in altri termini, credere è far coincidere il proprio odorare con l’odorare la fragranza di Dio.

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Alle Consacrate e ai Consacrati della Diocesi di Roma

 
Cari fratelli e sorelle, quando Sua Eccellenza Mons. Angelo De Donatis, Vicario Generale di Sua Santità, mi ha chiesto di fare questo servizio sono rimasto senza parole.
 
Lasciare la parrocchia e impegnarmi in una cosa così grande mi ha messo in crisi …. “Prega!” mi ha detto ed è quello che ho fatto! Come ognuno di voi nel momento di “svolta” della vita ho gridato: “che cosa vuoi Signore che io faccia?” E poi piano piano la luce è arrivata! “Vai a lavorare nella parte della “Vigna” del Signore più cara allo Spirito, là dove i suoi carismi producono i frutti più belli ed esclusivi – mi sono detto – tratterai con persone che vivono quaggiù come poi vivremo tutti in Paradiso, gente che anticipa la vita eterna seguendo Cristo povero, casto e obbediente! Di queste persone Lui, lo Sposo, è geloso!”

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La riflessione. Io, prete, e i social: i miei post che seminano speranza

 
“Poni, Signore, una custodia alla mia bocca”, implora il salmista. "Serrami le labbra quando la parola offende, mi si paralizzi la lingua al palato” se dovesse procurare sofferenza ai miei fratelli.
 
Perché parlo? Perché scrivo? Che cosa mi spinge a intervenire in un dibattito, perché ci tengo ad esprimere un pensiero? “Grida a squarciagola”, dice a sua volta il Profeta. “Ciò che avete ascoltato nel segreto proclamatelo dai tetti” è, invece, il monito di Gesù. Andate in tutto il mondo a dire, ridire, annunciare, cantare la notizia buona, la notizia bella, la notizia che salva. Non sempre è facile stabilire quando è bene chiudere la bocca e quando invece occorre spalancarla. Non è facile ma è possibile. Un prete è un prete, sempre, anche quando usa i social. Se, durante le omelie, invita le persone a non perdere la speranza, lo farà anche sulla sua “parrocchia online”. Senza cedere alla tentazione di rispondere per le rime a chi magari insulta lui, la Chiesa, il Papa.

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Aggiustare Internet si può, ma solo seminando il bene

 
Nel mondo digitale, e non solo in quello, ciclicamente vengono a galla delle frasi-tema. L'ultima recita: «Internet è rotto». L'ha detta Evan Williams, uno dei fondatori di piattaforme importanti come Blogger,
 
Twitter e Medium, in un'intervista al New York Times. E da lì, la frase è rimbalzata un po' ovunque nei media tradizionali e digitali. Il punto più importante dell'intervista di Williams era però un altro: «Pensavo che una volta che tutti avessero potuto parlare liberamente e scambiare informazioni e idee (grazie al web, ndr), il mondo sarebbe diventato automaticamente migliore. Mi sbagliavo». A questo punto, in tanti hanno fatto sì con la testa e pensato: è vero, è proprio così; Internet è rotto. La democrazia della Rete ha un sacco di pecche. Per non parlare dell'odio e della violenza che alberga su web e social.

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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