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Una fede per vivere/1 (Romano Penna)

La fede in Dio

Il termine ‘fede’ è tra quelli abusati, come succede per altri vocaboli come ‘amore, laico, storia’, la cui semantica oscilla tra significati molto diversi e persino contrastanti (si pensi per esempio alla storia d’Italia e alla storia di cappuccetto rosso!). Così si può parlare di fede nel progresso o nelle proprie idee o in se stessi, e di buona fede, per non dire del verbo ‘credere’, che nella parlata corrente può addirittura esprimere una incertezza se non proprio un dubbio. Qui però parliamo di ‘fede’ in senso religioso, sapendo comunque che già il termine ‘religione’ è equivoco, poiché è un latinismo che non ha nessun corrispettivo esatto nelle lingue bibliche, né in greco né in ebraico. Propriamente quindi parliamo di fede come espressione di un rapporto dell’uomo nei confronti di Dio (del Dio d’Israele) e della sua rivelazione avvenuta soprattutto in Gesù Cristo.

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«Che cosa vuoi che io faccia per te?». Il cieco di Gerico – Lectio di Mc 10, 46-52 (Cristiano Mauri)

 
Il cieco non chiede di recuperare la vista, chiede di vedere. Il verbo è «guardare in alto», verbo dominante nella crocifissione e nella resurrezione
 
«E giunsero a Gerico. Mentre partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”. Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: “Figlio di Davide, abbi pietà di me!”. Gesù si fermò e disse: “Chiamatelo!”. Chiamarono il cieco, dicendogli: “Coraggio! Àlzati, ti chiama!”. Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”. E il cieco gli rispose: “Rabbunì, che io veda di nuovo!”. E Gesù gli disse: “Va’, la tua fede ti ha salvato”. E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.» (Mc 10, 46-52)

 

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Cagliari 26-29 ottobre. Lavoro, le proposte dei cattolici alla Settimana sociale

 
 
 
Una guida per orientarsi alla 48esima Settimana sociale dei cattolici italiani che si apre il 26 ottobre a Cagliari. Il tema è il “Lavoro che vogliamo. Libero, creativo, partecipativo e solidale".  
 
Si aprirà giovedì 26 ottobre alla Fiera di Cagliari la 48esima Settimana sociale dei cattolici italiani. Il tema scelto è quello del “Lavoro che vogliamo. Libero, creativo, partecipativo e solidale”. Si tratta di quattro aggettivi che papa Francesco ha utilizzato nella Evangelii Gaudium (192) per descrivere le condizioni attraverso le quali il lavoro può diventare l’attività nella quale “l’essere umano esprime e accresce la dignità della propria vita”. Presentando l’iniziativa, l’arcivescovo di Taranto e presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, Filippo Santoro, ha sottolineato come dal “cantiere aperto” della Settimana sociale emergeranno proposte concrete in quattro ambiti: “formazione e scuola-lavoro, digitale e nuovo lavoro, modelli di vita e tempi di lavoro, politiche del lavoro e Ue”.
 

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Discussioni sulle scelte morali di Papa Francesco (Carlo Molari)

 
Le dispute sulle scelte morali hanno accompagnato fin dall’inizio il cammino dei discepoli di Gesù e hanno preceduto anche i contrasti dottrinali.
 
Proprio in questi giorni papa Francesco ha ricordato che conservare il deposito delle verità rivelate non è come mantenere in naftalina un tessuto perché  non si corrompa, ma significa curararlo perché si sviluppi secondo il cammino della cultura umana. Lungo la storia delle comunità cristiane non vi è stato secolo che non abbia registrato divergenze sulle pratiche e sulle scelte morali. Gli ambiti e gli argomenti sono stati molto vari. Dalle pratiche di riconciliazione alle condizioni per l’accesso al Battesimo o all’Eucaristia. Erano passati circa dieci anni dalla morte di Gesù, secondo il racconto di Luca, “La chiesa era … in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva in numero” (At. 9,31).

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