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Il servizio di guida in una comunità: lo stile del Buon Pastore

 

Il servizio di guida in una comunità


pasgallaSia nell'Antico che nel Nuovo Testamento la designazione di Dio come Pastore esprime, in un linguaggio toccante e significativo, l'intenso amore di Dio per il suo popolo, definisce la salvezza e il sacrificio che ce l'ha donata come atto d'amore, di un amore intenso e portato all'estremo. La prospettiva del Pastore può ispirare un rinnovamento pastorale nell’esercizio dei vari ministeri nella Chiesa.
Nella “Lettera ai cercatori di Dio” si afferma: «Una delle vie per vivere la memoria di Gesù e sentirsi membra del suo corpo, che è la Chiesa, consiste nel fare a nostra volta quello che lui ha fatto: servire e amare… Il servizio nel confronto dei fratelli si è dall’inizio concretizzato in un compito molto importante: la cura del corpo di Cristo, che è la Chiesa, la comunità dei cristiani». L’immagine del Buon Pastore evoca, a questo proposito, varie piste di cammino per un responsabile di un gruppo/comunità e per ogni serio educatore alla fede.

Il bel pastore

Il termine greco che viene tradotto con “buono” è kalòs; questo aggettivo, in realtà, esprime il concetto di bello, eccellente, ammirabile. Quando è unito a nomi di uomini indica persone competenti, di animo nobile, moralmente buoni, che sanno confortare e confermare il prossimo. Gesù ripete più volte che lui è il pastore, quello bello, perché porta in sé tutta la bellezza e la grazia di Dio. Dunque, non è solo buono e misericordioso, ma bello. La bontà è certamente la qualità migliore, perché incoraggia, consola, rincuora, approfondisce relazioni. La bontà aiuta, però non può fare innamorare. Ciò che sconvolge la mente e che attira più di qualsiasi forza al mondo è la bellezza.
Non possiamo amare noi stessi se non ci piacciamo almeno un poco, nonostante le nostre pigrizie e vizi. Nemmeno la vita riusciamo ad amare se non la scopriamo, almeno a sprazzi, bella e interessante. Nemmeno la comunità riusciamo ad amare se non vediamo in lei, pur dietro a tanti difetti, una qualche grazia. La bellezza degli astri incanta più di qualsiasi ragionamento su di essi. È la bellezza che ci salverà. Gesù, il Signore, si presenta dunque come la bellezza fatta pastore, con tutto ciò che questo comporta di fedeltà, protezione, guida, affidabilità, salvezza. Ecco perché sin dai primi secoli l’immagine del pastore divenne determinante per la comunità cristiana. Gesù è la bellezza che si fa aiuto, sostegno, cura, misericordia, perdono. Egli non teme di passare neppure attraverso dolore, croce e martirio: anzi, proprio così sa attirare a sé tutti coloro che hanno occhi per vedere e un cuore ancora capace di emozioni e sentimenti (Gv 19,37).

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Paolo ha annunciato con la parola, ha testimoniato col martirio e ha adorato con tutto il cuore Gesù

 

Il Papa: annunciare, testimoniare, adorare Cristo conducendo una vita coerente

nuovo papaRiprende la formula classica della riflessione ignaziana il Papa per la sua prima omelia sulla Tomba di San Paolo nel pomeriggio della terza domenica di Pasqua. Paolo ha annunciato con la parola, ha testimoniato col martirio e ha adorato con tutto il cuore Gesù. Papa Francesco legge la liturgia di oggi e chiede: “ E noi? Siamo capaci di portare la Parola di Dio nei nostri ambienti di vita? Sappiamo parlare di Cristo, di ciò che rappresenta per noi, in famiglia, con le persone che fanno parte della nostra vita quotidiana? La fede nasce dall’ascolto, e si rafforza nell’annuncio.” C’è poi la testimonianza, e qui il Papa parla a vescovi e sacerdoti: “non si può pascere il gregge di Dio se non si accetta di essere portati dalla volontà di Dio anche dove non vorremmo, se non si è disposti a testimoniare Cristo con il dono di noi stessi, senza riserve, senza calcoli, a volte anche a prezzo della nostra vita.” Una questione che ci riguarda tutti quella della testimonianza che “ha tante forme, come in un grande affresco c’è la varietà dei colori e delle sfumature; tutte però sono importanti, anche quelle che non emergono. Nel grande disegno di Dio ogni dettaglio è importante, anche la tua, la mia piccola e umile testimonianza, anche quella nascosta di chi vive con semplicità la sua fede nella quotidianità dei rapporti di famiglia, di lavoro, di amicizia.”

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La nostra fede ha al centro Cristo e una storia di salvezza

 

Il Papa alla commissione biblica: La nostra fede non ha al centro soltanto un libro, ma Cristo e una storia di salvezza

forlai cristo vive paoline 22y59I membri della Pontificia Commissione Biblica, presieduta dall'Arcivescovo Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, sono stati ricevuti questa mattina dal Santo padre al termine dell'annuale Assemblea plenaria, sul tema: "L'ispirazione e la verità della Bibbia".
Nel suo discorso il Papa ha sottolineato che questo tema "riguarda non soltanto il singolo credente, ma la Chiesa intera, poiché la vita e la missione della Chiesa si fondano sulla Parola di Dio, la quale è anima della teologia e, insieme, ispiratrice di tutta l'esistenza cristiana".
"Le Sacre Scritture - ha affermato il Papa - sono la testimonianza in forma scritta della Parola divina, il memoriale canonico che attesta l'evento della Rivelazione. La Parola di Dio, dunque, precede ed eccede la Bibbia. È per questo che la nostra fede non ha al centro soltanto un libro, ma una storia di salvezza e soprattutto una Persona, Gesù Cristo, Parola di Dio fatta carne. Proprio perché l'orizzonte della Parola divina abbraccia e si estende oltre la Scrittura, per comprenderla adeguatamente è necessaria la costante presenza dello Spirito Santo che 'guida a tutta la verità'. Occorre collocarsi nella corrente della grande Tradizione che, sotto l'assistenza dello Spirito Santo e la guida del Magistero, ha riconosciuto gli scritti canonici come Parola rivolta da Dio al suo popolo e non ha mai cessato di meditarli e di scoprirne le inesauribili ricchezze".

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La corporeità di Cristo

 

La corporeità di Cristo (cardinale Gianfranco Ravasi)
      

corporeita-di-cristoMani, labbra, bocca, piedi: il corpo "carnale" di Cristo viene descritto nei vangeli, dall'incarnazione fin dopo la risurrezione, con vivezza e partecipazione. Nella Bibbia la corporeità ha un peso straordinario. L'intervento del cardinale Ravasi andrebbe letto nella sua interezza.

Se è vero che è assente nei vangeli un profilo descrittivo di Cristo, lasciando delusi i "ritrattisti" (si deformerà persino il passo di Lc 19,3 con la "piccolezza" di statura di Zaccheo, applicandola a Gesù, pur di ottenere qualche indizio), è però indiscutibile che in quelle stesse pagine trionfa la corporeità di Cristo. Noi vorremmo ora solo esemplificare questo dato, raccogliendo qualche spunto da una copiosa messe testuale.
Faremo, perciò, balenare alcune membra del corpo di Cristo, accompagnandoci idealmente al suggestivo settenario di cantate unitarie, elaborato nel 1680 da Dietrich Buxtehude che evocò (ma in chiave allegorica, ribadendo così la "spiritualizzazione" di quella corporeità, sulla scia della tradizione protestante) sette Membra Jesu nostri(BWVn. 75): piedi, ginocchi, mani, lato, petto, cuore, faccia. Anche noi cercheremo ora di illustrare il corpo storico di Gesù così come affiora soprattutto nella descrizione evangelica del suo ministero pubblico. La nostra, però, sarà solo un'evocazione esemplificativa.

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