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Lo stile pastorale del card Ersilio Tonini: quello manifestato da papa Francesco

 

 

 

Il card Ersilio Tonini ha manifestato lo stesso stile pastorale di papa Francesco

Nato in una famiglia di umili origini, ha iniziato nel seminario di Piacenza. Memorabile il lascito dell'appartamento nello splendido Palazzo arcivescovile a un nucleo di tossicodipendenti. Il Cardinale Ersilio Tonini, Arcivescovo emerito di Ravenna-Cervia, è nato il 20 luglio 1914 a Centovera di Sangiorgio Piacentino, terzo di cinque figli di Cesare e Celestina Guarnieri, umili salariati agricoli. A undici anni è entrato nel Seminario di Piacenza, dove ha completato gli studi superiori; è stato ordinato sacerdote il 18 aprile 1937 dal Vescovo Ersilio Menzani. Fino al 1939 è stato vice-rettore del Seminario piacentino, poi si è trasferito a Roma per studiare Diritto Civile e Canonico alla Università Lateranense. Rientrato nel 1943 a Piacenza, ha iniziato a insegnare Italiano, Latino e Greco, venendo contemporaneamente nominato Assistente spirituale dei gruppi Fuci e dei Laureati cattolici. Risale al 1947 il suo primo incontro con il mondo della comunicazione sociale, quando ha assunto la Direzione del settimanale diocesano "Il nuovo giornale", in un momento segnato da forti contrasti sociali e dalla lotta di classe. Il 14 maggio 1953 viene nominato Parroco a Salsomaggiore, dove fa costruire il grande "Oratorio Don Bosco", e contemporaneamente assiste spiritualmente le universitarie del Collegio di Castelnuovo Fogliano dell'Università Cattolica.

Ultimo aggiornamento ( Martedì 30 Luglio 2013 04:35 )

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Attualità di don Primo Mazzolari

 

Attualità di don Primo Mazzolari (Sebastiano Cesca)


Lavanda-dei-piediLE TRACCE, L'EREDITA', L'ISOLAMENTO

A 40 anni dalla scomparsa del suo eccezionale "curato di campagna", Bozzolo, un paesino agricolo della bassa mantovana di 4000 anime, conserva ancora segni significativi della presenza di don Primo Mazzolari. Il visitatore che arriva nella chiesa principale del paese, la bella parrocchiale dedicata a S. Pietro, trova in testa alla navata destra una lastra tombale che reca semplicemente scritto PRIMO MAZZOLARI - SACERDOTE e due date: quella del battesimo (1890) e quella della morte (1959). Addossato al muro c'è il nudo bassorilievo ovale di un ramoscello d'ulivo innestato su un tronco. A pochi metri di distanza, oltre la sacrestia, si trova lo studio, ove per 27 anni dal '32 al '59, don Primo ha letto, meditato e scritto, attorniato da cumuli di carte e libri.

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La sofferenza: un bene o un male per l'uomo? (padre Bartolomeo Sorge)

 

La sofferenza. Un bene o un male per l'uomo? 

 

2004790607Grazie all'incontro tra la ragione e la fede è possibile giungere a comprendere in certa misura il senso della sofferenza; essa, cioè: non è una fatalità; non è un castigo; ma viene dall'amore e porta all'amore. La sofferenza è compagna inseparabile di ogni esistenza umana. C'è la sofferenza fisica del corpo, con l'esperienza della malattia, del deperimento organico, della morte. C'è la sofferenza morale dell'anima, più dilaniante di quella fisica, causata dall'ingratitudine, dall'abbandono, dal tradimento, dall'emarginazione, dal disprezzo e ancor più dalle proprie colpe. C'è la sofferenza psicologica, che spesso fa da corollario al dolore fisico e al dolore morale e si manifesta sotto forma di tristezza, delusione, pessimismo, scoraggiamento, depressione. Talvolta, poi, queste diverse forme di sofferenza si sovrappongono una all'altra fino a trasformarsi in veri e propri flagelli sociali, come nel caso delle calamità naturali, delle epidemie, delle catastrofi, della fame e della guerra. Che dire dello sterminio di milioni di ebrei nei lager nazisti, delle bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki, delle pulizie etniche, della sopraffazione di milioni di bambini innocenti? Tutte queste forme di sofferenza non sono altro che aspetti particolari del problema più generale del «male», che consiste nell'essere privati di un bene, del quale invece si dovrebbe disporre secondo l'ordine normale delle cose. Di fronte a questi drammi, la ragione umana non può fare a meno d'interrogarsi: perché il male, perché la sofferenza? Se esiste un Dio buono e onnipotente, perché non interviene? Dov'era Dio ad Auschwitz?

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Dimensione fondamentale del Vangelo: amare gli altri e donarsi

Amare gli altri e donarsi (biblista Alberto Maggi)
 
Introd Teologia EAD Gesù lo ha detto con chiarezza. Nel momento del giudizio, non sarà domandato agli uomini se hanno creduto, ma se hanno amato. Con Gesù, «Dio con noi» (Mt 1 ,23c), cambia il cammino degli uomini. Prima di lui, l'umanità era impegnata in un'incessante ricerca di comunione con un Dio che la religione presentava sempre più lontano, una divinità esigente, che trovava difetti persino nei santi e negli angeli da lui stesso creati: «Ecco, dei suoi servi egli non si fida e nei suoi angeli trova difetti» (Gb 4,18). Protesi verso il loro Dio, tutto ciò che gli uomini facevano era per il Signore, dal servizio alla preghiera, all'amore per l'altro. E le persone più religiose erano spesso talmente assorbite dal loro Dio da non accorgersi dei bisogni del prossimo.Con Gesù tutto cambia. La ricerca di Dio con lui è terminata: il Signore non è più da cercare, ma da accogliere e, con lui e come lui, andare verso gli uomini. Essi, infatti, non vivono più per Dio, ma di Dio, un Padre che chiede di essere accolto per fondersi con loro, dilatarne la capacità di amore e renderli così l'unico santuario dal quale irradiare l'amore a ogni creatura.

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