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La nuova "banalità del male" (Bruno Forte)

Il grave e sottile male della mentalità del "così fan tutti"

2518 579502708740292 61574269 nEsattamente cinquant'anni fa Hannah Arendt, la filosofa ebrea tedesca allieva di Martin Heidegger e di Karl Jaspers, pubblicava l'edizione definitiva del suo libro "La banalità del male", frutto del lavoro svolto a Gerusalemme come inviata del "New Yorker" per seguire lo storico processo ad Adolf Eichmann. La tesi che emerge dalle straordinarie pagine di questo testo è per molti aspetti sconcertante: «Il guaio del caso Eichmann era che di uomini come lui ce n'erano tanti e che questi tanti non erano né perversi né sadici, bensì erano, e sono tuttora, terribilmente normali.Dal punto di vista delle nostre istituzioni giuridiche e dei nostri canoni etici, questa normalità è più spaventosa di tutte le atrocità messe insieme» (282). Il messaggio che scaturiva dal caso Eichmann, quello «che il suo lungo viaggio nella malvagità umana ci aveva insegnato», era per la Arendt «la lezione della spaventosa, indicibile e inimmaginabile banalità del male» (259).  Su questa lezione mi sembra importante ritornare perché, fatte salve le ovvie differenze fra quello che fu "il male assoluto" e quelli che sono i mali del nostro presente, non c'è dubbio che molti di essi derivino dalla mentalità del "così fan tutti", giustificata dai cattivi maestri della scena pubblica, in particolare di quella politica.

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Spiritualità del "Tempo Ordinario": tempo di sequela e discepolato

 

Il Tempo ordinario ci aiuta a vivere le dimensioni essenziali della vita di fede

8cg 34Spesso il tempo ordinario continua a essere ritenuto semplicemente “il tempo in cui non si celebra niente”. In realtà esso ha un significato “straordinario” per la vita della Chiesa, perché può aiutarla a vivere quelle dimensioni “ordinarie” della sua vita, che a volte rischiamo di dimenticare. Il tempo ordinario è forse una delle più grandi “novità” della riforma dell’anno liturgico seguita al Vaticano II. Se per altri tempi dell’anno liturgico infatti la riforma ha dovuto far emergere con maggiore chiarezza elementi che erano andati persi nel corso dei secoli, riformulare testi e gesti, recuperare la “verità” del tempo della celebrazione… per il tempo ordinario si è trattato invece di una vera e propria novità, o almeno un profondo ripensamento di quella parte dell’anno liturgico che non apparteneva al ciclo pasquale (quaresima, triduo, tempo di pasqua), né al ciclo della manifestazione (avvento, natale, epifania). Tuttavia dobbiamo chiederci quanto la novità introdotta dalla riforma liturgica sia stata accolta e recepita nella vita dei credenti e delle comunità. Spesso infatti il tempo ordinario continua a essere ritenuto semplicemente “il tempo in cui non si celebra niente”.

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La salvaguardia del creato (Enzo Bianchi)

 

E' l'uomo custode del creato (1)
 
165978 426864204030502 1095141882 nDio ha donato all’uomo «la terra, il mare e tutto ciò che essi contengono» (Sal 146,6; At 14,15). Ha messo a sua disposizione il cielo, così come il sole, la luna e le stelle. Ha accordato agli uomini le piogge, i venti e tutto ciò che è nel mondo. E dopo tutto questo ha donato se stesso. «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito» (Gv 3,16) per la vita del mondo.  Queste parole del grande esegeta alessandrino Origene esprimono in modo semplice ma molto efficace la fonte della riflessione teologica cristiana relativa alla salvaguardia del creato: l’uomo è chiamato a prendersi cura del creato in quanto esso è frutto dell’amore di Dio, che si è compiaciuto di donarlo all’uomo stesso, da Dio «reso sovrano sulle opere delle sue mani» (cf. Sal 8,7).  Per dirla con Benedetto XVI, che l’anno scorso ha dedicato all’ecologia il tradizionale Messaggio per la giornata mondiale della pace, «è indispensabile che l’umanità rinnovi e rafforzi quell’alleanza tra essere umano e ambiente, che deve essere specchio dell’amore creatore di Dio, dal quale proveniamo e verso il quale siamo in cammino».

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Quello che Scalfari non ha capito sul peccato (ma solo lui?)

Il peccato è la rottura della relazione con Dio
 
302156 236011973115727 371877826 nProprio in nome del dialogo, ma non come di solito si pensa. Bensì, per mostrare l'utilità che ha un cattolico a dialogare con un laico, ho deciso di scrivere questa considerazione. Un amico mi ha mandato il link dell'articolo di Scalfari, apparso su Repubblica.it. L'ho letto e ovviamente mi sono confermato che in Italia siamo tutti C.T. della nazionale, siamo tutti "primi ministri", siamo tutti teologi. Anche e soprattutto i matematici e i giornalisti lo sono. Come già Benedetto XVI avevo detto, in risposta a Odifreddi il 24 settembre scorso, credo che anche a Scalfari si possa dire: "posso soltanto invitarLa in modo deciso a rendersi un po' più competente".  Perché la lettura che Scalfari offre di papa Francesco e della storia teologica del cristianesimo non è tanto una interpretazione personale. Che sarebbe legittima. E' soprattutto una mancanza di conoscenza dei dati."Il peccato è un concetto eminentemente teologico, è la trasgressione di un divieto. Quindi è una colpa" dice Scalfari indicando il punto di partenza del suo ragionamento.

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