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La sofferenza: un bene o un male per l'uomo? (padre Bartolomeo Sorge)

 

La sofferenza. Un bene o un male per l'uomo? 

 

2004790607Grazie all'incontro tra la ragione e la fede è possibile giungere a comprendere in certa misura il senso della sofferenza; essa, cioè: non è una fatalità; non è un castigo; ma viene dall'amore e porta all'amore. La sofferenza è compagna inseparabile di ogni esistenza umana. C'è la sofferenza fisica del corpo, con l'esperienza della malattia, del deperimento organico, della morte. C'è la sofferenza morale dell'anima, più dilaniante di quella fisica, causata dall'ingratitudine, dall'abbandono, dal tradimento, dall'emarginazione, dal disprezzo e ancor più dalle proprie colpe. C'è la sofferenza psicologica, che spesso fa da corollario al dolore fisico e al dolore morale e si manifesta sotto forma di tristezza, delusione, pessimismo, scoraggiamento, depressione. Talvolta, poi, queste diverse forme di sofferenza si sovrappongono una all'altra fino a trasformarsi in veri e propri flagelli sociali, come nel caso delle calamità naturali, delle epidemie, delle catastrofi, della fame e della guerra. Che dire dello sterminio di milioni di ebrei nei lager nazisti, delle bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki, delle pulizie etniche, della sopraffazione di milioni di bambini innocenti? Tutte queste forme di sofferenza non sono altro che aspetti particolari del problema più generale del «male», che consiste nell'essere privati di un bene, del quale invece si dovrebbe disporre secondo l'ordine normale delle cose. Di fronte a questi drammi, la ragione umana non può fare a meno d'interrogarsi: perché il male, perché la sofferenza? Se esiste un Dio buono e onnipotente, perché non interviene? Dov'era Dio ad Auschwitz?

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Dimensione fondamentale del Vangelo: amare gli altri e donarsi

Amare gli altri e donarsi (biblista Alberto Maggi)
 
Introd Teologia EAD Gesù lo ha detto con chiarezza. Nel momento del giudizio, non sarà domandato agli uomini se hanno creduto, ma se hanno amato. Con Gesù, «Dio con noi» (Mt 1 ,23c), cambia il cammino degli uomini. Prima di lui, l'umanità era impegnata in un'incessante ricerca di comunione con un Dio che la religione presentava sempre più lontano, una divinità esigente, che trovava difetti persino nei santi e negli angeli da lui stesso creati: «Ecco, dei suoi servi egli non si fida e nei suoi angeli trova difetti» (Gb 4,18). Protesi verso il loro Dio, tutto ciò che gli uomini facevano era per il Signore, dal servizio alla preghiera, all'amore per l'altro. E le persone più religiose erano spesso talmente assorbite dal loro Dio da non accorgersi dei bisogni del prossimo.Con Gesù tutto cambia. La ricerca di Dio con lui è terminata: il Signore non è più da cercare, ma da accogliere e, con lui e come lui, andare verso gli uomini. Essi, infatti, non vivono più per Dio, ma di Dio, un Padre che chiede di essere accolto per fondersi con loro, dilatarne la capacità di amore e renderli così l'unico santuario dal quale irradiare l'amore a ogni creatura.

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Perché la Chiesa? Ricerca neotestamentaria sulla sua identità

PastoraleGiovanilePerché la Chiesa? (Rinaldo Fabris)
 
Una ricerca neotestamentaria sull'identità e sulla specificità della comunità credente.

La risposta all'interrogativo «perché o a che scopo la chiesa»? si può elaborare rimandando all'analisi storica dei fattori che stanno alla sua origine, oppure con un'indagine sociologica circa il ruolo dell'istituzione e organizzazione ecclesiale nella società moderna. L'una e l'altra sono legittimi tentativi di capire e interpretare un'esperienza o fenomeno che ha dimensioni storiche e un impatto sociale innegabili. Per chi vive l'esperienza della chiesa dall'interno è altrettanto legittimo e urgente rendersi conto delle motivazioni che definiscono la fisionomia e lo statuto originario della chiesa. Del resto questa è l'esigenza fondamentale che sta alla base degli scritti del NT, nonostante la diversità di situazioni e di fattori che hanno contribuito alla loro struttura letteraria attuale. I quattro libretti che vanno sotto il nome di vangeli più che una ricostruzione storiografica della vicenda e insegnamento di Gesù, sono una sintesi della predicazione su Gesù, il Cristo, come fondamento e norma autorevole per la vita delle comunità cristiane che si richiamano alla sua persona e al suo progetto. Lo stesso discorso vale per l'unica opera di ricostruzione storica dei primi trent'anni del movimento cristiano, gli Atti degli Apostoli. L'autore, Luca, non intende fare un'opera esclusivamente storica, ma, sulla base di alcuni ricordi e tradizioni storici, vuole aiutare i cristiani del suo tempo, anni 80 d.C. circa, e capire la loro esperienza di comunità cristiana in relazione al passato e ai nuovi problemi suscitati dall’impatto con il loro ambiente. Anche gli scritti che costituiscono l'epistolario paolino non sono dei trattati teologici o dei catechismi, ma dei dialoghi a distanza tra Paolo o un suo discepolo e le prime comunità cristiane. In queste lettere si affronta il problema teorico-pratico dell'identità cristiana in rapporto alle nuove situazioni che sorgono all'interno della comunità e nel dialogo con l'ambiente esterno. Questa tradizione di dialogo epistolare si prolunga quasi fino alla fine del primo secolo, con gli scritti che sono posti sotto l'autorità di personaggi del periodo di fondazione delle chiese: Pietro, Giacomo, Giovanni (Apocalisse e lettere) e Giuda. In altre parole gli scritti del NT rappresentano la prima riflessione sull'esperienza cristiana a dimensione ecclesiale.

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San Paolo apostolo grande comunicatore

 

san paoloPaolo di Tarso, oltre a non essere nato con la propensione a fare l'apostolo del Vangelo, non era nato neppure con la vocazione dello scrittore. Non vi era predisposto già nel senso materiale del saper impugnare un calamo (visto che i suoi scarsi interventi di questo genere, stando a quanto leggiamo in Gal 6,11, dovevano essere poco eleganti), ma neanche quanto all'orgoglio e al piacere di saper stendere un qualsivoglia testo magari per dettatura a uno scrivano, come di solito avveniva (visto che in 2Cor 11,6 si professa inesperto nella parola). Paolo non aveva comunque nessun motivo per redigere un qualsiasi testo scritto, dato che l'educazione farisaica ricevuta a Gerusalemme ai piedi di Gamaliele, come dimostrerà per lungo tempo la tradizione delle scuole rabbiniche (almeno fino al 200 d.C.), consisteva essenzialmente nel saper leggere i testi classici delle Scritture di Israele e nell'arte di spiegarli soltanto a viva voce.

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

gesumaestro