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La risposta di Benedetto XVI al matematico Odifreddi

 

Caro Odifreddi, le spiego chi è Gesù

benedetto-xvill.mo Signor Professore Odifreddi, (...) vorrei ringraziarLa per aver cercato fin nel dettaglio di confrontarsi con il mio libro e così con la mia fede; proprio questo è in gran parte ciò che avevo inteso nel mio discorso alla Curia Romana in occasione del Natale 2009. Devo ringraziare anche per il modo leale in cui ha trattato il mio testo, cercando sinceramente di rendergli giustizia.Il mio giudizio circa il Suo libro nel suo insieme è, però, in se stesso piuttosto contrastante. Ne ho letto alcune parti con godimento e profitto. In altre parti, invece, mi sono meravigliato di una certa aggressività e dell'avventatezza dell'argomentazione (...). Più volte, Ella mi fa notare che la teologia sarebbe fantascienza. A tale riguardo, mi meraviglio che Lei, tuttavia, ritenga il mio libro degno di una discussione così dettagliata. Mi permetta di proporre in merito a tale questione quattro punti:

1. È corretto affermare che "scienza" nel senso più stretto della parola lo è solo la matematica, mentre ho imparato da Lei che anche qui occorrerebbe distinguere ancora tra l'aritmetica e la geometria. In tutte le materie specifiche la scientificità ha ogni volta la propria forma, secondo la particolarità del suo oggetto. L'essenziale è che applichi un metodo verificabile, escluda l'arbitrio e garantisca la razionalità nelle rispettive diverse modalità.

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 25 Settembre 2013 21:26 )

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La Chiesa, l'uomo, le sue ferite: intervista di "Civiltà Cattolica" a papa Francesco

 

La Chiesa, l'uomo, le sue ferite: l'intervista integrale al Papa di Civiltà Cattolica


È lunedì 19 agosto. Papa Francesco mi ha dato appuntamento alle 10,00 in Santa Marta. Io però eredito da mio padre la necessità di arrivare sempre in anticipo. Le persone che mi accolgono mi fanno accomodare in una saletta. L’attesa dura poco, e dopo un paio di minuti vengo accompagnato a prendere l’ascensore. Nei due minuti ho avuto il tempo di ricordare quando a Lisbona, in una riunione di direttori di alcune riviste della Compagnia di Gesù, era emersa la proposta di pubblicare tutti insieme un’intervista al Papa. Avevo discusso con gli altri direttori, ipotizzando alcune domande che esprimessero gli interessi di tutti. Esco dall’ascensore e vedo il Papa già sulla porta ad attendermi. Anzi, in realtà, ho avuto la piacevole impressione di non aver varcato porte. Entro nella sua stanza e il Papa mi fa accomodare su una poltrona. Lui si siede su una sedia più alta e rigida a causa dei suoi problemi alla schiena. L’ambiente è semplice, austero. Lo spazio di lavoro della scrivania è piccolo. Sono colpito dalla essenzialità non solamente degli arredi, ma anche delle cose. Ci sono pochi libri, poche carte, pochi oggetti. Tra questi un’icona di San Francesco, una statua di Nostra Signora di Luján, Patrona dell’Argentina, un crocifisso e una statua di san Giuseppe dormiente, molto simile a quella che avevo visto nella sua camera di rettore e superiore provinciale presso il Colegio Máximo di San Miguel. La spiritualità di Bergoglio non è fatta di «energie armonizzate», come le chiamerebbe lui, ma di volti umani: Cristo, san Francesco, san Giuseppe, Maria. Il Papa mi accoglie col sorriso che ormai ha fatto più volte il giro del mondo e che apre i cuori. Cominciamo a parlare di tante cose, ma soprattutto del suo viaggio in Brasile. Il Papa lo considera una vera grazia. Gli chiedo se si è riposato. Lui mi dice di sì, che sta bene, ma soprattutto che la Giornata Mondiale della Gioventù è stata per lui un «mistero». Mi dice che non è mai stato abituato a parlare a tanta gente: «Io riesco a guardare le singole persone, una alla volta, a entrare in contatto in maniera personale con chi ho davanti. Non sono abituato alle masse». Gli dico che è vero, e che si vede, e che questo colpisce tutti. Si vede che, quando lui è in mezzo alla gente, i suoi occhi in realtà si posano sui singoli. Poi le telecamere proiettano le immagini e tutti possono vederle, ma così lui può sentirsi libero di restare in contatto diretto, almeno oculare, con chi ha davanti a sé. Mi sembra contento di questo, cioè di poter essere quel che è, di non dover alterare il suo modo ordinario di comunicare con gli altri, anche quando ha davanti a sé milioni di persone, come è accaduto sulla spiaggia di Copacabana.

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 20 Settembre 2013 20:08 )

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Conservate nel cuore la gioia di essere preti (Papa Francesco)

 

"Conservate nel cuore la gioia di essere preti"

DSC00571Durante l'incontro con il clero romano, papa Francesco ricorda che il miglior antidoto alle fatiche della vita sacerdotale è l'incontro con Cristo nel Tabernacolo. Una giornata importante nel pontificato di papa Francesco: stamattina, nella basilica di San Giovanni in Laterano, il Santo Padre ha incontrato per la prima volta i sacerdoti della Diocesi di Roma. Dopo aver pronunciato un breve discorso introduttivo, il Papa ha ascoltato le domande dei parroci, vicari parrocchiali, diaconi, cappellani ed altri rappresentanti del clero romani, accorsi a San Giovanni in Laterano. Si è trattato di un incontro privato, in cui Bergoglio ha esortato i sacerdoti romani a svolgere “una pastorale creativa” e a dimostrare “grande accoglienza e disponibilità”.Papa Francesco ha inoltre raccomandato di “conservare sempre nel cuore la gioia di essere preti” e ha detto di “sentirsi prete” lui stesso, pur essendo divenuto il successore di Pietro.

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La fede cristiana genuina (Romano Penna)

 

Il termine "FEDE" è tra quelli più abusati come succede per altri vocaboli come "amore"

Introd Teologia EAD Il semplice termine "fede" è tra quelli abusati, come succede per altri vocaboli italiani quali "amore", "laico", "storia", la cui semantica oscilla tra significati molto diversi e persino contrastanti. Per esempio, si parla della storia d'Italia e della storia di Cappuccetto rosso! Almeno gli inglesi distinguono tra history e story. Si può dunque discorrere di martiri che muoiono «per la fede» e anche di attestazioni ufficiali concluse con la formula «in fede». Inoltre, si può parlare di buona fede e di fede nel progresso o nelle proprie idee o in sé stessi, e persino nelle stelle o negli oroscopi, per non dire del fideismo che della fede è solo una contraffazione. Quanto poi al verbo credere, nella parlata corrente può addirittura esprimere incertezza, se non proprio un dubbio, dando persino origine a parole come "credulone" sinonimo di citrullo. Il concetto di certezza ha una sua varia gradazione, poiché la certezza matematica non corrisponde propriamente alla certezza storica. Del resto, stando al celebre assioma del filosofo Karl Popper, è scientifico solo ciò che si presta alla sua falsificabilità. Ma un atto di amore non sta sul piano della scienza, anzi ad essa si contrappone come la libertà alla necessità!.

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