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Omelia Ceneri 2013 card Bergoglio, oggi Papa Francesco

Omelia del mercoledì delle ceneri 2013 del card Bergoglio
(oggi, nuovo Papa Francesco)
 
papa foto 2Ci siamo abituati a poco a poco, influenzati dai media che ci presenta  quasi con gioia perversa esclusivamente la cronaca nera, a vedere nella società contemporanea solo male, tragedie e oscurità. D’altra parte questa situazione drammatica è sulla strada, nel quartiere, nelle nostre case e, perché no, nei nostri cuori. Noi viviamo con la violenza che uccide, distrugge le famiglie, fa sperimentare con dolore guerre e conflitti in molti paesi. Ci capita di convivere con l'odio, l’invidia, la calunnia, la mondanità nei nostri cuori. La sofferenza degli innocenti e e l’arroganza continua a schiaffeggiarci; come il disprezzo per i diritti degli individui e dei popoli fragili, lo strapotere dei soldi con i suoi effetti demoniaci, la droga, la corruzione, traffico di esseri umani - compresi i bambini - insieme a povertà materiale e morale sono all'ordine del giorno. La distruzione di un lavoro dignitoso, migrazione e mancanza di futuro doloroso per tante persone e famiglie, nonché le varie associazioni a delinquere. I nostri errori e peccati, come chiesa non sono fuori di questo quadro. Tanti interessi egoistici personali e non tanto interessamento per i più bisognosi, la mancanza di valori etici nella società che si diffonde sempre nelle famiglie che vivono nei quartieri…

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Otto anni di udienze del papa Benedetto: Cristo al centro della nostra vita

 

Otto anni di udienze generali con Benedetto XVI: Cristo al centro della nostra vita
 
8cg 120Sei marzo 2013: è il primo mercoledì senza udienza generale di papa Benedetto: un appuntamento dedicato principalmente alla catechesi. Diversi gli argomenti trattati nei suoi 348 incontri del mercoledì con i fedeli, oltre 5 milioni, in quasi 8 anni di ministero petrino: dal ciclo degli apostoli e dei testimoni della fede all’Anno Paolino per arrivare alla catechesi sulla preghiera e infine all’Anno della fede. Ripercorriamo, in questa sintesi curata da Sergio Centofanti, i momenti principali di questi appuntamenti:

Nella sua prima udienza generale del 27 aprile 2005, Benedetto XVI spiega il perché del suo nome: un richiamo a Benedetto XV, Papa della riconciliazione, prima e durante la prima guerra mondiale, ma soprattutto a San Benedetto da Norcia, patrono del suo pontificato, “fondamentale punto di riferimento per l’unità dell’Europa” che ai suoi monaci raccomandava di non anteporre nulla a Cristo:

“All’inizio del mio servizio come Successore di Pietro chiedo a San Benedetto di aiutarci a tenere ferma la centralità di Cristo nella nostra esistenza. Egli sia sempre al primo posto nei nostri pensieri e in ogni nostra attività!”. (27 aprile 2005)

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Presbiteri nell'anno della fede

Presbiteri nell’anno della fede

DSCN1922Perché un anno della fede? Parto da questa domanda non perché abbia voglia di ripetere quanto già ben sappiamo sulle circostanze, le motivazioni e i documenti che ne hanno accompagnato l’indizione, ma allo scopo di sgomberare subito il campo da un pensiero latente o una riserva che può essersi insediata nella nostra mente, che farebbe ritenere questo anno, tutto sommato, qualcosa di convenzionale, una iniziativa al pari di altre da accogliere come un adempimento cui dar seguito per rispetto verso chi lo ha promosso, ma nulla di più. Sono convinto, invece, che si tratti di una opportunità straordinaria da afferrare con prontezza per due ragioni. Anche l’anno della fede è un segno – un segno dei tempi – che risulterà tanto più fecondo quanto più lo vivremo intensamente. E che sia il segno di una cosa di valore lo dicono non solo le ricorrenze da celebrare, ma il discernimento sul tempo che viviamo di cui è frutto. E le cose di valore si lasciano apprezzare se sono scelte e fatte oggetto di cura.

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L'enciclica non scritta di papa Benedetto

 

L’ENCICLICA NON SCRITTA DI PAPA BENEDETTO

(Aldo Maria Valli)

benedetto-xviSi sente dire in giro, anche da qualcuno nelle parrocchie, tra i fedeli: “Ma il Papa non doveva, non poteva. Non si scende dalla croce”.
È forse il commento più avvilente, specie se fatto da credenti. Il Papa non sta scendendo dalla croce: ci sta salendo. Sta facendo l’esperienza dell’abbassamento, della spogliazione di sé.
L’esperienza più radicale di abbandono nelle braccia del Signore.
Chissà quale tumulto di emozioni e di pensieri nella sua anima. Poi la scelta. Una scelta nata dalla preghiera, dall’ascolto di Dio, dal confronto con lui.
Si dice: “Il Papa stava scrivendo un’enciclica sulla fede, ma non l’avremo”. Non è vero. L’enciclica sulla fede l’ha scritta: sta in questa sua sofferta decisione di farsi da parte agli occhi del mondo per mettersi sotto uno sguardo che conta infinitamente di più. È un’enciclica silenziosa, ma non meno efficace. E, non a caso, come sempre sono i più semplici a comprenderla. Mentre i dotti fanno scorrere fiumi di parole per indagare le ragioni occulte delle dimissioni, gli umili hanno già capito: il Papa sta facendo l’esperienza di Gesù nell’orto del Getsemani: «Ora l’anima mia è turbata». E dal turbamento nasce l’abbandono nelle braccia del Padre. Si potrebbe dire, e tutti lo diciamo prima o dopo, «salvami da quest’ora». Ma la fede sta nell’abbandono, nello spogliarsi di sé.

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 01 Marzo 2013 05:47 )

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