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Essi "sono coloro che completano e rendono reale l'unzione dello Spirito in noi, che siamo stati unti per ungere. Siamo stati presi in mezzo a loro e senza timore ci possiamo identificare con questa gente semplice. Essi sono immagine della nostra anima e immagine della Chiesa".
 
"Ciascuno incarna il cuore unico del nostro popolo", ha detto Francesco nell'omelia. "Noi sacerdoti - ha continuato - siamo il povero, e vorremmo avere il cuore della vedova povera quando facciamo l'elemosina e tocchiamo la mano al mendicante e lo guardiamo negli occhi. Noi sacerdoti siamo Bartimeo, e ogni mattina ci alziamo a pregare chiedendo: 'Signore, che io veda di nuovo!' (Lc 18,41). Noi sacerdoti siamo, in qualche punto del nostro peccato, il ferito picchiato a morte dai ladri. E vogliamo stare, noi per primi, tra le mani compassionevoli del Buon Samaritano, per potere poi con le nostre mani avere compassione degli altri".
 
"Vi confesso - ha aggiunto il Pontefice - che quando confermo e ordino mi piace spandere bene il Crisma sulla fronte e sulle mani di quanti vengono unti. Ungendo bene si sperimenta che lì si rinnova la propria unzione". "Questo voglio dire - ha affermato -: non siamo distributori di olio in bottiglia. Ungiamo distribuendo noi stessi, distribuendo la nostra vocazione e il nostro cuore. Mentre ungiamo siamo nuovamente unti dalla fede e dall'affetto del nostro popolo".
 
I Vangeli, ha sottolineato ancora, "ci presentano spesso questa immagine del Signore in mezzo alle folle, circondato e pressato dalla gente che gli porta i malati, lo prega che scacci gli spiriti maligni, ascolta i suoi insegnamenti e cammina con Lui. Il Signore non ha mai perso questo contatto diretto con la gente, ha sempre mantenuto la grazia della vicinanza, con il popolo nel suo insieme e con ciascuna persona in mezzo a quelle moltitudini". "Non è dispregiativo il termine 'folla', ha osservato Francesco: "Forse all'orecchio di qualcuno, folla potrebbe suonare come una massa anonima, indifferenziata... Ma nel Vangelo vediamo che quando interagiscono con il Signore - che si pone in esse come un pastore nel gregge - le folle si trasformano. Nell'animo della gente si risveglia il desiderio di seguire Gesù, germoglia l'ammirazione, prende forma il discernimento".
 
"Questo seguire della gente va aldilà di qualsiasi calcolo, è un seguire senza condizioni, pieno di affetto - ha ricordato -. Contrasta con la meschinità dei discepoli il cui atteggiamento verso la gente rasenta la crudeltà quando suggeriscono al Signore di congedarli, perché si cerchino qualcosa da mangiare".
 
"Qui - io credo - iniziò il clericalismo: in questo volersi assicurare il cibo e la propria comodità disinteressandosi della gente. Il Signore stroncò questa tentazione. 'Voi stessi date loro da mangiare' (Mc 6,37), fu la risposta di Gesù: 'Fatevi carico della gente!'", ha concluso.
 
Al termine della celebrazione papa Francesco ha consegnato a tutti i sacerdoti presenti nella Basilica di San Pietro una raccolta di sue omelie e l'immagine dell'icona della Santa Comunione del Monastero di Bose che raffigura un monaco anziano portato sulle spalle da uno giovane. Il libro donato si intitola 'La nostra fatica è preziosa per Gesù. Omelie nelle Messe crismali (edito dalla Lev, Libreria editrice vaticana) e raccoglie i testi delle omelie pronunciate da papa Francesco fino a oggi durante le celebrazioni del Giovedì Santo. Fra queste anche 'Unti per ungere', l'omelia di oggi.