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Uno spegnersi che illumina

 
?Nell’ultimo libro di Pablo d’Ors
 
«Ho dedicato la mia vita ad aiutare gli altri, ma non ho potuto andarmene da questo mondo senza farmi aiutare da loro. Lasciarsi aiutare sta a un livello spirituale molto più alto di quello del semplice aiutare. Perché se aiutare gli altri è bene, essere occasione perché gli altri ci aiutino è meglio. Sì, la cosa più difficile al mondo è imparare ad essere bisognoso». Sono parole della dottoressa Africa Sendino, medico internista e paziente oncologica al termine della propria vita. Pablo d’Ors, sacerdote, cappellano ospedaliero e scrittore, le ha raccolte e offerte al lettore in un piccolo, preziosissimo libro dal titolo Sendino muore appena tradotto in italiano per i tipi di Vita e Pensiero (Milano, 2015, pagine 77, euro 10).
 
 
Un libro delicato, sospeso tra la narrazione e la contemplazione, rispettoso e profondo, mai sentimentale: un disegno di Paul Klee, “l’angelo smemorato”, è riprodotto in copertina e forse nulla avrebbe potuto meglio rappresentare una vita condotta a passo leggero eppure così sconvolgente come quella della dottoressa Sendino. Come i pochi tratti di matita di Paul Klee semplicemente proiettano in una dimensione che rischia di passare inosservata a occhi superficiali, così la testimonianza di Pablo d’Ors, «la più fedele possibile del suo modo di vivere la malattia», con pochi tratti e infinita discrezione introduce il lettore nella stanza di un malato grave. «Signore, ho pregato — scrive Sendino in una pagina dei suoi diari — mi viene solo da dirti che quel che mi toccherà vivere d’ora in poi voglio che serva a tua maggior gloria. Tu conosci il cammino. Tu sai dove mi conduci».
 
L’intero libro è percorso da una profonda sapienza, quella dell’affidamento e del farsi bisognosi, che è esattamente il contrario di quello che il mondo propone al malato, spinto a inseguire un’impossibile autonomia, convinto di essere padrone del proprio destino e spesso abbandonato nel momento di maggior bisogno. Donna composta, riservata, «dalla femminilità totalmente naturale, per nulla studiata o impostata e, forse per questo, incantevole quanto sconcertante», Africa Sendino morendo ci dà una lezione, un saggio di umiltà e, alla fine, un enorme aiuto. «Ero lì, su quella seggiolina, confuso da una strana sensazione: ero venuto ad aiutare una malata — scrive d’Ors — e invece quella malata avrebbe aiutato me».
 
Un mio carissimo amico, medico specialista in cure palliative come me e come Sendino, mi racconta spesso, con linguaggio simile, l’esperienza che provava quando si trovava nella stanza della beata Chiara Luce Badano, uno spegnersi che, misteriosamente, ha illuminato tutti quelli che le sono stati vicini poiché «non c’è cura dell’anima che non trabocchi nel corpo e nell’intelligenza».
 
di Ferdinando Cancelli