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Nel cuore della Chiesa e del mondo

 
Ricordando Anna Maria Canopi.  Riproponiamo un articolo di madre Anna Maria Canopi, morta ieri nell’abbazia benedettina Mater Ecclesiae da lei fondata nel 1973 nell’isola di San Giulio, sul lago d’Orta, in provincia di Novara.
 
«Si parla tanto di vite sprecate: ma sprecata è soltanto la vita di chi la lascia passare senza rendersi conto che esiste Dio» (Søren Kierkegaard). Nella memoria liturgica della Presentazione di Maria al tempio i cristiani sono esortati a pregare specialmente per le claustrali. Secondo la tradizione, Maria fu condotta al tempio in tenera età per esservi educata alla scuola della Parola di Dio e della preghiera. Come la Vergine Maria tutta raccolta sotto lo sguardo di Dio e intenta a Lui solo ne riceve e ne riflette la luce della santità senza nulla trattenere per sé, così ogni vergine consacrata è tutta donata a Dio e tutta dono per gli altri; vive in totale gratuità.
Immersa nel silenzio meditativo e nella preghiera, Maria è per tutti i cristiani, e in particolare per le claustrali, una maestra incomparabile di vita spirituale. Se c’è un motivo di speranza per il futuro della Chiesa e dell’umanità, questo sta proprio nel fatto che anche nel nostro tempo, oltre a tanta corruzione, c’è tanta mite sofferenza consumata nel silenzio, tanto sacrificio generosamente offerto, tanta preghiera di lode e di supplica nascosta nel cuore della Chiesa e in particolare nel cuore di molte donne che, avendo rinunziato alle nozze umane e alla maternità fisica, possono vivere più intensamente il mistero della maternità spirituale, partecipando al mistero della fecondità verginale di Maria.
 
Forse pochi immaginano quale carico di affanni e di dolore venga deposto in seno alle comunità oranti, e quanto intenso sia il coinvolgimento delle contemplative nella vita dei fratelli. Consacrate al ministero della preghiera, esse vivono il travaglio del parto spirituale di cui parla san Paolo ai Galati: «Figli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché Cristo non sia formato in voi!» (Galati 4, 19). La clausura separa la monaca dal secolo, non dall’amore dei fratelli; anzi, proprio nella solitudine e nel silenzio del chiostro, dove è abbondantemente nutrita di Parola di Dio e di Eucaristia, la claustrale cresce nell’amore oblativo verso Dio e verso il prossimo al quale si fa vicina superando con la preghiera ogni confine di spazio e di tempo. Soprattutto vengono superate tutte le possibili barriere create dalle diversità etniche, culturali, ideologiche e religiose, poiché chi vive in Cristo comunica unicamente con il linguaggio universale e inequivocabile della carità.
 
Per evangelizzare si hanno a disposizione, oltre l’annunzio verbale, anche strumenti di immediata diffusione: i mass-media, ma per aprire le menti e i cuori alla fede e alla carità è indispensabile la grazia. È il ministero proprio delle contemplative: nascoste agli occhi del mondo, esse sono come sorgenti che rendono fertili valli e pianure. A qualcuno potrebbe sembrare superfluo pregare per chi prega. Invece è più che mai necessario, proprio perché vi siano le sorgenti e non si esauriscano. Come nei periodi di siccità si invoca dal cielo la pioggia, così è bene pregare perché il Signore susciti sempre molte e sante vocazioni per la vita contemplativa in modo da fare contrappeso alla superattività degli uomini del nostro tempo così facilmente immersi nel rumore delle cose che stordiscono i sensi e distolgono il cuore e la mente dall’unum necessarium (cfr. Luca 10, 42). Per placare l’arsura dei loro cuori inariditi, essi corrono a bere alle cisterne delle acque malsane offerte in abbondanza dalla società dei consumi.
 
Nella Chiesa e nel mondo le contemplative hanno la missione di pregare, perché tutti i fratelli possano lavarsi e dissetarsi con l’acqua viva della grazia che sgorga dalla sorgente della salvezza: Cristo crocifisso e risorto. Un giorno, presentandosi alla porta di un monastero, un poeta disse: «Sono carico di fuliggine e mi vedo brutto, perciò sono venuto a lavare la mia anima nell’acqua pura della vostra innocenza ». E dopo una sosta di silenzio e di preghiera ripartì lasciando questo messaggio: «Grazie! Qui ho ritrovato la bellezza. Grazie!». Forse egli nemmeno sapeva che prima di lui qualcuno aveva già detto: «Soltanto la bellezza salverà il mondo». Quella bellezza che è santità.
 

Ultimo aggiornamento ( Sabato 23 Marzo 2019 10:56 )