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Non clericalizzare il laicato

 
Il Papa al forum internazionale dell’Azione cattolica ·
 
Una duplice esortazione a «popolarizzare di più l’Azione cattolica» e a non clericalizzare il laicato è stata rivolta dal Papa ai partecipanti al congresso del Forum internazionale dell’associazione, ricevuti in Vaticano giovedì mattina, 27 aprile. In un lungo e articolato discorso pronunciato in spagnolo il Pontefice ha incoraggiato in particolare «ad apprezzare la missione corpo a corpo casuale o a partire dall’azione missionaria della comunità». Per la sua riflessione Francesco ha preso spunto dal carisma dell’Ac, quello di «formare laici» capaci di assumersi «responsabilità nel mondo» e ha espresso apprezzamento per la decisione di rinnovamento presa nel centocinquantesimo di attività scegliendo come magna carta l’Evangelii gaudium.
 
Quindi ha ricordato i «quattro pilastri o zampe» — preghiera, formazione, sacrificio e apostolato — che caratterizzano l’organismo. «A seconda del momento della sua storia — ha detto — ha poggiato prima una zampa e poi le altre». E nel momento attuale ha indicato come «tratto distintivo, la zampa che si poggia per prima» l’apostolato. Ma, ha avvertito, «questo non va a detrimento delle altre realtà». Infatti «l’apostolato missionario» necessita anche «di preghiera, formazione e sacrificio. Ciò appare chiaramente ad Aparecida» dove «c’è un dinamismo integratore nella missione». E poiché, ha proseguito il Pontefice, «la missione non è un compito tra i tanti» ma «è il compito» appare «vitale aggiornare l’impegno per l’evangelizzazione, giungendo a tutti, in tutti i luoghi, in tutte le occasioni, in tutte le periferie esistenziali, veramente, non come una semplice formulazione di principi». Ciò comporta un ripensamento dei piani di formazione, delle forme di apostolato e persino della preghiera. Insomma per il Papa occorre «abbandonare il vecchio criterio: perché si è sempre fatto così». Fermo restando che l’Ac «deve assumere la totalità della missione della Chiesa in generosa appartenenza alla Chiesa diocesana a partire dalla parrocchia».
 
Successivamente Francesco ha individuato gli agenti — «tutti senza eccezioni» — con i destinatari — «tutti gli uomini e tutte le periferie» — e le modalità di azione — «in mezzo al popolo» — dell’associazione, indicando come “progetto” da attuare un’«Azione cattolica in uscita». Il che, ha chiarito, significa: «apertura, generosità, incontro con la realtà al di là delle quattro mura dell’istituzione» e «rinunciare a controllare troppo le cose e a programmare i risultati». Da qui il monito a non cadere «nella tentazione dello strutturalismo». Al contrario bisogna «essere luogo di incontro per il resto dei carismi istituzionali e dei movimenti che ci sono nella Chiesa senza paura di perdere identità». Anche perché, ha concluso, sebbene si dica «che l’Azione cattolica è il braccio lungo della gerarchia» ciò «lungi dall’essere una prerogativa che fa guardare gli altri dall’alto in basso, è una responsabilità che implica fedeltà e coerenza»
 
Il discorso del Papa 
 

 

Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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