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Nelle periferie e negli ambienti difficili bisogna mandare i preti migliori

 
Le parole di Papa Francesco. Perché nelle periferie bisogna mandare i preti migliori
 
La Chiesa di Francesco - da più parti la chiamano così - piace a credenti e non credenti. Piace perché è più snella, libera da orpelli, attenta al tempo che è chiamata a vivere e agli uomini coi quali si accompagna. Il Signore ci vuole liberi per camminare speditamente, per correre quando è il momento, per volare qualora dovesse rendersi necessario. Francesco non ha inventato nulla, ma alla stregua dei santi Padri e dei grandi fondatori, di volta in volta, accende un faro su una pagina del Vangelo; illumina una parola rimasta nell’oblio, fa parlare una parabola. Il Papa sa che il Vangelo cammina sulle gambe degli uomini; sono loro a fare da garanzia, a dare credibilità al messaggio che annunciano. Chi ha avuto la grazia di aver incontrato un santo, sa con quanta autorità, mitezza, comprensione, tenerezza gli parlava.
 
Gli innamorati fanno innamorare dell’amore anche i cuori più induriti. Puoi resistere a chiunque, non a chi ti ama e non ti abbandona nel tempo del dolore. Gli uomini vogliono incontrare chi non parla per sentito dire, chi non è legato a tradizioni datate, chi non ha interesse a tormentare la storia per negare qualche scomoda verità. È Gesù che la gente cerca, è Gesù che l’ apostolo deve donare.
 
Ed eccolo il Papa dei poveri che, instancabile, invita coloro che nella Chiesa e della Chiesa sono o saranno ministri, servitori, apostoli, ad essere testimoni credibili. Martedì scorso, a Santa Marta, Papa Francesco incontra un gruppo di aspiranti salesiani insieme ai loro superiori. 
 
Una chiacchierata semplice, spontanea, simpaticissima, eppure di importanza somma. Il Papa non si nasconde dietro un linguaggio asettico, diplomatico, ma, come un padre, arriva direttamente al cuore e alla mente dei suoi figli. Francesco li ascolta, si ferma, pensa, poi risponde. E non c’è una parola – una sola parola – che non prende dal vangelo, come quel “ padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”. Non si trova, per quanto ci si affanni, una sola espressione che non possa essere trovata sulle labbra di Gesù.
 
Ai Superiori dice: «Scegliete bene chi inviare nelle periferie, soprattutto quelle più pericolose. I migliori devono andare lì! “Ma questo può studiare, fare un dottorato…”. No, manda questo. “Lì c’è la mafia”. Manda lui. Nelle periferie bisogna mandare i migliori». Il pensiero corre ai primi discepoli, a san Francesco Saverio, ai salesiani inviati nella “ Terra del fuoco”, ma anche a don Pino Puglisi, a don Peppino Diana, ai tanti confratelli che stanno spendendo la loro vita nelle sterminate periferie del mondo. Nei luoghi dove la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta la fanno da padrone, dove vige la legge del più forte, dove la droga scivola come un fiume sotto gli occhi di tutti, dove i buoni, sovente, sono considerati illusi ed incapaci. Mandateci i migliori, quelli che non scendono a compromessi, che non si fanno comprare, che non si scoraggiano facilmente, non hanno paura di parlare la lingua del “si, si; no, no”. Che, quando giunge sera, sanno riposare sul cuore di Gesù. Che hanno messo in conto tutto, anche un probabile…
 
Francesco continua: «Questa è una peste: l’ipocrisia nella Chiesa, l’ipocrisia del dico una cosa e ne faccio un’altra… L’ipocrisia della mediocrità, di quelli che vogliono entrare in seminario perché sentono che sono incapaci di cavarsela da soli nel mondo». Il pensiero stavolta corre a Gesù che, sempre misericordioso con i peccatori, diventa severissimo con i religiosi del suo tempo e non poche volte li definisce ipocriti, cioè doppi, falsi, ambigui, bugiardi. Attenti solo ai loro interessi, al loro tornaconto. Come fai a difenderti dall’ipocrita? Come fai a scovarlo? È pericolosissimo l’ipocrita, soprattutto quando si nasconde dietro l’ abito religioso…
 
Tra i peccati che nel tempo abbiamo selezionato, non sempre l’ ipocrisia e la menzogna sono state bollate con tanta forza, chiarezza e determinazione. Occorre trovare il coraggio della verità, rinunciare alla ipocrita comodità della menzogna. «Credo - prosegue il Papa - che siamo nel momento in cui la storia ci chiede di più che i giovani parlino con i nonni. È un ponte… Siamo in una cultura dello scarto e i nonni sono scartati. Oggi tutto quello che non serve viene scartato, si vive nella cultura dell’“usa e getta”, no?».
 
Dopo aver moltiplicato i pani e i pesci, Gesù comanda di raccogliere i pezzi avanzati. “ Che nulla vada perduto” dice. Occorre obbedire, senza esitazione. La complicità coi nonni, con i sacerdoti anziani, con chi è venuto prima di noi è fondamentale, arricchente, benedicente per tutti, giovani e vecchi, credenti e non credenti. Niente deve essere scartato, nemmeno un abito smesso, un libro già letto, la cultura di un vecchio professore, il tempo di una anziana nonna, un bambino che palpita nel grembo della mamma.
 
Una casa rimasta per troppo tempo vuota, un conto in banca che supera la virtù della prudenza e diventa dannoso. Tutto deve servire per il bene dei fratelli. La Chiesa di Francesco? No, la Chiesa di Gesù più viva che mai. “ Sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” promise. E da vero galantuomo ha mantenuto la parola data. Nonostante la nostra pochezza e i nostri tradimenti. Gesù è presente nel Pane eucaristico e nei poveri; nella sua Parola e nei suoi ministri, tra cui spicca Pietro, l’apostolo delle chiavi, che oggi amiamo chiamare Francesco. 

 

Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

gesumaestro