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Benedetto XVI e il suo viaggio verso il Paradiso, la lettera che stupisce

 
“Sono in pellegrinaggio verso Casa”.
 
Leggendo con ragionevole distacco questa lettera di Benedetto non si fatica a immaginarselo come la quarta sponda del concilio: Giovanni il profeta che convoca, Paolo che realizza, Ratzinger il teologo che corrobora, Francesco il pastore che umanizza. Un filo che li unisce e che insieme a Giovanni Paolo II e Giovanni Paolo I è riuscito a salvare finora quell’assise di svolta storica da quanti hanno pensato e sperato che la Chiesa tornasse a innamorarsi del guardare il passato anziché di aprirsi con coraggio al futuro. Con la loro azione e il loro insegnamento hanno consolidato in maniera irreversibile la riforma della Chiesa cattolica.
 
“Sono in pellegrinaggio verso Casa”. La C maiuscola per intendere il paradiso. E’ l’ultima preoccupazione restata a Benedetto XVI, primo papa emerito da tanti secoli a questa parte. Questa descrizione del suo quotidiano vivere attuale è Joseph Ratzinger a darla in una brevissima ma rivelatrice lettera con firma autografa inviata al giornalista Massimo Franco del Corriere della Sera, pubblicata in data odierna in prima pagina dal quotidiano milanese. E’ la risposta con la quale Ratzinger ringrazia i tanti lettori del Corriere che chiedevano notizie sul papa emerito quasi scomparso dalle cronache.
 
Nelle poche righe a leggerle bene è riassunto tutto Ratzinger, un grande personaggio di sapienza teologica mai compreso fino a quando ha compiuto il gesto di rinunciare al pontificato, aprendo una strada nuova e importante nella lunga storia dei successori di Pietro. Un gesto che di colpo ha desacralizzato con tutta semplicità il pesante fardello steso sulla figura dei pontefici facendoli tornare in terra. Con l‘esito di non considerarli semidei ma primi e più fedeli discepoli di Gesù di Nazaret chiamati a confermare i fratelli nella fede. Il suo gesto di umiltà e libertà di spirito ha cambiato la Chiesa più di quanto non abbiano fatto le sue dotte pubblicazioni teologiche. Che tuttavia hanno trovato conferma della loro adesione al Vangelo prima che alla capacità speculativa dell’autore.
 
Ma ecco il testo della lettera: 
 
«Caro dott. Franco – scrive Joseph Ratzinger – mi ha commosso che tanti lettori del Suo giornale desiderino sapere come trascorro quest’ultimo periodo della mia vita. Posso solo dire a risguardo che, nel lento scemare delle forze fisiche, interiormente sono in pellegrinaggio verso Casa. È una grande grazia per me essere circondato in quest’ultimo pezzo di strada a volte un po’ faticoso, da un amore e una bontà tali che non avrei mai potuto immaginare.
 
«In questo senso – continua Benedetto – considero anche la domanda dei Suoi lettori come accompagnamento per un tratto. Per questo non posso far altro che ringraziare, nell’assicurare da parte mia a voi tutti la mia preghiera. Cordiali saluti». La firma in calce è autografa, minuta come sempre, alla maniera di Francesco.
 
E viene bene ricordare Francesco. Ricordo che papa Ratzinger  una volta rise assentendo divertito quando osai dirgli che Lui e Francesco mi sembravano due facce della stessa medaglia.
 
Nella lettera ai lettori del quotidiano di Via Solferino, appare una persona capace di sentimenti umani, semplice e umile, cosciente del progressivo invecchiamento e rapito nell’unico vero impegno che gli resta come pellegrino diretto verso casa, verso il paradiso, verso l’incontro con quel Gesù cui ha dedicato decenni di studio e di colloqui interiori. 
 
Le ultime riflessioni pubbliche  risalivano al volume di un incontro con un suo antico intervistatore – Peter Seewald -  dal titolo Ultime conversazioni che sono state davvero, finora, ultime di un uomo che nutre una grande speranza sul futuro del cristianesimo nonostante i tanti problemi attuali che paiono sconquassarlo dall’interno.
 
Leggendo con ragionevole distacco quel libro intervista e questa lettera di Benedetto non si fatica a immaginarselo come la quarta sponda del concilio: Giovanni il profeta che convoca, Paolo che realizza, Ratzinger il teologo che corrobora, Francesco il pastore che umanizza. Un filo che li unisce e che insieme a Giovanni Paolo II e Giovanni Paolo I è riuscito a salvare finora quell’assise di svolta storica da quanti hanno pensato e sperato che la Chiesa tornasse a innamorarsi del guardare il passato anziché di aprirsi con coraggio al futuro. Con la loro azione e il loro insegnamento hanno consolidato in maniera irreversibile la riforma della Chiesa cattolica e il suo inserimento nella storia del mondo moderno con un linguaggio e una testimonianza comprensibili alle donne e agli uomini di oggi.
 
 
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