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Spiritualità

DIO NESSUNO LO HA MAI VISTO

 
Terza predica di Avvento 2018 (Padre Raniero Cantalamessa)
 
Santo Padre, Venerabili Padri, fratelli e sorelle, il Dio vivente è la vivente Trinità, abbiamo detto l’ultima volta. Ma noi siamo nel tempo e Dio è nell’eternità. Come superare questa “infinita distanza qualitativa”? Come gettare un ponte su un tale abisso infinito? La risposta è nella solennità del Natale che ci apprestiamo a celebrare: “Il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi”. Tra noi e Dio – ha scritto il grande teologo bizantino Nicola Cabasilas- si ergevano tre muri di separazione: quello della natura perché Dio è spirito e noi siamo carne, quello del peccato, quello della morte. 
 
 

Il mistero dell'incarnazione (Odo Casel)

 
Per mezzo del mistero, siamo immessi nella totale pienezza della realtà del Salvatore, nella forza della sua incarnazione, nel sangue redentore del suo sacrificio, nella gloria trasfigurante della sua risurrezione.
 
Natale non è una festa dell' umanità nobile, non un abbandono ai ricordi d'infanzia e ai dolci sentimenti di un gioioso amore per gli uomini, nemmeno la festa del 'Bambin Gesù', che ci sorride dal seno di una madre piena di grazia e ci rivela l'amore del Buon Dio - è infinitamente di più. È la presenza vivente e sconvolgente di Dio fra gli uomini. L'eterna maestà del Dio infinito, dinanzi al quale la creatura nella sua nullità è sbigottita e trema, che mai occhio umano ha veduto o può vedere, che una infinita distanza separa da noi - e cui la creatura aspira con tutto il suo desiderio spirituale -, è presente fra noi; ci lascia scorgere il suo volto, e noi riconosciamo nel volto del Signore e Re i tratti del Padre.

 

 

Vita di Charles de Foucauld, la santità quotidiana nel deserto

 
Parla Pierre Sourisseau, autore della biografia definitiva del religioso francese ucciso nel 1916 a Tamanrasset, nel Sahara algerino
 
Per trent’anni Pierre Sourisseau ha studiato il materiale relativo alla vita di Charles de Foucauld. Lettere, diari, articoli di giornale, dispacci militari: se c’era qualcosa da leggere, lui l’ha letto, annotato, considerato in prospettiva storica. Il risultato di tanta dedizione è Charles de Foucauld. 1858-1916, la biografia di “fratel Carlo di Gesù” appena tradotta in italiano dalla comunità delle Discepole del Vangelo e da padre Andrea Mandonico per Effatà (pagine 768, euro 32,00). «Nel suo svolgimento complessivo la vita di Charles de Foucauld è nota da tempo – spiega lo studioso francese, che nei giorni scorsi è stato in Italia per una serie di presentazioni del libro –. Il mio lavoro, svolto in qualità di archivista della postulazione, si è concentrato sulla possibilità di chiarire e approfondire molti dettagli, così da fornire un’interpretazione più aderente alla realtà e depurata di alcuni elementi sensazionali che, con il tempo, erano ormai dati per acquisiti».

 

 

Il Dio vivente e la vivente Trinità

 
SECONDA PREDICA D'AVVENTO 2018 (Padre Raniero Cantalamessa)
 
Una esperienza del Dio vivente.  In queste meditazioni di Avvento ci siamo messi alla ricerca del Dio vivente. Quando si tratta della conoscenza del Dio vivente, una esperienza vale più di molti ragionamenti e io vorrei iniziare questa seconda meditazione proprio con una esperienza. Chiedo scusa se è un po’ lunga. Tempo fa ricevetti la lettera di una persona che seguivo spiritualmente, una donna sposata e vedova, deceduta da alcuni anni. L’autenticità delle sue esperienze è confermata dal fatto che le ha portate con sé nella tomba, senza parlarne mai a nessuno, fuori che al suo padre spirituale. Ma tutte le grazie appartengono alla Chiesa e voglio perciò condividerla con voi, ora che lei è presso Dio. Essa a me ha fatto ricordare l’esperienza di Mosè davanti al roveto ardente.
 
 

La gioia nella lettera ai filippesi

 
«Ringrazio il mio Dio, in ogni mio ricordo di voi, sempre, in ogni mia preghiera per tutti voi, con gioia, facendo preghiera. E lo ringrazio perché dal primo giorno fino ad ora avete preso parte al vangelo» (Fil 1,3-5).
 
Solitamente si parla della lettera ai Filippesi usando il singolare. Ma forse sarebbe meglio parlare della corrispondenza tra Paolo e i cristiani di Filippi: tre lettere, che la comunità stessa di Filippi potrebbe aver successivamente riunito. Vediamo rapidamente il tema della gioia in uno di questi distinti frammenti, un breve testo che Paolo ha scritto, quando era in prigione. Subito dopo l’indirizzo e l’augurio ai Filippesi, Paolo si apre al ringraziamento. Ma lo fa in termini poco abituali: «Ringrazio il mio Dio, in ogni mio ricordo di voi, sempre, in ogni mia preghiera per tutti voi, con gioia, facendo preghiera. E lo ringrazio perché dal primo giorno fino ad ora avete preso parte al vangelo» (Fil 1,3-5).
 
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