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DON RAFFAELE ARENA

 
 
DON RAFFAELE ARENA
 
n. a Rombiolo (VV il 13/06/1963 + Pernocari di Rombiolo (VV) il 27/09/2018
 
 
Don Raffaele Arena, chiese di far parte dell'Istituto Gesù Sacerdote, durante un corso di esercizi spirituali nella Casa Divin Maestro di Ariccia nel novembre del 2002. Sacerdote della Diocesi di Mileto; egli, formato sin da piccolo alla vita cristiana in famiglia da una mamma donna di fede e tuttora vivente, quando terminò le scuole medie, lasciò il suo villaggio Pernocari ed entrò nel seminario regionale di Catanzaro e poi passò nel Seminario Interregionale di Posillipo tenuto dai Padri Gesuiti per compiere i suoi studi nella Pontificia Facoltà Teologica "San Luigi";
 
Fu ordinato sacerdote il 21/11/1987; svolse la sua prima attività nelle piccole parrocchie di San Marco e San Cono di Cessanti (VV), dove con sul suo spirito gioviale ha saputo rinnovare le due comunità sia nella liturgia sia nelle attività pastorali; soprattutto si è interessato dei giovani e delle famiglie. Ultimamente era parroco di Rombiolo, dove svolse la sua attività con spirito di collaborazione con tutti; mai uomo di parte, ma aveva il carisma di formare la comunità all'unità.
 
Dote questa che al termine dei funerali fu riconosciuta pubblicamente dal Sindaco Giuseppe Navarra, con cui il giorno prima avevano trattato insieme come organizzare la festa patronale di San Michele. Don Raffaele celebrò questa festa in cielo, perché giovedì 27 settembre improvvisamente lasciava questo mondo. Alla mamma e ai suoi cari familiari vengono espressi i sentimenti di vicinanza degli Istituti "Gesù Sacerdote" e "Santa Famiglia". A don Raffaele infatti era stato chiesto di occuparsi del Gruppo di Villa San Giovanni; distante da Rombiolo circa 90 chilometri; egli si è recato più volte da loro e si è fatto ben volere da tutti che ancora oggi lo ricordano con tanto amore; ai suoi funerali erano presenti come rappresentanti del gruppo Giuseppe Bellantone e Antonio Versaci.
 
 
 

DON GIANFRANCO CALEFFI

 

DON GIANFRANCO CALEFFI

(N. a Luzzara (RE) il 25/4/1941 - + Guastalla 29/9/2018)

 

Era nato a Luzzara (RE) il 25 aprile 1941 e aveva ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 31 ottobre 1966. Il primo ruolo pastorale lo vide impegnato come vicario cooperatore prima a Fabbrico (1966-1969) poi per oltre un decennio a Reggiolo, dove rimase fino al 1980. In quell’anno don Gianfranco venne nominato parroco a Pieve Saliceto, incarico ricoperto fino al 1992. Seguì un breve periodo (1991-1992) in cui don Caleffi esercitò le funzioni di vicario parrocchiale a Boretto, prima di entrarvi come parroco, dal 1992 al 2016, quando la parrocchia di Boretto è stata chiamata a far parte dell’unità pastorale con Brescello e Lentigione sotto la guida di don Evandro Gherardi. Nel frattempo il sacerdote è stato delegato diocesano della Federazione Italiana Esercizi Spirituali (1995-2009) e dal 1993 assistente diocesano dei Cursillos di cristianità.

Al compimento del settantacinquesimo anno di età il presbitero aveva rimesso prontamente il suo mandato di parroco a Boretto nelle mani del Vescovo, esprimendo nel contempo il desiderio di continuare il suo ministero sacerdotale, già segnato dalla grave patologia che lo ha condotto alla morte, in mezzo ai sofferenti; disponibilità accolta da monsignor Camisasca, che lo nominò appunto cappellano dell’Ospedale di Guastalla. Da malato tra i malati, don Caleffi ha così esercitato il ministero della visitazione e della consolazione in modo più profondo, facendosi amare da tanti.

E’ significativo evidenziare che, ai suoi funerali, presieduti dal Vescovo Massimo Camisasca, i rappresentanti delle varie comunità dove ha prestato servizio sacerdotale (Boretto, Pieve Saliceto e Reggiolo…), insieme a tanti altri cittadini di tutta la bassa e sacerdoti della Diocesi, hanno fornito ricordi personali e toccanti su don Gianfranco. Da tutti descritto come molto riservato e schivo ma allo stesso tempo acuto e sempre presente, dotato di un’ironia particolare, liberante, stimolante e mai offensiva.
Apparentemente sobrio nell’incontro personale, don Gianfranco era in realtà un uomo di grande attenzione verso tutti. Da parroco, al centro delle sue preoccupazioni pastorali erano l’oratorio e la celebrazione liturgica, mentre la sua spiritualità è sempre stata connotata da una vivida devozione alla Madonna.

La sua profonda spiritualità e la piena dedizione al ministero pastorale era stata fortemente influenzata, come lui stesso confidava, dall’aver professato i Consigli Evangelici, fin dal 1990, nell’Istituto Gesù Sacerdote voluto fortemente dal Beato don Giacomo Alberione, fondatore della Famiglia Paolina. La spiritualità paolina ha il suo centro in Gesù Cristo Divino Maestro Via, Verità e Vita: “viverlo e darlo al mondo di oggi con i mezzi di oggi”; si ispira e prende forza dalla mistica apostolica e dallo zelo di Paolo straordinario evangelizzatore, sotto la protezione di Maria Regina degli Apostoli.

Possiamo comprendere e ammirare ancora meglio, allora, la grande devozione di don Gianfranco alla Madonna, il suo zelo apostolico, la sua umiltà, silenziosità, capacità di accoglienza e di attenzione verso tutti. Atteggiamenti evangelico-paolini fasciati da sagge e molteplici iniziative pastorali per raggiungere i cuori di tutti i fedeli con tutti i mezzi.

 

 

MONS. ANTONIO SANTUCCI

 

  

 

 

 

MONS. ANTONIO SANTUCCI

 (n. Magliano dei Marsi 30/101928 -  + San Giovanni Rotondo 26/09/2018)

 

Nato a Magliano de’ Marsi (in provincia de L’Aquila) il 30 ottobre 1928, ha avvertito la chiamata al sacerdozio all’età di sei anni. Era il 16 dicembre 1934. Quel giorno era morto il parroco del suo paese e il piccolo Antonio fu portato da sua madre a rendere omaggio alla salma del sacerdote, composta con i paramenti sacri e con il calice tra le mani. A quel punto il bambino avvertì una voce interiore che gli diceva: «Sarai come lui». Ha risposto con generosità a quella vocazione, anche grazie ai genitori e ai fratelli che lo hanno sostenuto nel cammino formativo, prima nel seminario diocesano di Avezzano, iniziato dopo le scuole elementari, e poi in quello regionale di Chieti.

Dopo un brillante corso di studi, il primo luglio nel 1951 è stato ordinato sacerdote e, riscuotendo stima e fiducia da parte dei vescovi e degli altri sacerdoti della diocesi, è stato chiamato a ricoprire diversi incarichi, svolti con serietà, competenza e dedizione esemplare. Ha cominciato come vice rettore e rettore del Seminario Diocesano, poi è divenuto vice assistente della Gioventù Femminile di Azione Cattolica, quindi esaminatore e giudice sinodale, delegato per l’Ecumenismo, presidente della Commissione liturgica, direttore dell’Unione Apostolica del Clero, insegnante di Religione nelle scuole statali, membro eletto del Consiglio Presbiterale, revisore dei conti e componente del Consiglio amministrativo, parroco di Carsoli, vicario foraneo, vicario generale, fino alla nomina a vescovo di Trivento, la diocesi più antica del Molise, avvenuta l’8 maggio 1985.

Ricevuta la pienezza del sacerdozio il 22 giugno nella Cattedrale di Avezzano, per l’imposizione delle mani del cardinal Bernardin Gantin, ha fatto il suo ingresso in diocesi dando inizio al suo triplice ministero di insegnare, santificare e governare, ponendo Cristo al centro della sua spiritualità e della sua azione pastorale, confidando nella materna protezione di Maria e vedendo nel Papa il suo punto di riferimento sicuro, così da realizzare fedelmente il suo motto episcopale d’ispirazione paolina: “CARITAS CHRISTI URGET NOS”.

Dopo il compimento del settantacinquesimo compleanno è rimasto in Diocesi come amministratore fino al 18 dicembre 2005. Quando è stato libero da ogni incarico, si è trasferito a San Giovanni Rotondo, presso l’infermeria provinciale dei frati cappuccini, mettendosi a disposizione dei fedeli per il ministero della Riconciliazione sacramentale.

Da vescovo mons. Santucci ha ordinato una ventina di nuovi sacerdoti, ha stimolato e sollecitato continuamente i vari uffici pastorali a raccogliere le sfide e le attese delle nuove generazioni. Con interventi paterni e con articoli di stampa ha fatto da pungolo ai politici affinché si spendessero per le aree interne e mettessero il bene comune al primo posto nei propri programmi elettorali e amministrativi. Ha dato mandato all’economo diocesano e allo staff tecnico di restaurare molte chiese e ha fatto costruire numerose case canoniche. Presso il Santuario diocesano della Madonna di Canneto, a lui tanto caro, ha fatto costruire e ha poi inaugurato la “Grande Tenda del Convegno”, la “Piccola Tenda del perdono” e il “Percorso di preghiera dei venti Misteri del Rosario”. I tanti frutti copiosi dell’impegno tenace e paterno del suo ministero episcopale hanno ricevuto il suggello più splendido il 19 marzo 1995 quando, in una giornata storica, accolse la seconda visita in Molise del Santo Padre, Giovanni Paolo II. Numerosi, infine, i suoi interventi sulla stampa religiosa per precisazioni di ordine etico, morale e dottrinale.

Nella Diocesi di Trivento mons. Santucci ha lasciato una traccia indelebile: persona semplice, umile, disponibile e sempre vicino ai più deboli. Pastore carismatico e al tempo stesso ha sempre vissuto i valori della solidarietà, dell'altruismo, presente in ogni parrocchia nei momenti più importanti, pronto a difendere i diritti del territorio anche con manifestazioni eclatanti per sollecitare i responsabili dei centri del potere a non dimenticare il nostro territorio interno ed emarginato. Allo stesso tempo è stato pastore vigile ed accorto, dalla spiritualità profonda e coinvolgente, predicatore dai contenuti penetranti e convincenti.

La sua spiritualità profonda e il suo dinamico zelo apostolico scaturiva anche dall’aver professato i Consigli Evangelici, fin dal 1985, nell’Istituto Gesù Sacerdote, voluto dal Beato don Alberione Fondatore della Famiglia Paolina. Ha saputo manifestare sempre vivissima gratitudine per la stimolante e ricca fecondità della spiritualità di san Paolo, apostolo mistico e pieno di zelo nell’annunciare a tutti la Buona Novella del Vangelo.

 

DON BOCCARDO ANGIOLINO

 
 
 
 
Mons. BOCCARDO ANGIOLINO
(n. 01/01/1948  + 04/04/2018)
 
 
Mons. Angiolino Boccardo: un presbitero ed un amico attento, discreto e dal cuore grande. Il 4 aprile è deceduto un caro amico, un presbitero sempre attento alle situazioni, dalla carità evangelica: “Quando invece tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra” (Mt 6,3). La sua dipartita ha lasciato un vuoto enorme in coloro che lo hanno conosciuto da vicino e nella quotidianità della vita.
Don Angiolino è nato a Castelmauro (CB) il primo gennaio 1948, è stato ordinato sacerdote il 25 luglio 1971 nella chiesa parrocchiale “San Leonardo Confessore” in Castelmauro. Incardinato nella Diocesi di Termoli, oggi Termoli-Larino, ha servito la comunità diocesana come parroco di Castelbottaccio e poi di Civitacampomarano dal 1982 fino alla sua dipartita. Ha insegnato religione cattolica presso l’Istituto Magistrale di Guglionesi, lasciando nelle sue alunne un ricordo indelebile. Per venticinque anni ha svolto il servizio di Economo della Diocesi di Termoli – Larino assicurando il suo impegno anche in altri incarichi diocesani nel settore della gestione amministrativa. Il 16 luglio 2012 è stato nominato Cappellano di sua Santità dal Papa Benedetto XVI. 
Il 25 agosto 2011 emette la professione perpetua dei consigli evangelici nell’IGS, vivendo la sua appartenenza alla Famiglia Paolina con semplicità e dedizione, sostenendo e condividendo la missione e il carisma paolino con la sua preghiera personale e il ricordo diuturno nella celebrazione eucaristica, e con piccole, ma incisive, attività pastorali per la sua comunità parrocchiale e per la zona foraniale insieme ad altri presbiteri dell’IGS. 
 
Oltre ad elencare incarichi e mansioni pastorali, per fare un ricordo di don Angiolino, che possa permettere di conoscerlo anche a chi non ha avuto la fortuna di stargli vicino, credo che tre frasi evangeliche riassumano come ha vissuto la sua vita da uomo, battezzato, presbitero e membro dell’IGS: «Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità». (1Gv 3, 18)
Don Angiolino è stato per tutti coloro che lo hanno voluto veramente incontrare un amico sincero ed affettuoso. Come insegna l’Apostolo Giovanni, don Angiolino ha amato con i fatti e nella verità. Dalla carità vera e nascosta, ha saputo tendere la mano a chiunque era nella necessità, con molta discrezione e nel segreto della sua coscienza. Sapeva darti il consiglio ispirato alla Verità di Cristo senza ricorrere a discorsi sapienziali o parenetici, ma con semplicità e schiettezza, che contraddistinguevano il suo carattere e lo stile della sua vita. Ha fatto il bene a tante persone, senza clamore; ha ascoltato chiunque bussasse alla sua porta e conversava con semplicità con tutti.
 
Curava l’amicizia con gesti di attenzione che rincuoravano il cuore. Era sempre presente; non aveva bisogno di essere chiamato, accorreva se eri nel bisogno. «Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri». (Gv 13, 34-35)
La cosa che più caratterizzava il suo essere cristiano e presbitero era il credere e impegnarsi nella fraternità e comunione presbiterale. Ha saputo stare accanto a presbiteri in difficoltà; ha ridato fiducia al cuore di presbiteri che avevano perso ogni certezza nella fraternità sacerdotale. Nella sua preghiera mai dimenticava i confratelli e i vescovi, soprattutto coloro che non riusciva ad aiutare, non per sua diretta volontà. È entrato nell’IGS soprattutto perché era convinto che poteva impegnarsi in questo modo ancor più nella fraternità sacerdotale. Ha creduto nel carisma della Famiglia Paolina e lo ha vissuto soprattutto vivendo i momenti di incontro zonale e gli esercizi spirituali come occasioni per condividere in semplicità la vita presbiterale. L’Istituto Gesù Sacerdote è stato per lui un ulteriore stimolo per impegnarsi a vivere la fraternità e la comunione nel presbiterio diocesano.
 
«Il Signore rispose: Chi è dunque l'amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito?» (Lc 12, 42)
Don Angiolino è stato certamente l’amministratore fidato e prudente della casa del Signore. Per venticinque anni la Diocesi ha avuto in lui un Economo attento e preciso, prudente e fidato, discreto ed oculato. Anche come Presidente del Sostentamento del Clero Diocesano ha saputo gestire tutto con umiltà, impegnandosi indefessamente per il bene della Diocesi. 
Ha curato i restauri delle Chiese, gestendo i lavori con meticolosità e scrupolosità affinché ogni costo fosse ben effettuato ottenendo risultati eccellenti sia nel rispetto dell’arte che nella qualità dei lavori. Per ottenere questi risultati si dedicava a crescere nella conoscenza tecnica dei lavori e seguiva le Ditte affinché eseguissero i lavori con la stessa cura e amore che lui impiegava.
Tutto era fatto e vissuto da lui “Ad maiorem Dei gloria”!
 
Ora che il Signore lo ha richiamato a sé, sicuramente gli avrà dato la ricompensa per essere stato un discepolo, un pastore ed un amministratore umile, semplice, onesto, fidato e prudente.
Tutto a lode e gloria di Dio, ringraziando per averci donato don Angiolino: un amico, un fratello e un presbitero che resterà sempre nei nostri cuori.
 
Il suo amico e fratello
Renato
 
 

DON GUALFARDO INNOCENZI

 
 
 
DON GUALFARDO INNOCENZI
 
(n. a Barchi 9/11/29  + Ponte Metauro 27/02/2018)
 
 
Don Gualfardo è nato a Barchi (PU) il 9 novembre del 29; è stato ordinato sacerdote a Fano il 12 luglio del 1953. E’ deceduto 27 febbraio 2018. E’ stato parroco di Santa Maria del Ponte Metauro dal 1 ottobre 1957.
 
Don Gualfardo, per tutti era il “Don”, ha lasciato un testamento spirituale di unica ed ineguagliabile testimonianza: ha speso tutta la sua vita, in una Fede radicata, certa e mai vacillante, per la sua amata Parrocchia e per tutti i fedeli che in essa hanno vissuto ed interagito.
Sacerdote veramente mite, magnanimo, rispettoso di tutti e rispettato da tutti. Non solo a Ponte Metauro, ma anche in città era conosciuto, apprezzato, ricercato da tante persone.
Per tutta la sua vita, nello svolgere il suo ministero, ha saputo testimoniare,  con grande generosità e abnegazione, un amore paterno e materno unico, evangelico (come il Buon Pastore), senza riserve e senza limiti, sempre con il sorriso dipinto in quel volto indimenticabile, dal quale trasudava la sua inequivocabile bontà e disponibilità verso ogni persona che incontrava.
 
Ispirato da sempre alla povertà materiale e alla ricchezza dell’anima, don Gualfardo è stato parroco buono e accorto: al suo fianco sono cresciute, nella fede,  almeno sei generazioni di giovani ai quali lui ha saputo proporsi sempre in modo adeguato e innovativo, riallineando sé stesso ai cambiamenti sociali che si avvenivano per non essere mai fuori dal gioco.
Uomo mite, umile e misericordioso, devoto alla Madonna per la quale nutriva una venerazione unica, commovente, rendendo il Santuario dove svolgeva il ministero, un’istituzione di tutto il territorio e di tutta la Diocesi; Santuario benedetto - peraltro - da Papa Giovanni Paolo II e mèta di pellegrinaggi di tantissimi fedeli.
 
E’ stato, senza ombra di dubbio, padre spirituale di tante vocazioni sacerdotali: don Gualfardo ha il “record” delle vocazioni sacerdotali parrocchiali. E molto ha influito la sua testimonianza di fede integra e pura, di generosità oblativa, di attività apostolica feconda e instancabile. Soprattutto ha influito la sua intensa vita di preghiera: non mancava mai ai vari incontri dei gruppi di fedeli che si radunavano per pregare.
 
Per tutti: catechisti, educatori, scout, laici, genitori… don Gualfardo è stato un sacerdote davvero importante per le loro scelte di vita: è stato una guida, una certezza, un amico. 
 
Fin dal 1975 aveva professato i Consigli Evangelici nell’Istituto Gesù Sacerdote, aggregato alla Famiglia Paolina fondata dal Beato don Alberione. In un dialogo che come responsabile dell’IGS ho avuto con lui, mi confidava con semplicità di cuore e gratitudine viva che aveva ricevuto un grande dono dal Signore nel conoscere l’Istituto. E si era dimostrato saggio nell’aderivi, perché aveva trovato tanta luce, ispirazioni di bene, forza e sostegno, dato che la spiritualità paolina si caratterizza nel coltivare una comunione profonda con Cristo Parola ed Eucarestia, sotto la protezione di Maria, Regina degli Apostoli e nel curare un’attività pastorale universale, aperta a tutti. E come abbiamo avuto modo di contemplare da questo breve profilo della sua ricca e intensa vita sacerdotale, la professione dei Consigli Evangelici nell’IGS, ha portato tanti frutti di bene.
 
Caro don Gualfardo, a nome dei preti IGS delle Marche, ma anche d’Italia ti ringrazio fraternamente per la testimonianza di gioia, mitezza, fedeltà al ministero e per la tua partecipazione alla vita dell’Istituto Gesù Sacerdote, finché le forze ti hanno dato la possibilità di muoverti e poi con la preghiera e l’offerta di vita nella malattia. Prega per noi per i preti dell’IGS perché sappiano manifestare sempre gioia, mitezza e zelo apostolico, valorizzando tutti i mezzi, per la salvezza delle anime...  (Don Emilio, Delegato dell’IGS). 
 
 
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