Padre Gemelli non disse il falso: vide davvero le stimmate di padre Pio

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Una relazione inedita al Sant’Uffizio rivela una visita “sotto copertura” a San Giovanni Rotondo nel 1919: diversamente dal 1920 nell’occasione il francescano potè vedere le mani del futuro santo

Padre Agostino Gemelli, francescano, e padre Pio da Pietrelcina, francescano cappuccino, sono due eminenti protagonisti del Novecento. Con dinamiche di vita diverse hanno aperto cammini culturali e ascetici tuttora percorsi da larghi movimenti di persone che a essi e alle loro esperienze si ispirano. Eppure, il loro incontro, avvenuto negli anni Venti, è considerato “una pagina triste” per le modalità e per i contenuti che lo caratterizzarono. Quando ho studiato l’azione di don Orione per padre Pio da Pietrelcina ( Don Luigi Orione e Padre Pio da Pietrelcina, nel decennio della tormenta: 1923-1933, Jaca Book 1999) venni a conoscere un dettaglio molto delicato e riguardante l’accusa di falsità nei confronti di padre Agostino Gemelli che avrebbe giudicato le stimmate, affermando di averle visitate, fatto sempre negato dai testimoni.

Possibile che un sacerdote e uno scienziato di quel valore abbia detto platealmente il falso? Eppure le testimonianze della visita del 19 aprile 1920 di padre Gemelli a padre Pio documentano concordemente essere avvenuto un colloquio brevissimo tra i due e senza visione delle stimmate.

Finalmente, con un articolo pubblicato sul “Bollettino dell’Archivio per la storia del movimento sociale cattolico in Italia” dal titolo “Padre Agostino Gemelli disse il vero: visitò le stimmate di Padre Pio da Pietrelcina”, ho potuto ricostruire la vicenda con documenti che sciolgono l’enigma. Qui, solo un accenno.

Gemelli compì la visita a San Giovanni Rotondo il 18-19 aprile 1920, assieme ad Armida Barelli. Barelli fu ricevuta da padre Pio il 18 aprile e cercò di preparare la strada all’incontro con padre Gemelli per la visita delle stimmate. La visita alle stimmate però gli fu negata e si raggiunse il compromesso per cui padre Gemelli avrebbe incontrato padre Pio il mattino seguente, in sacrestia, brevemente, prima della Messa. Così avvenne: giunse padre Pio in sacrestia, accompagnato da padre Benedetto da San Marco in Lamis e da Emanuele Brunatto; padre Gemelli e padre Pio si scambiarono poche battute e nulla più, con grande disappunto dello studioso che era partito da Milano appositamente per avere quell’incontro e vedere le stimmate.

Lo stesso giorno della visita padre Gemelli inviò al Sant’Uffizio una relazione nella quale affermò di ritenere le stigmate manifestazioni somatiche di natura isterica, ma dicendo anche che erano necessarie ulteriori e più accurate indagini. Comunque, nel fare quella relazione, egli affermò di avere sottoposto padre Pio a interrogatorio e descrisse le piaghe delle sue mani dichiarando di averle viste.

Chi era presente all’incontro – padre Benedetto e Brunatto – evidentemente negarono che padre Gemelli avesse potuto, nel suo brevissimo e secco incontro al futuro santo, fare un interrogatorio e anche solo vedere le sue piaghe. Ed era la pura ed evidente verità. Eppure, padre Gemelli continuò ad affermare durante tutta la sua vita di aver visitato ed esaminato le stimmate di padre Pio, sebbene tacciato di dire il falso.

E qui si colloca la novità ora emersa. Come risulta dal carteggio con il Sant’Uffizio, padre Agostino Gemelli visitò due volte San Giovanni Rotondo e padre Pio. La prima volta fu «Nel 1919, essendo di passaggio, per ragioni di servizio militare, a Foggia». «Mi recai a S. Giovanni Rotondo – scrive il francescano – accompagnato dal segretario dell’allora Vescovo di Foggia. Questi mi espresse il desiderio che io esaminassi il P. Pio e poscia gli riferissi il risultato delle mie osservazioni. Il mio viaggio poteva essere utile. Ritenni mio dovere di accettare e mi recai e mi trattenni due giorni a S. Giovanni Rotondo, ospite del Convento dei Cappuccini. Ebbi modo di vedere più volte il P. Pio e di conversare assai a lungo con lui. Esaminai anche le piaghe del P. Pio». Si presentò come medico e così «io continuai sino in fondo la commedia del medico convinto e convertito per avere agio di osservare, vedere, constatare. Di tutto questo riferii a Mgr. Vescovo di Foggia».

Così scrisse padre Gemelli in una dettagliata relazione al Sant’Uffizio (13 pagine dattiloscritte, con correzioni autografe) datata 6 aprile 1926. Con essa egli fa sapere che, nella prima visita del 1919, non rivelò di essere padre Gemelli e che, da parte loro, padre Pio e i frati non se ne resero conto, a causa dell’«innocente artificio » e della «commedia» con cui egli coperse la sua identità. Però, quella prima visita fu sempre tenuta “nascosta” per segreto di ufficio, per «seguire il proprio dovere, ubbidendo ai Superiori»: «Mi sono limitato a dire che avevo fatto visita al Padre. (…) Il S. Ufficio mi ha sempre consigliato di tacere ed io ho obbedito».

Per questo gli amici e biografi di Padre Pio da Pietrelcina poterono continuare ad affermare che Gemelli aveva detto il falso, perché non vide le stimmate nella visita del 19 aprile 1920; e dicevano il vero. Mentre Padre Gemelli continuò ad affermare: «Io ho visitato le stimmate di Padre Pio» perché questo avvenne nella precedente visita del 1919; e diceva a sua volta la verità.