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Cristo Re, identikit della festa che chiude l'anno liturgico

 
È la solennità che celebra la regalità di Cristo, Signore del tempo e della storia, inizio e fine di tutte le cose e al quale tutti gli uomini e le altre creature sono soggetti.
 
È la solennità che conclude l’anno liturgico, cade negli ultimi giorni di novembre e celebra la regalità di Cristo, Signore del tempo e della storia, inizio e fine di tutte le cose. Il colore liturgico è il bianco. Oltre ai cattolici, è celebrata anche da anglicani, presbiteriani e alcuni luterani e metodisti. Raffigurazione di Cristo Re nel polittico dell'Agnello Mistico di Jan van Eyck. Raffigurazione di Cristo Re nel polittico dell'Agnello Mistico di Jan van Eyck. Come nasce questa festa? Fu introdotta da papa Pio XI, con l’enciclica “Quas primas” dell’11 dicembre 1925, a coronamento del Giubileo che si celebrava in quell’anno.
 

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Le lezioni della storia. Cultura dell’odio e idea di nazione. La deriva della paura

 
Il nazionalismo era meno centrale nella vita dei popoli prima della caduta del Muro. La globalizzazione ha riproposto la domanda: chi siamo noi, chi sono gli altri?
Cultura dell’odio e idea di nazione. La deriva della paura
 
La nazione è una realtà storica recente, anche se, per autolegittimarsi, deve mostrare di esistere da sempre, o almeno da prima di altre nazioni che insistono sullo stesso territorio o confinano con esso. L’auto-accreditamento fa parte della narrazione della nazione. Nelle rappresentazioni la nazione appare sempre più come una casa omogenea di un popolo, nonostante la geografia e la demografia diano risultati diversi. La 'cultura nazionale' è stata un grande contenitore che ha dato efficienza all’odio: l’ha congelato e conservato negli anni, l’ha diffuso come educazione all’identità. Storia, lingua, geografia, epica letteraria hanno contribuito all’efficienza e alla diffusione dell’odio.
 

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Il cantore dell’imperfetta letizia

 
Luigi Santucci a cento anni dalla nascita ·
 
È entrato nella storia della letteratura italiana come uno dei più significativi narratori del secondo Novecento. Lo certificano libri memorabili come i romanzi In Australia con mio nonno (1947), Il velocifero (1963), Orfeo in paradiso, col quale vinse il premio Campiello (1967), Non sparate sui narcisi (1971), Come se (1973), Il mandragolo (1979), fino all’ultimo, emblematico già nel titolo, Éschaton, traguardo di un’anima (1999), che traccia un folgorante percorso interiore. Luigi Santucci — nato l’11 dicembre 1918 a Milano, città sfondo di molte sue opere dove morirà il 23 maggio 1999 — è uno scrittore la cui biografia, scarsa di eventi esteriori ed interiori, va cercata e ricostruita piuttosto in controluce dai suoi libri che esprimono se non proprio i fatti, gli ambienti, gli interessi e gli incontri che hanno alimentato il suo tempo umano. 
 

Ultimo aggiornamento ( Domenica 11 Novembre 2018 05:20 )

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Non rubare (in ogni modo). Un comandamento da ripensare

 
«Nessuno è padrone assoluto dei beni, bensì un amministratore della Provvidenza»
 
Il tema è non rubare: un comandamento su cui non sembrerebbe esserci molto da discutere. Nell’accezione comune è l’imperativo a non impossessarsi delle cose altrui. Il mondo ridotto a due soli schieramenti: chi possiede e chi ruba. I primi da tutelare, i secondi da perseguire. Ma nella sua udienza del 7 novembre 2018 papa Francesco ha rovesciato il tavolino e invece di parlare del furto ci ha parlato del possesso. Quasi a volerci dire che a seconda delle condizioni, il possesso può essere la prima forma di tradimento della volontà di Dio. Per partire ci ha ricordato che la Dottrina sociale della Chiesa parla di «destinazione universale dei beni» a significare che «i beni della creazione sono destinati a tutto il genere umano».

Ultimo aggiornamento ( Sabato 10 Novembre 2018 06:34 )

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