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Il Dio imprevedibile (Ladislaus Boros)

 
Ci inginocchiamo davanti al nostro Dio fatto bambino, ammutolendo di fronte al suo mistero. Forse, come i magi dell'Oriente, riceviamo da lui l'indicazione di «un'altra strada» per raggiungere il nostro paese, per ritornare nel mondo della quotidianità.
 
Natale è la festa che ci ricorda che Dio è diverso, non conosce consuetudini, le sue vie sono sempre nuove, egli è giovane, viene a noi come vuole. A Natale quindi celebriamo anche la festa dell'imprevedibilità di Dio. Non solo  nella notte di  Natale,  anche  più  tardi, dopo la sua resurrezione, il Signore continuò ad apparire in modo che noi potevamo scambiarlo per un altro: per un giardiniere, un viandante, uno che ha fame, per un uomo sulla riva. Che Dio venga a noi in contrasto con le nostre attese, che le sue vie non si possano prevedere, può essere una minaccia per l'uomo che cerca Dio. Come doveva essere audace e distaccata da sé la fede di coloro che per la prima volta si sono inginocchiati davanti ad un bambino sulla paglia e hanno adorato Dio in lui! È in questo contesto che intendiamo riflettere su un tema che quasi mai viene trattato oppure viene ricordato solo marginalmente nelle meditazioni natalizie: il tema delle tentazioni del Natale.

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Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre (Raniero Cantalamessa)

 
(Ebrei,13,8) L’onnipresenza di Cristo nel tempo
 
1. Cristo e il tempoDopo aver meditato, la volta scorsa, sul posto che la persona di Cristo occupa nel cosmo, vogliamo dedicare questa seconda riflessione al posto che Cristo occupa nella storia umana; dopo la sua presenza nello spazio, quella nel tempo.Nella Messa della Notte di Natale nella Basilica di San Pietro, è stato ripristinato, dopo il concilio, l’antico canto della Kalenda, tratto dal Martirologio Romano. In esso la nascita di Gesú Cristo è posta al termine di una serie di date che la situano nel corso del tempo. Eccone alcune frasi: Trascorsi molti secoli dalla creazione del mondo […]; tredici secoli dopo l’uscita di Israele dall’Egitto sotto la guida di Mosè; circa mille anni dopo l’unzione di Davide quale re di Israele […]; all’epoca della centonovantaquattresima Olimpiade; nell’anno 752 dalla fondazione di Roma; nel quarantaduesimo anno dell’impero di Cesare Ottaviano Augusto; quando in tutto il mondo regnava la pace, Gesù Cristo, Dio eterno e Figlio dell’eterno Padre, volendo santificare il mondo con la sua venuta, essendo stato concepito per opera dello Spirito Santo, trascorsi nove mesi, nasce in Betlemme di Giuda dalla Vergine Maria, fatto uomo”

Ultimo aggiornamento ( Domenica 24 Dicembre 2017 15:33 )

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PRESENTAZIONE DEGLI AUGURI NATALIZI DELLA CURIA ROMANA

 
DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO (TESTO INTEGRALE)
 
Cari fratelli e sorelle, Il Natale è la festa della fede nel Figlio di Dio che si è fatto uomo per ridonare all’uomo la sua dignità filiale, perduta a causa del peccato e della disobbedienza. Il Natale è la festa della fede nei cuori che si trasformano in mangiatoia per ricevere Lui, nelle anime che permettono a Dio di far germogliare dal tronco della loro povertà il virgulto di speranza, di carità e di fede. Quella di oggi è una nuova occasione per scambiarci gli auguri natalizi e auspicare per tutti voi, per i vostri collaboratori, per i Rappresentanti pontifici, per tutte le persone che prestano servizio nella Curia e per tutti i vostri cari un santo e gioioso Natale e un felice Anno Nuovo. Che questo Natale ci apra gli occhi per abbandonare il superfluo, il falso, il malizioso e il finto, e per vedere l’essenziale, il vero, il buono e l’autentico. Tanti auguri davvero!

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Prima di parlare bisogna ascoltare molto · Omelia e umiltà ·

 
Evangelizzare significa riuscire a comunicare che la presenza di Cristo è capace di squarciare il male che ci circonda.
 
È la convinzione di fondo che traspare nel volume Il rischio della speranza. Come raccontare Dio ai nostri giorni (Bologna, Emi, 2017, pagine 157, euro 15) che raccoglie alcuni interventi del cardinale arcivescovo di Manila, dai quali emerge soprattutto il tratto pastorale. Dal capitolo intitolato «Accendere i cuori» pubblichiamo ampi stralci. Prima di parlare nell’omelia, è necessario ascoltare molto. Mi rivolgo ora a coloro che insegnano omiletica. A volte trasformiamo questa disciplina in un mondo di tecniche e di sofisticherie. Alcuni arrivano a chiedere ai loro seminaristi di farsi un video mentre predicano, perché l’intera classe li possa valutare: «Muovi la testa troppo spesso. Non leccarti le labbra. Guarda a sinistra, poi a destra e comincia!».

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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