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Uniti a Cristo

 
Il modello di vita da imitare 
 
 
Si è concluso oggi, venerdì 6 settembre, al monastero di Bose il XXVII Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa, dedicato al tema «Chiamati alla vita in Cristo». Pubblichiamo stralci dei discorsi pronunciati dal metropolita di Volokolamsk, Hilarion (Alfeyev), presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del patriarcato di Mosca, intitolato «La vita in Cristo», e dall’archimandrita del Trono ecumenico, Athenagoras (Fasiolo), rettore del monastero di Santa Barbara megalomartire a Montaner di Sarmede, su «La vocazione di una comunità cristiana». L’espressione “vita in Cristo”, largamente usata nella teologia ortodossa, descrive l’essenza stessa dell’esistenza della “nuova creazione” alla quale sono chiamati tutti coloro che credono nel Figlio di Dio venuto nella carne.
 
«La vita in Cristo nasce in questa vita terrena, e qui se ne accoglie il principio, ma si compie nella vita futura, quando vi giungeremo un giorno» (I, 1). Sono le parole che aprono l’opera mistagogica di san Nicola Kavasila (1322-1398), divenuta un classico: i Sette libri sulla vita in Cristo. Basandosi principalmente sulla dottrina paolina della rigenerazione dell’uomo “vecchio” nel “Nuovo Adamo”, l’asceta bizantino sostiene che la nuova vita di grazia data ai credenti in Cristo è conseguita e mantenuta attraverso la forza dei sacramenti, così come attraverso gli sforzi degli stessi credenti, che cercano di vivere secondo la legge di Cristo.
 
Nei sacramenti, che «figurano la sua sepoltura e annunciano la sua morte», scrive san Nicola, «siamo generati e formati, e siamo uniti al Salvatore in modo soprannaturale. Perché attraverso di essi noi, come dice l’apostolo, “viviamo e ci muoviamo con loro ed esistiamo” (Atti, 17, 28)» (Libro I, 35). La più alta manifestazione di questo legame con Cristo qui sulla terra si realizza nel sacramento dell’eucaristia, in cui il credente comunica, spiritualmente e corporalmente, al Salvatore risorto. Anche san Giovanni di Kronstadt (1829-1909) ha parlato della potenza di trasformazione dell’eucaristia nel suo diario spirituale La mia vita in Cristo: «Infatti, attraverso la comunione del purissimo corpo e sangue di Cristo diventiamo carne dalla sua carne e ossa dalle sue ossa».
 
Nella Chiesa occidentale, dal medioevo si è sviluppata la tradizione ascetica dell’imitazione di Cristo (imitatio Christi) che, al pari della tradizione cristiana orientale della “vita in Cristo”, risale alle epistole dell’apostolo Paolo: «Siate miei imitatori come io lo sono di Cristo» (1 Corinzi, 4, 16). Già sant’Agostino vedeva nel diventare simili a Cristo il fine della vita cristiana e il mezzo per superare le conseguenze del peccato originale. Ma sarebbe un errore pensare che questa tradizione abbia solo un significato etico. Anche gli asceti d’Occidente erano convinti che non fosse possibile diventare come Cristo solo con lo sforzo umano.
 
È necessario essere veramente uniti a Cristo perché Egli possa cambiare l’uomo con la sua grazia divina. In uno dei testi più celebri della spiritualità occidentale, L’imitazione di Cristo, attribuita a Tommaso da Kempis (intorno al 1420), l’autore indica nella persona e nel cammino terreno del Signore Gesù Cristo il modello di ogni cristiano. Allo stesso tempo sottolinea l’insufficienza degli sforzi umani, perché l’essere umano è sempre troppo debole per cambiare: «Non avrai mai pace se non ti sarai unito interiormente a Cristo» (cfr.  II,1, 3). Questo legame si realizza principalmente nel sacramento dell’eucaristia.
 
Così, sia la “vita in Cristo” nella tradizione ortodossa, sia l’“imitazione di Cristo” nella tradizione cattolica, ha sempre messo in risalto la stessa idea fondamentale, senza la quale non esiste una vera fede cristiana: il centro della vita di un cristiano è la persona viva del Dio-Uomo Gesù Cristo, che rimane con i suoi «tutti i giorni fino alla fine del mondo» (Matteo, 28, 20). In nessun luogo questa verità fondamentale è più reale che nel sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo.
 
L’eucarestia e gli altri sacramenti della Chiesa costituiscono la più alta forma di comunione al Cristo vivente, necessaria alla nostra salvezza. Al tempo stesso è della massima importanza sottolineare che al Cristo quale Salvatore del mondo partecipano, in un modo o nell’altro, anche i credenti delle altre religioni e tutta l’umanità nella sua interezza. Si pensi solo se ci sia mai stata nella storia un’altra personalità che abbia avuto un’influenza così profonda, universale e feconda sullo sviluppo della cultura umana. È stato proprio Gesù Cristo a offrire il vettore dello sviluppo culturale di diversi continenti. Dal Medio oriente il cristianesimo si è rapidamente diffuso in Asia minore e nell’Africa del nord, per poi penetrare in Europa, orientale e occidentale.
 
Nel corso dei secoli, la civiltà cristiana si è diffusa nelle Americhe, in Australia, in buona parte dell’Africa e dell’Asia sud-orientale. In ciascuna di queste regioni il cristianesimo ha mostrato un’enorme — e in molti casi decisiva — influenza sullo sviluppo della cultura, contribuendo alla formazione dei codici culturali di interi popoli. Ancora, quale altra personalità è paragonabile a Gesù Cristo per l’influsso che ha avuto nello sviluppo della morale? Nonostante non avesse alcun tratto del riformatore sociale, il suo insegnamento nel corso dei secoli è stato all’origine di molti profondi e radicali cambiamenti in tutto il sistema delle relazioni tra le persone, non solo sul piano dell’etica personale, ma anche a livello sociale.
 
Il filosofo francese contemporaneo René Girard, cui si deve la “teoria mimetica”, afferma che non c’è alcun essere umano perfettamente libero dall’imitazione (mimetismo): ognuno nella sua vita si forma in base a questo o a quell’altro modello. In effetti si dà solo un’alternativa: o la sequela di Cristo, l’imitazione di Cristo, che ci ha dato un modello nuovo di vita quale amore disinteressato e sacrificale, oppure l’imitazione gli uni degli altri, mossi dagli impulsi dell’antagonismo e dalla volontà di dominio. Nel primo caso il modello è un personale cammino di perfezionamento spirituale, la tensione al perdono, alla pace e alla giustizia sociale, un atteggiamento amoroso verso la creazione. Nel secondo caso, l’accondiscendenza alle proprie passioni, una lotta di interessi senza requie, che porta a conflitti e guerre, all’aggravamento della crisi ecologica. Quale sarà il mondo domani, su quali vie si incamminerà la nostra civiltà, dipenderà in larga misura dal modello che gli esseri umani sceglieranno oggi di imitare. E noi, cristiani, ortodossi e cattolici, dobbiamo unire gli sforzi per mostrare nella nostra vita questo modello nel Signore Gesù Cristo, il Salvatore del mondo.
 
di Hilarion