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Come difendersi dalle truffe? Come far dialogare pastorale e diritto canonico? "

 
I parroci come possono difendersi dalle truffe? Come approfondire il cammino di formazione dei laici? Come comprendere che frequentare la Chiesa vuol dire entrare nelle regole del Diritto canonico?
 
A queste domande ha cercato di fornire una risposta la puntata di mercoledì 5 aprile della trasmissione “Roma: la Chiesa nella città”, curata e condotta da Fabrizio Mastrofini. Ad intervenire sui 105 FM sono stati mons. Antonio Interguglielmi, vice direttore dell’ufficio amministrativo del Vicariato di Roma e autore del volume “Amministrare la parrocchia oggi in Italia” (Lev, 2016); don Antonio Mastantuono, pastoralista e docente alla Università Lateranense; padre Damian Astigueta, gesuita, canonista, docente alla Gregoriana.  “Ho scritto questo testo – precisa mons. Intergugliemi – con l’obiettivo di fare un servizio ai parroci per trasmettere loro le competenze che ho maturato. Ho cercato di venire incontro ai problemi amministrativi più comuni.
 
E che sono tuttavia problemi di natura anche pastorale perchè se un parroco è preoccupato per le questioni gestionali, ciò toglie tempo alle attività pastorali. Per questo è così importante la preparazione amministrativa e gestionali dei parroci ed anche è importante il supporto che possono ricevere dalla Curia”
 
Un capitolo affronta il tema delle utenze: come sceglierle, come gestirle. Un altro capitolo riguarda lo scottante argomento di come difendersi da truffe e truffatori. “Il capitolo – specifica mons. Interguglielmi – nasce da un’analisi di tante situazioni concrete che si riscontrano periodicamente. La truffa non è solo quella classica di chi vuole vendere oggetti spacciati di grande pregio; truffa è anche quando una ditta alza il prezzo solo perchè svolge i lavori in una parrocchia o in una struttura ecclesiastica. Nel capitolo insisto molto sul ruolo dei laici, preparati, che possono aiutare il parroco a compiere scelte azzeccate. Inoltre preciso quale è secondo me la regola generale: non firmate al primo incontro!. Quando mi trovo di fronte a qualcuno che vuole vendermi un oggetto, un servizio, qualunque cosa, devo avere il tempo di riflettere e magari anche consultarmi con la Curia. Dunque non bisogna firmare nulla e mai ma proprio mai al primo incontro; occorre piuttosto prendere tempo. E se l’interlocutore dice che sto mandando a vuoto un grande affare, ebbene sia, meglio perderlo il grande affare! La truffa si fonda proprio sulla velocità in modo che il truffato non abbia tempo di rendersi conto e quando se ne rende conto per lui è già tardi”.
 
Immaginando tre tipologie di parroci: uno appena nominato, un secondo dopo 15 anni di attività come parroco e il terzo anziano e vicino alla pensione, quali suggerimenti ha da fornire mons. Intergugliemi?
 
“Al parroco giovane direi di non avere paura e dunque affrontare con serenità le varie situazioni. Quando non sa come fare può rivolgersi con fiducia agli uffici della Curia in Vicariato. Dopo 15 anni un parroco ha imparato molto e di solito è il tempo in cui si cambia parrocchia. Allora in questo caso è importante avere la capacità di trovare il positivo che è stato realizzato dal predecessore e ripartire da lì per far crescere ancora di più la nuova comunità che gli è stata affidata. Ad un parroco anziano augurerei di avere davanti lunghissima vita e tuttavia di pensare al testamento, per evitare situazioni complicate. E augurargli di mettersi al servizio dei sacerdoti più giovani”.
 
“Voglio dire ancora – conclude mons. Interguglielmi – che l'esperienza nell’ufficio amministrativo del Vicariato mi ha insegnato come venire incontro ai parroci. Tante situazioni complesse si sono risolte semplicemente andando a trovare il parroco lì nella sua parrocchia. In questo modo il servizio amministrativo diventa appunto un servizio, un aiuto, non un controllo perchè è importante far sentire ai parroci che la Curia li sostiene mettendo a loro disposizione l’esperienza maturata”.
 
Don Antonio Mastantuono dal suo punto di vista pastorale è esattamente sulla stessa linea. “In passato – ci dice – era naturale che l’uscita dal seminario fosse seguita da un periodo di apprendistato come viceparroco o come vicario. Oggi la scarsità dei sacerdoti fa sì che si diventi parroco molto molto presto senza avere abbastanza esperienza. Si cercano dei correttivi come ad esempio far trascorrere in parrocchia l’anno di diaconato, che intercorre tra l’ordinazione a diacono e l’ordinazione sacerdotale. In altri casi si mandano in parrocchia durante i fine settimana i seminaristi degli ultimi anni. Si tratta di esperienze, però, che dovrebbero entrare a far parte integrante della formazione. Da parte mia credo sia opportuno o preferibile non nominare un parroco subito all’indomani della ordinazione sacerdotale”. Un altro aspetto importante per don Mastantuono riguarda il ruolo dei laici. “Oggi abbiamo un laicato che compie un cammino. Il parroco ha il compito di cercare insieme ai laici di andare alla radice battesimale della vita cristiana. È lì il terreno comune dei laici e dei sacerdoti”.
 
Una linea pastorale che il prof. Astigueta, canonista, gesuita, riprende con forza. “I parroci – nota – hanno il compito di abituare i fedeli a comportarsi in base a dei criteri precisi: verità, giustizia, carità e riconoscere quando si sbaglia. Del resto l’importanza dei rapporti interpersonali è riconosciuta dal Diritto canonico. Il Diritto fornisce al giudice, ad esempio, una vasta capacità di discrezione: prima di andare al processo si cerca di evitarlo attraverso forme di riparazione. Se il processo non si può evitare, il giudice può commutare la sentenza sospendendo la pena o modificandola in base all’atteggiamento della persona coinvolta dichiarata colpevole. Quindi non tutto, come vede, si giova sul piano pena-delitto-punizione ma ci si basa su criteri pastorali da applicare per ricucire i rapporti feriti”.
 
Molto importante la considerazione finale del prof. Astigueta. Alla domanda su come aumentare la consapevolezza che chi frequenta la parrocchia o le attività ecclesiali si trova a metà tra legislazione civile e legislazione canonica, il prof. Astigueta introduce un elemento di riflessione assai importante. "Mi sembra necessario considerare come il Diritto canonico poggi sulla legge naturale e farei in modo che le persone, i fedeli, siano consapevoli di questo aspetto. Il fedele deve capire di mettere in atto i Dieci Comandamenti. Inoltre i laici dovrebbero bene comprendere, ad esempio, che i Sacramenti vengono regolati sul piano pastorale ma anche a livello del Diritto canonico. Sono vincolanti e dunque ai fedeli dovrebbe venire offerta una formazione in tal senso. Nella catechesi o nelle omelie si dovrebbero illustrare le norme dell’agire secondo la visione cristiana”.
 
Una puntata ricca di spunti, da ascoltare e riascoltare. Temi sui quali torneremo a riflettere.

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 07 Aprile 2017 06:08 )

 

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