A Terrasini il Convegno nazionale di pastorale giovanile. La seconda giornata segnata dall'esortazione del priore di Taizé
   
Amare i giovani prima ancora di proporre loro le nostre attività: semplice quanto incisiva è la chiave per dare nuovo slancio alla pastorale giovanile secondo frère Alois Löser. Il priore della Comunità di Taizé ha aperto con il suo intervento la seconda giornata del XVI Convegno nazionale di pastorale giovanile in corso a Terrasini al resort Città del mare sul tema «Dare casa al futuro. Le parole coraggiose del Sinodo dei giovani». Frère Alois ha offerto agli 800 presenti, provenienti da 170 diocesi di tutta Italia, una rilettura dell’Esortazione apostolica postsinodale Christus vivit, frutto della XV Assemblea ordinaria del Sinodo dei vescovi sui giovani, sul cui solco si colloca questo Convegno.
 
«Questo appuntamento arriva in un momento particolare, al termine di un lungo periodo di semina, con il decennio dedicato dai vescovi italiani al tema dell’educazione. E pochi mesi dopo il Sinodo che in qualche modo ha ripreso tutto questo cammino e l’ha rilanciato in una chiave nuova – ha detto lunedì aprendo il Convegno don Michele Falabretti, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile –. Oggi è di certo mutato il quadro, è cambiata la situazione, ma non sono mutate le istanze per la pastorale giovanile, che conserva la necessità di comunicare qualcosa a coloro che vengono al mondo aiutandoli a trovare la propria strada».
 
In tutto questo, ha chiosato il sacerdote, l’unica cosa che non deve mancare è «la passione, la stessa passione che Dio coltiva nel proprio cuore per l’uomo». E introducendo l’intervento di frère Alois Loser Falabretti ha rivelato che proprio durante una cena al termine dei lavori del Sinodo è nato il tema del Convegno: «Ero a tavola con il priore di Taizé – ha raccontato il sacerdote – e commentavamo il testo del Documento finale: frère Alois mi disse che il testo contiene “parole coraggiose”». Proprio nelle ore del Convegno, Falabretti è stato colpito da una notizia drammatica: la morte del papà.
 
Nell’Esortazione, ha notato nel suo intervento il priore, «papa Francesco smuove le nostre convinzioni proprio attraverso queste parole coraggiose». Leggendo il documento, ha raccontato frère Alois, si comprende bene come il Papa «desideri rinnovare la giovinezza della Chiesa, indicando ciò che è essenziale: Cristo vive». Se non ci si lascia toccare da questa verità ogni giorno, ha proseguito il priore, «facciamo solo rumore e le nostre celebrazioni diventano riti senza vita». Francesco, invece, chiede «alla Chiesa di non essere timorosa nell’aprirsi alle domande dei giovani ad esempio sul ruolo delle donne, sulla sessualità, sulla questione degli abusi nella Chiesa». Ascoltare i giovani, ha aggiunto frère Alois, «significa dar loro uno spazio dentro di noi, anche per discernere assieme a loro i segni della presenza di Cristo nella loro vita». Ascoltare i giovani, ha aggiunto, significa anche affrontare assieme a loro i temi più urgenti di oggi, come la salvaguardia dell’ambiente o il fenomeno delle migrazioni.
 
Ma allora come rinnovare concretamente la pastorale? «Siamo chiamati ad agire come Gesù stesso – ha risposto frère Alois –: prima di animare le attività cominciamo ad amarli con l’amore di Cristo, siamo portatori del suo amore andando incontro anche alle persone che soffrono senza troppa fretta di proporre loro le nostre idee, cerchiamo di scoprire i loro doni perché si manifestino in un impegno concreto verso gli altri». Inoltre è necessario incontrare i giovani là dove vivono: un’attenzione che la comunità di Taizé porta avanti da quattro decenni con il “Pellegrinaggio di fiducia sulla terra”. Alla fine del Sinodo, ha concluso il priore, «il Papa ci ha chiesto di “pregare il documento finale”, ora io concludo con lo stesso invito a “pregare questa Esortazione”, meditandola nel cuore». Dopo l’intervento di frère Alois ha parlato anche frère John, impegnato nell’accoglienza dei giovani italiani a Taizé, che si è soffermato su alcuni aspetti dell’Esortazione di papa Francesco, ricordando che «la Chiesa è capace di far vivere la vera giovinezza nella misura in cui essa si radica nella novità permanente che è la vita dello Spirito Santo». E in questa “società di orfani” il compito della pastorale giovanile è, rimanendo in ascolto dello Spirito, quello di «creare spazi di vera giovinezza».
 
Ascoltare lo Spirito, secondo il vescovo di Alessandria, Guido Gallese, che stamani ha presieduto la Messa, «non significa mettersi d’accordo per fare tutti la stessa cosa, bensì aprirsi alla relazione con Dio, saper utilizzare ognuno nel modo più adeguato gli strumenti che egli ci dona e creare così una sinfonia di voci ed esperienze diverse».
 
La seconda giornata del Convegno si è chiusa con una Veglia presieduta dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, nella Cattedrale di Monreale.