𝐈𝐧 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚, 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐛𝐢𝐭𝐞𝐫𝐢: 𝐢 𝐧𝐮𝐦𝐞𝐫𝐢 𝐜𝐞𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐧𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐫𝐢𝐬𝐢 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐞.

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In Italia il numero dei presbiteri continua a diminuire in modo costante, delineando una crisi strutturale del clero che incide direttamente sulla vita delle parrocchie e sull’organizzazione pastorale delle diocesi.
Secondo i dati ufficiali della Conferenza Episcopale italiana (CEI), negli ultimi trent’anni il numero dei sacerdoti è passato da oltre 38.000 nel 1990 a circa 31.800 nel 2020, con una riduzione di più del 16%. Il calo non accenna a fermarsi e riguarda in particolare il clero diocesano.
A pesare non è solo la diminuzione numerica, ma anche il progressivo invecchiamento dei presbiteri: l’età media supera ormai i 61 anni, mentre i presbiteri sotto i 30 anni sono meno di 600 su scala nazionale. Le ordinazioni sacerdotali restano basse: nel 2024 sono state poco più di 350 in tutto il Paese, un numero insufficiente a compensare pensionamenti e decessi.
Le conseguenze sono evidenti sul territorio.
In Italia esistono circa 25.600 parrocchie, ma solo poco più di 15.000 hanno un parroco titolare. In molte diocesi un singolo presbitero è chiamato a seguire due o più comunità, con un aumento del carico pastorale e una riduzione della presenza stabile del prete nella vita quotidiana delle parrocchie.
Il calo dei presbiteri italiani è stato in parte compensato dalla presenza di presbiteri stranieri, che oggi rappresentano circa l’8% del clero in servizio. Tuttavia, questo contributo non è sufficiente a colmare il divario, soprattutto nelle grandi diocesi urbane e in molte realtà del Nord Italia.
I dati certificati confermano dunque una tendenza chiara: la Chiesa in Italia si trova davanti alla necessità di ripensare l’organizzazione pastorale, investendo sulla corresponsabilità dei laici, sul ruolo dei diaconi permanenti e su nuove forme di presenza ecclesiale, mentre resta aperta e urgente la sfida delle vocazioni.