Chi è Santa Francesca Cabrini, la “patrona dei migranti” venerata dal papa a Sant’Angelo Lodigiano

Articoli home page

Dal “molo della vergogna” di Arguineguín, alle Canarie, alla Bassa lombarda fino a Lampedusa: il cammino di Leone XIV attraversa i luoghi simbolo delle grandi migrazioni. E in questa visita pastorale richiama l’esempio di una donna e indomita missionaria che scelse di portare il Vangelo negli Stati Uniti quando gli immigrati eravamo noi italiani

Il Pontefice rende omaggio a una delle figure più luminose della storia della Chiesa moderna, sostando davanti alla reliquia del suo cuore, custodita nella Basilica dei santi Antonio Abate e Francesca Cabrini. Un gesto dal forte valore simbolico: il cuore di una donna che fece della carità verso gli emigranti, gli ultimi e gli scartati la ragione della propria esistenza.Il busto dedicato a Santa Francesca Saverio Cabrini a Sant’Angelo Lodigiano

Dalla Bassa lodigiana alla missione nel mondo

Ultima di dieci figli, Francesca Cabrini cresce in una famiglia profondamente cristiana. Fin da bambina rimane affascinata dai racconti dei missionari e matura il desiderio di consacrare la propria vita all’annuncio del Vangelo. La sua salute fragile sembra però ostacolare il cammino: non viene accettata dalle Figlie del Sacro Cuore, l’istituto presso cui ha studiato, proprio a causa delle sue condizioni fisiche. Quella che per molti sarebbe stata una sconfitta si trasforma invece nell’inizio di una straordinaria avventura spirituale.

«Non ad Oriente, ma all’Occidente»

Dopo alcuni anni trascorsi presso la Casa della Provvidenza di Codogno come insegnante e responsabile educativa, nel 1877 emette i voti religiosi aggiungendo al proprio nome quello di Saverio, in onore di san Francesco Saverio, patrono delle missioni. Nel 1880, incoraggiata dal vescovo di Lodi, fonda insieme a sette giovani donne l’Istituto delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù.

Il suo sogno è partire per la Cina. Ma la Provvidenza le indica una strada diversa. Quando viene ricevuta da papa Leone XIII, si sente rivolgere parole che diventeranno celebri: «Non ad Oriente, ma all’Occidente». La sua missione non è tra i popoli dell’Asia, bensì tra gli emigranti italiani che, a migliaia, approdano negli Stati Uniti in cerca di lavoro e di una vita migliore. Proprio come accade agli immigrati che arrivano oggi in Europa dal Mediterraneo o dalla rotta balcanica e che noi, spesso, respingiamo e non vogliamo.

La santa degli emigranti

Nel 1889 Madre Cabrini arriva a New York con le sue suore. Trova povertà, emarginazione, sfruttamento e diffidenza. Gli italiani sono spesso considerati cittadini di seconda categoria. Lei sceglie di stare accanto a loro con uno stile concreto e materno: apre scuole, orfanotrofi e ospedali, organizza corsi di catechismo e di formazione, accoglie bambini senza famiglia e sostiene gli adulti nella difficile integrazione nel nuovo Paese.

Per gli emigranti è madre, educatrice, consigliera e difensora. Comprende che l’integrazione autentica non significa rinunciare alle proprie radici, ma valorizzarle aprendosi all’incontro con l’altro. Per questo lavora instancabilmente affinché gli italiani all’estero possano conservare la propria identità culturale e religiosa, diventando al tempo stesso cittadini responsabili delle società che li accolgono.

La sua opera assume rapidamente dimensioni internazionali. Viaggia tra Europa e Americhe, attraversa l’Atlantico decine di volte, percorre territori difficili e fonda complessivamente 67 istituzioni tra scuole, ospedali e opere assistenziali. Un’attività impressionante, resa possibile da una fede altrettanto straordinaria.

Madre Cabrini sa che il successo delle opere non dipende soltanto dall’organizzazione o dalle risorse economiche. Alla base di tutto pone la preghiera, l’adorazione e l’unione con Cristo. Alle sue religiose chiede molte ore davanti al Santissimo Sacramento, convinta che ogni autentica azione missionaria debba nascere dall’incontro con Dio.

Un messaggio ancora attuale

È proprio questa sintesi tra contemplazione e azione a rendere la sua testimonianza particolarmente attuale. In un tempo segnato da nuove migrazioni, conflitti e disuguaglianze, la santa lodigiana continua a indicare una via evangelica fatta di accoglienza, dignità e promozione umana.

Non a caso nel 1950 Papa Pio XII la proclama patrona celeste di tutti gli emigranti. E nel 1999 san Giovanni Paolo II la definisce «missionaria della nuova evangelizzazione», riconoscendo nella sua esperienza un modello ancora valido per la Chiesa del nostro tempo.

La sua grandezza emerge anche nelle parole della storica e religiosa suor Mary Louise Sullivan, tra le maggiori studiose della santa. Nel volume Immigrant Saint. The Life of Mother Cabrini scrive: «Leader religiosa, amministratrice d’impresa e portavoce degli emarginati, Madre Cabrini è sempre stata una donna compassionevole. Nonostante le difficoltà, la salute cagionevole e le delusioni, la pace dell’anima di Madre Cabrini le permetteva di irradiare una gioia che nasceva dalla fiducia incrollabile nella provvidenza divina. Questa fiducia totale e senza riserve in Dio era la caratteristica principale della sua personalità e la fonte di una forza interiore che la spinse a raggiungere risultati notevoli in un periodo di tempo relativamente breve».

La visita di papa Leone a Sant’Angelo Lodigiano riporta dunque l’attenzione su una figura che continua a parlare al presente e il cui esempio è ancora più urgente oggi. Inginocchiandosi in preghiera davanti al cuore di santa Francesca Cabrini, il Pontefice rende omaggio non soltanto alla prima cittadina degli Stati Uniti canonizzata dalla Chiesa cattolica ma a una donna che fece del Vangelo una risposta concreta alle ferite delle migrazioni. Una santa che trasformò il confine in incontro, la povertà in speranza e la missione in un’opera di amore senza frontiere.