Ciao, Michelina. Fatico a pensare che non ti sentirò più; che non ci incontreremo come ci eravamo promessi, alla fine di questa estate torrida, per raccontarci delle rispettive ricerche, dei lavori in corso, dei progetti. Sì, dei progetti. Era questo che mi sorprendeva e mi incantava di te: malata com’eri, con tutte le volte che sei stata a un passo dalla morte, spesso ripresa per i capelli — un grazie infinito ai medici del Gemelli che ti hanno avuto in cura —, continuavi a sognare, a disegnare orizzonti e scenari di vita nuova, di quella vita nello Spirito che hai così bene raccontato nei tuoi libri.
Era la condivisione di due coetanei: tu, poco più grande, mi eri sorella maggiore. Ci siamo raccontati come, attraverso le prove, il Signore dà forma alla nostra vita e la rende adatta a servire i fratelli. Quante volte ho ripensato a come è nato il tuo amore per la letteratura, per la filosofia, per la teologia, per l’Oriente cristiano: tutto determinato da una bocciatura. Costretta a ripetere l’ultimo anno della scuola dell’obbligo in Francia, mi dicevi che, senza quella ripetizione, saresti finita a lavorare in una fabbrica, come tanti figli di emigranti che stavano cercando fortuna Oltralpe nell’immediato dopoguerra. Quel bivio ha segnato la tua vita: filosofia a Parigi, letterature straniere alla Sapienza a Roma, teologia alla Pontificia Università Gregoriana, guidata da padre Špidlík, decisivo non solo per il tuo percorso intellettuale, con una tesi su Vladimir Solov’ëv, ma anche per quello vocazionale, con l’ingresso nel Centro Aletti.
Non tocca a me dire di questo. Io posso e voglio testimoniare di come la stima tra colleghi possa trasformarsi in una amicizia che si traduce in sostegno reciproco, condivisione di ideali, collaborazione nell’accompagnare tanti studenti. Michelina alla Gregoriana era di casa: lì ha dedicato tutta se stessa all’insegnamento. Le tappe della sua carriera accademica dicono questa presenza continuativa: professore aggiunto nel 1992, associato nel 2006, straordinario nel 2009, ordinario nel 2015. Il dipartimento di Dogmatica ha avuto in lei un punto di forza, per la sua competenza nell’antropologia teologica, dove ha tentato una sintesi originalissima tra Oriente e Occidente cristiano.
La grandezza di Michelina Tenace sta nella sintesi: a lei va riconosciuta la capacità di coniugare come pochi insegnamento e ricerca teologica; di unire in un discorso coerente teologia e spiritualità per una figura di cristiano adulto; di cercare i punti di contatto tra i Padri della Chiesa e le questioni attuali; soprattutto di costruire ponti tra Oriente e Occidente cristiano. In questa direzione va la creazione della licenza di Teologia comparata della tradizioni cristiane, avviata presso la facoltà di Teologia nell’anno accademico 2022-2023, nella certezza che solo dall’ascolto reciproco, dal cammino insieme nasce l’unità della Chiesa.
La sua statura di teologa e di docente emerge dalle tante pubblicazioni, dal numero delle tesi di dottorato dirette, dai progressi che ha conosciuto il dipartimento di Teologia fondamentale sotto la sua direzione (2015-2018). Alla sua competenza è ricorsa la Congregazione per la Dottrina della Fede, che l’ha voluta dal 2018 tra i suoi consultori.
Ma tutto questo non andrebbe al di là della fredda contabilità, se non si tenesse conto della persona che è stata Michelina Tenace. Donna, anzitutto, in quelle mises così poco sofisticate, l’immancabile spilla e il volto aperto al sorriso, all’incontro, all’amicizia. Donna in un mondo di uomini, teologa della prima ora, che mai è ricorsa alla rivendicazione per affermare se stessa, ma all’argomentazione offerta con libertà, per far progredire la teologia nei campi che meglio conosceva. Donna che non temeva lo scambio, il confronto, che era disposta ad ascoltare le tue ragioni e a rivedere le proprie. Incontrarla era una festa, dovunque fosse: nell’aula delle tesi o al ristorante, davanti a una tesi o a un piatto; nei corridoi o in aula; per strada o nel suo ufficio: lei c’era e ti dava ascolto, offrendoti l’opportunità di uno scambio sempre vero, profondo, arricchente.
Delle sue opere, mi piace ricordare Cristiani si diventa. Dogma e vita cristiana nei primi tre concili (Roma 2013). Forse nessun titolo dice meglio il profilo di Michelina Tenace: l’amore ai Padri l’ha portata a scoprire e spiegare a generazioni di studenti la divinizzazione come via regale per un’antropologia cristiana. Ha percorso questa via fino in fondo, in tutta consapevolezza, vivendo la malattia come via alla piena configurazione al Risorto.
A noi lascia un’eredità umana, spirituale e teologica che non cesserà di essere feconda. A patto di cogliere le sfide, come quella sul secondo concilio di Nicea, che non è un concilio sulle immagini — insisteva a ripetere — ma su Dio e sulla Chiesa che è chiamata a conoscerlo e annunciarlo. Quel Dio che ora vede faccia a faccia, partecipe della comunione dei Santi che è data a coloro che hanno cercato il suo volto sempre, amando sempre, senza stancarsi mai.
Grazie, Michelina.