Papa Leone: «Non esiste una Chiesa pura, ma nonostante i suoi sbagli, essa conduce a Dio»

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Il Pontefice continua la spiegazione della costituzione conciliare Lumen gentium e ricorda che la Chiesa, istituzione umana e divina, pur con le imperfezioni dei suoi uomini e delle sue donne, rende concreto l’amore di Dio per l’umanità

 

Riprendendo il primo capitolo nel quale si definisce la Chiesa come «una realtà complessa» sottolinea che questo non significa che sia complicata, o che sia difficile da spiegare perché carica di una storia di Duemila anni. «Nella lingua latina la parola “complessa” indica piuttosto l’unione ordinata di aspetti o dimensioni diverse all’interno di una medesima realtà. Per questo la Lumen gentium può affermare che la Chiesa è un organismo ben compaginato, nel quale convivono la dimensione umana e quella divina, senza separazione e senza confusione».

E se la dimensione umana è percepibile, quella divina dipende da come la comunità rende concreto l’amore di Dio per gli uomini. «La Chiesa è una comunità di uomini e donne che condividono la gioia e la fatica di essere cristiani, con i loro pregi e difetti, annunciando il Vangelo e facendosi segno della presenza di Cristo che ci accompagna nel cammino della vita», dice il Papa. «Eppure», prosegue, «tale aspetto – che si manifesta anche nell’organizzazione istituzionale – non è sufficiente a descrivere la vera natura della Chiesa, perché essa possiede anche una dimensione divina. Quest’ultima non consiste in una perfezione ideale o in una superiorità spirituale dei suoi membri, ma nel fatto che la Chiesa è generata dal disegno d’amore di Dio sull’umanità, realizzato in Cristo. La Chiesa, perciò, è allo stesso tempo comunità terrena e corpo mistico di Cristo, assemblea visibile e mistero spirituale, realtà presente nella storia e popolo pellegrinante verso il cielo».

Le due dimensioni si integrano senza sovrapporsi: «Così», continua papa Leone, «la Chiesa vive in questo paradosso: è una realtà insieme umana e divina, che accoglie l’uomo peccatore e lo conduce a Dio». La Lumen Gentium riprende la vita di Cristo ricordando che chi lo incontrava per le vie «della Palestina, faceva esperienza della sua umanità, dei suoi occhi, delle sue mani, del suono della sua voce. Chi decideva di seguirlo era spinto proprio dall’esperienza del suo sguardo ospitale, dal tocco delle sue mani benedicenti, dalle sue parole di liberazione e di guarigione. Allo stesso tempo, però, andando dietro a quell’Uomo, i discepoli si aprivano all’incontro con Dio. La carne di Cristo, infatti, il suo volto, i suoi gesti e le sue parole manifestano in modo visibile il Dio invisibile».

Allo stesso modo, guardando la Chiesa da vicino «vi scopriamo una dimensione umana fatta di persone concrete, che a volte manifestano la bellezza del Vangelo e altre volte faticano e sbagliano come tutti. Tuttavia, proprio attraverso i suoi membri e i suoi limitati aspetti terreni, si manifestano la presenza di Cristo e la sua azione di salvezza». Le sue strutture, come diceva Benedetto XVI, servono alla «realizzazione e concretizzazione del Vangelo nel nostro tempo». Per questo «non esiste una Chiesa ideale e pura, separata dalla terra, ma solo l’unica Chiesa di Cristo, incarnata nella storia». Ed è attraverso la Chiesa che Cristo continua «a donarsi attraverso la piccolezza e fragilità dei suoi membri. Contemplando questo perenne miracolo che avviene in lei, comprendiamo il “metodo di Dio”: Egli si rende visibile attraverso la debolezza delle creature, continuando a manifestarsi e ad agire. Per questo Papa Francesco, in Evangelii gaudium», insiste Leone, «esorta tutti a imparare “a togliersi i sandali davanti alla terra sacra dell’altro”». Edificare la Chiesa allora significa non soltanto organizzare le sue forme visibili, ma esercitare la carità.

«La carità, infatti, genera costantemente la presenza del Risorto», conclude Leone. E cita Sant’Agostino per dire che tutti devono porre mente «solo alla carità: essa solo, infatti, vince tutte le cose, e senza di essa tutte le cose non valgono niente; ovunque essa si trovi, tutto attira a sé».