State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
Distaccarsi da sé stessi per aprirsi a Dio e agli altri
All’inizio di questa Quaresima, la Chiesa, con questo Vangelo secondo Matteo, ci invita alle tre opere principali della pietà biblica e cristiana: l’elemosina, la preghiera e il digiuno. Si tratta quindi di liberarci dal nostro egocentrismo e narcisismo, poiché l’elemosina ci rivolge verso gli altri e il digiuno ci distoglie dalla nostra fame naturale per aprirci alla fame soprannaturale e primordiale, cioè la fame di Dio. Una fame che può essere saziata solo dall’opera della preghiera. Queste tre opere hanno quindi lo scopo principale di aprire il nostro cuore alla relazione con Dio e con gli altri. Questo è l’atteggiamento raccomandato da san Giovanni della Croce, che ci invita a «distaccarci» da noi stessi per attaccarci a Dio e alla sua volontà. Nel Vangelo di oggi, Gesù ci mette tuttavia in guardia con forza dal nostro attaccamento narcisistico a queste tre opere da praticare durante la Quaresima. Egli ci invita innanzitutto a fare l’elemosina in segreto e per amore «del Padre tuo che vede nel segreto» (v. 4), cioè che vede il segreto dell’intenzione del cuore, mentre il narcisismo ci spinge a metterci «in mostra… per ottenere la gloria che viene dagli uomini»(v. 2). Gesù ci invita anche a pregare in segreto: «Ritirati nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo che è nel segreto» (v. 6). Anche in questo caso si tratta di vivere innanzitutto alla presenza di Dio e per Lui, in un amore disinteressato e quindi «distaccato» dallo sguardo degli altri, senza narcisismo. Questo amore disinteressato cerca solo lo sguardo del «Padre che vede nel segreto» (v. 6) e la sua volontà, perché Egli «sa di cosa abbiamo bisogno» (v. 8)». Quanto al digiuno dei beni terreni, se non esprime la gioia della sazietà che procurano i beni celesti (cioè quella segreta presenza di Dio), è privo di valore e persino condannabile: «E quando digiunate, non assumete un’aria abbattuta, come gli ipocriti…
Ma tu, quando digiuni, profumati il capo e lavati il volto…» (v. 17). In uno spirito evangelico molto bello e potente, Giovanni della Croce riprende l’insegnamento di Gesù e ci mette a sua volta in guardia contro i gravi pericoli dell’egocentrismo spirituale. È ciò che egli chiama «la vana gioia che l’uomo prova nelle buone opere» (MC 3,28,1). Gioia «vana» perché ci chiude in noi stessi (inferno/reclusione) invece di aprire il nostro cuore alla comunione con Dio e con gli altri. Questo narcisismo spirituale ci rende «vanitosi, orgogliosi, presuntuosi e arroganti…» (idem, n.2). Ci spinge quindi a uno spirito di competizione e di confronto con gli altri che « disprezziamo nel nostro cuore e talvolta con le parole», sottolinea il nostro Autore (n.3). Come si vede, la mancanza di purezza nel rapporto con Dio comporta una mancanza di vero rapporto con gli altri. Di conseguenza, questa pratica delle buone opere ne risente direttamente perché i narcisisti, tra le opere da realizzare «… di solito fanno solo quelle da cui sperano piacere e lode…» (n.4). Inoltre, poiché l’intenzione non è retta, il cuore non cerca prima Dio e la sua volontà, la persona si allontana da Lui: «non troveranno ricompensa in Dio, avendola cercata nella gioia (vana)…; per cui il Salvatore dice che “hanno ricevuto la loro ricompensa”» (MT 6,2). E Giovanni della Croce aggiunge «… se non trovano più il suddetto sapore (egocentrico) nelle opere… muoiono alle loro buone opere, non facendole più, e perdono la perseveranza, dove risiede la dolcezza spirituale e la consolazione interiore» (n. 7).
Il Segreto del cuore: cammino verso la purezza e la comunione
All’inizio di questa Quaresima si tratta quindi per noi di riorientare bene il nostro cuore verso Cristo «nel segreto» di una relazione intima e gratuita, fatta di amore e di amicizia. Perché, naturalmente, solo Gesù può darci questo buon modo di praticare l’elemosina, la preghiera e il digiuno. È Lui, Gesù, l’unico che ha fatto l’elemosina di tutto il suo corpo e di tutto il suo sangue nel «segreto» del mistero pasquale della Croce. Solo Lui ha digiunato della presenza saziante del Padre per donarla a noi: «Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Solo Lui, in ne, ha pregato dal profondo del cuore, nel segreto intimo delle notti di Palestina e nel segreto intimo delle notti spirituali del mondo. È in questo «distacco» da noi stessi e in questo attaccamento a Gesù, in questa spoliazione, che «il Padre tuo, che è nel segreto, ti ricompenserà» (v. 18). Ci restituirà, nel segreto del nostro cuore, il vero atteggiamento liale che la Quaresima può ridarci. Dobbiamo quindi «uscire», essere in «Esodo» da noi stessi, cercare di andare verso Cristo Sposo e la sua volontà, nella povertà spirituale del deserto del nostro cuore «distaccato».
È così che ci sarà concessa, gratuitamente, la ricompensa della santità e della fecondità apostolica. Perché, come dice Giovanni della Croce, cercare una ricompensa narcisistica nelle opere raccomandate durante la Quaresima «è facilmente cercare se stessi» (n. 8) e non Cristo. Per vivere l’«uscita», l’«Esodo» di questa Quaresima «profumando il nostro capo» della gioia stessa di Gesù, facciamo nostri questi versi di Giovanni della Croce: «Nel mezzo di una notte oscura / nell’angoscia dell’amore in ammato / Oh, beata fortuna! / Uscii senza essere notata / la mia dimora ormai addormentata» (P. NO str.1 e 3). Egli canta la gioia della persona liberata dal proprio narcisismo. La persona (la sposa) si addormenta (muore) al proprio narcisismo e nella pace dell’unione nuziale con Cristo Sposo, verso il quale è «uscita», ritrova la purezza dell’amore, la purezza del cuore (senza essere «notata» dagli altri). Questo amore è paragonato alla colonna di «fuoco» che guidò gli Ebrei, poi Gesù, nel deserto, e che è lo Spirito Santo. Questo stesso fuoco dell’amore ardente vuole restituirci il «segreto» del cuore tornato filiale, attra-verso l’elemosina, la preghiera e il digiuno. A condizione che li viviamo come «Esodo», o «uscita» da noi stessi, per ricentrarci su C