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Guardare alla luna non al dito. Il vero «terrore»

 
Per forza di cose, e da anni, ognuno di noi usa almeno cinque volte al giorno l’espressione «terrorismo islamista», o qualcosa di simile. Ma siamo sicuri di sapere ciò che significa? Siamo certi di ciò che vogliamo dire?
 
La sequela di attentati in Europa dimostra, invece, che l’incertezza è sovrana e che troppo spesso ci affidiamo a luoghi comuni che riescono soprattutto a confonderci le idee. Prendiamo l’ultimo caso, l’attentatore che nel cuore di Parigi, tra i negozi di superlusso, ha sparato sui poliziotti uccidendo l’agente Xavier Jugelé. Di lui si sa che nel 2003 e nel 2005 aveva già cercato di uccidere poliziotti e che per questo era stato condannato a 20 anni di carcere, pena poi ridotta in appello. Che nel febbraio scorso era stato di nuovo arrestato, sempre per minacce ai poliziotti "responsabili" di aver accertato che non aveva rispettato gli arresti domiciliari e l’obbligo di cure psichiatriche previsti del giudice.

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Benedetto XVI: «Un maestro di vita e di sapere" (Intervista all'allievo Tremblay)

 
Il suo stile, i suoi gesti come quello della rinuncia al ministero petrino, le sue opere come la sua scelta di farsi solo uomo di contemplazione nell’ultimo tratto di vita ci stanno regalando l’immagine di un Papa emerito che prega e ama la Chiesa nel silenzio e rimarrà il “maestro di sempre” per chi lo ha conosciuto da vicino». 
 
Si conoscono dal lontano 1969 quando l’allora giovane redentorista canadese Réal Tremblay incontrò per la prima volta nell’università di Tubinga quello che solo pochi anni dopo sarebbe diventato il suo futuro professore di dottorato Joseph Ratzinger. È la prima istantanea che estrae dal fitto album di ricordi sul suo «“doctorvater” il “mio padre professore in teologia” ai tempi dei miei studi a Regensburg..,» padre Real Tremblay il religioso, originario del Quebec – figlio di sant’Alfonso de’ Liguori – oggi professore emerito di teologia morale all’Accademia Alfonsiana di Roma. «Da subito mi impressionò l’affabilità la timidezza gentile con cui l’allora professor Ratzinger – è la confidenza di uno dei circa 100 allievi di teologia del futuro Benedetto XVI – mi accolse nella sua stanza a Tubinga: stava per traslocare a Regensburg e la sua abitazione era colma di scatoloni carichi di libri.... Mi conquistò immediatamente il modo fraterno con cui mi ricevette: mi sentii subito a casa dopo quell’incontro. Fu un incontro tra amici. Mi sembrò di incontrare una persona conosciuta da sempre. 

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 20 Aprile 2017 05:40 )

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La grande libertà della festa (Luigino Bruni)

 
La religione capitalistica vuole abolire la festa. Le ha dichiarato una vera e propria guerra, che si accompagna a una esplosione di offerta di divertimenti e di svago...
 
Vivete! Vivete la meravigliosa vita che è in voi! Nulla deve andar perduto per voi. Cercate continuamente nuove sensazioni. Non abbiate paura di nulla... Un nuovo edonismo! Di questo ha bisogno il nostro secolo. Potreste esserne il simbolo visibile. Nulla è vietato alla vostra persona. Il mondo è vostro, per una stagione... (Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray). La religione capitalistica vuole abolire la festa. Le ha dichiarato una vera e propria guerra, che si accompagna a una esplosione di offerta di divertimenti e di svago, che non hanno nulla, o troppo poco, dell’esperienza della festa. È questa un’altra espressione della ormai nota "distruzione creatrice" del capitalismo del XXI secolo, che prima ha eliminato la festa e poi ci vende merci per cercare di sostituirla. Ma non ci riesce, perché la gratuità non si vende né si compra.

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Il senso della Pasqua (Carlo Maria MartinI)

 
Mentre il Natale suscita istintivamente l’immagine di chi si slancia con gioia (e anche pieno di salute) nella vita, la Pasqua è collegata a rappresentazioni più complesse. È la vicenda di una vita passata attraverso la sofferenza e la morte, di un’esistenza ridonata a chi l’aveva perduta.
 
Perciò, se il Natale suscita un po’ in tutte le latitudini (anche presso i non cristiani e i non credenti) un’atmosfera di letizia e quasi di spensierata gaiezza, la Pasqua rimane un mistero più nascosto e difficile. Ma tutta la nostra esistenza, al di là di una facile retorica, si gioca prevalentemente sul terreno dell’oscuro e del difficile. Penso soprattutto, in questo momento, ai malati, a coloro che soffrono sotto il peso di diagnosi infauste, a coloro che non sanno a chi comunicare la loro angoscia, e anche a tutti quelli per cui vale il detto antico, icastico e quasi intraducibile, senectus ipsa morbus, «la vecchiaia è per sua natura una malattia». Penso insomma a tutti coloro che sentono nella carne, nella psiche o nello spirito lo stigma della debolezza e della fragilità umana: essi sono probabilmente la maggioranza degli uomini e delle donne di questo mondo.

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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