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IL SACERDOTE E LA MADONNA di Jean Galot

 
Il ruolo di Maria non si limita alla sua unione con il sacerdozio del Salvatore; esso si estende a tutto lo sviluppo del sacerdozio nella vita della Chiesa
 
Madre del Cristo sacerdote. Il posto di Maria nella vita del sacerdote risulta, prima di tutto, dal legame stabilito nel piano divino fra la Vergine di Nazaret e il sacerdozio di Cristo. Dando il suo consenso al messaggio dell'angelo che le proponeva di diventare la madre del Messia, Maria ha cooperato al compimento del mistero dell'incarnazione. Ora, in virtù dell'incarnazione, il Figlio di Dio è diventato sacerdote, totalmente consacrato fin dal primo momento della sua vita umana, per essere totalmente dedicato alla sua missione redentrice. Gesù si è chiamato " Colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo" (Gv 10,36). Ella non è personalmente impegnata nella via del sacerdozio, che è proprietà di suo Figlio, ma è stata incaricata di cooperare alla venuta di questo sacerdozio nel mondo e, in seguito, di preparare Gesù alla sua missione sacerdotale.

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Se si perde la sacralità del mondo

 
Avidità umana e crisi culturale all’origine della questione ecologica ·
 
Ogni azione offre sicurezza, se la sua qualità è sostenibile nell’ambiente. Ne consegue che la rinnovata attenzione per la nostra “casa comune” non è appannaggio solo di alcuni, ma è l’assoluta capacità di ogni essere umano di farsi promotore della vita e della vita dei tempi che verranno. La Chiesa ortodossa, con le iniziative del patriarcato ecumenico fin dal 1989, ha cercato di comprendere la dimensione spirituale della crisi ecologica, individuando il legame teologico tra la natura delle cose e la loro appartenenza a Dio. Un lungo processo di analisi e di superamento dei concetti filosofici antichi che opponevano la materia allo spirito, sviluppatosi soprattutto in occidente nel medio evo, ma che avevano influenzato l’intero cristianesimo, ha indotto la nostra Chiesa a ritrovare le radici scritturistiche più profonde e della patristica, esprimendosi nei termini di creato-increato.

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DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI NUOVI VESCOVI ORDINATI NEL CORSO DELL'ULTIMO ANNO 2017

 
Carissimi Fratelli, con grande gioia vi accolgo in questo momento quasi conclusivo del vostro pellegrinaggio romano, organizzato dalle Congregazioni per i Vescovi e per le Chiese Orientali.
 
Ringrazio il Cardinale Marc Ouellet e il Cardinale Leonardo Sandri e i Dicasteri che rispettivamente presiedono, per il generoso impegno nel realizzare questo evento, che mi consente ora di conoscervi personalmente e di approfondire con voi, novelli Pastori della Chiesa, la grazia e la responsabilità del ministero che abbiamo ricevuto. Infatti, non per nostro merito, ma per pura benevolenza divina ci è stata affidata «la testimonianza del Vangelo della grazia di Dio» (At 20,24; cfr Rm 15,16) e «il ministero dello Spirito» (2 Cor 3,8-9). Quest’anno, il programma delle vostre giornate romane ha cercato di penetrare il mistero dell’Episcopato mediante uno dei suoi compiti centrali, quello di offrire al «gregge in mezzo al quale lo Spirito Santo [ci] ha costituiti come custodi» (At 20,28) quel discernimento spirituale e pastorale necessario perché esso raggiunga la conoscenza e la realizzazione della volontà di Dio, nella quale risiede ogni pienezza.

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CHI È IL «CATTIVO PASTORE»? (Diego Fares)

 
 
Il pastore che vende l’eredità ricevuta gratuitamente
 
L’allora p. Jorge Mario Bergoglio aveva scritto un saggio dal titolo «Il cattivo superiore e la sua immagine»[1]. Si riferiva, ovviamente, al superiore all’interno della Compagnia di Gesù che ha una precisa missione pastorale. Colpisce che in quello scritto egli non abbia utilizzato l’immagine del mercenario che Gesù stesso contrappone al buon pastore, ma abbia assunto quella di colui che «vende l’eredità ricevuta gratuitamente»[2]. La vendita dell’eredità è sempre una «svendita». Per questo, coloro che vendono l’eredità vengono definiti «guide cieche». Alla radice di tale profanazione, che è sempre un pessimo affare, c’è la loro cecità, la loro mancanza di discernimento, il non riconoscere il Figlio di Dio venuto nella carne. Bergoglio la contestualizza nella cornice della Lettera agli Ebrei, che afferma: «Di quanto peggiore castigo pensate che sarà giudicato meritevole chi avrà calpestato il Figlio di Dio e ritenuto profano quel sangue dell’alleanza, dal quale è stato santificato, e avrà disprezzato lo Spirito della grazia?» (Eb 10,29)[3].

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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