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La «lezione» del cardinale Ballestrero a 20 anni dalla morte

 
Guidò le Chiese di Bari e Torino. Presidente della Cei nei primi anni Ottanta, è stato un fine tessitore di riconciliazione. Padre conciliare, a lui si deve il titolo della Gaudium et Spes
 
Un pastore che ha saputo costruire sulla roccia e non sulla sabbia. Così l’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, suo terzo successore, ha ricordato ieri durante la Messa al Santuario della Consolata il cardinale Anastasio Alberto Ballestrero nel ventesimo anniversario della morte (Bocca di Magra, 21 giugno 1998). Il porporato ha saputo vivere, ha detto Nosiglia, «una sapienza del cuore maturata e costruita dentro un carattere impetuoso e un’intelligenza vivissima. Una sapienza che gli ha permesso di guidare la Chiesa in Italia come presidente della Cei e le diocesi di Bari e di Torino affrontando con coraggio e vigore i nodi anche più intricati che si creavano quando prevalevano idee o posizioni contrapposte, non sempre verificate, e vissuta con la dovuta umiltà alla luce della fede».

 

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La differenza cristiana (Enzo Bianchi)

 
I giovani in preparazione al loro Sinodo si sono così espressi, giudicando «la Chiesa come troppo severa e spesso associata a un eccessivo moralismo» e chiedendo che essa sia «accogliente e misericordiosa, […] capace di amare tutti, anche quelli che non la seguono» (1.1).
 
A marzo i giovani hanno vissuto una riunione presinodale nella quale è stato elaborato un documento da offrire alle istituzioni del prossimo Sinodo su «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale», affinché da esso si sentano ispirate nell’elaborazione dell’Instrumentum laboris, la traccia per il confronto e la discussione comune. Un documento concepito da trecento giovani provenienti da tutto il mondo, collegati online attraverso gruppi di Facebook con altri quindicimila coetanei, non può essere pienamente rappresentativo di una realtà così plurale e complessa qual è la gioventù di molte e diversissime aree culturali nelle quali è presente la Chiesa cattolica. Resta tuttavia significativo che in questo testo si possano scorgere alcune convergenze, soprattutto sulle sfide e sulle opportunità dei giovani nel mondo di oggi. 

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Regno di Dio e Chiesa (Giuseppe Florio)

 
Una volta il regno di Dio non era neanche un tema considerato nella catechesi e nelle nostre chiese. Nel Concilio Vaticano II se ne è dibattuto molto e al concilio è stata fatta una distinzione esplicita tra regno di Dio e Chiesa.
 
Negli ultimi decenni, la ricerca biblica ha approfondito molto gli aspetti di originalità annunciati da Gesù di Nazareth a proposito del regno di Dio. Vi ricordate nel primo e secondo incontro ho insistito molto tra la differenza della concezione del regno di Dio che aveva il Battista, il quale richiamava a una concezione abbastanza diffusa al tempo di Gesù e come invece Gesù di Nazareth, vi ricordate, non abbia continuato sulla stessa linea. Il regno di Dio, tema a volte dimenticato nella Chiesa, è stato l’annuncio principale di Gesù di Nazareth, lo dicono anche i numeri: nei quattro vangeli l’espressione regno di Dio viene citata centoventi volte, novanta di queste citazioni sono in bocca a Gesù. Il Vangelo che più di tutti ha insistito su questo tema è il vangelo di Matteo cioè della chiesa della tradizione giudaico-cristiana. E’ un tipico tema del cristianesimo, non avete una cosa simile nell’Islam, ancor meno nel buddismo.
 

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Il "Vangelo" di San Paolo di Bruno Forte

 
Un uomo “toccato” da Dio in una maniera così profonda, da vivere il resto dei suoi giorni mosso dall’unico desiderio di comunicare agli altri l’esperienza di amore gratuito e liberante fatta nell’incontro col Signore Gesù sulla via di Damasco: tale fu Paolo.
 
Il Suo Vangelo - la buona novella cioè da Lui annunciata al mondo...  1. Il Vangelo di Paolo. Un uomo “toccato” da Dio in una maniera così profonda, da vivere il resto dei suoi giorni mosso dall’unico desiderio di comunicare agli altri l’esperienza di amore gratuito e liberante fatta nell’incontro col Signore Gesù sulla via di Damasco: tale fu Paolo. Il Suo Vangelo - la buona novella cioè da Lui annunciata al mondo - è tutto radicato in quell’esperienza straordinaria: afferrato da Cristo, può dire a tutti, che mentre eravamo ancora peccatori, il Figlio di Dio è morto per noi, facendo sue la nostra fragilità, la nostra colpa, la nostra morte; risorgendo da morte per la potenza dello Spirito effusa su di Lui dal Padre, ci ha portati con sé in Dio, rendendoci partecipi della vita che viene dall’alto.
 

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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