A confronto con l’enciclica “Magnifica humanitas”. Una scuola del pensare trinitario

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Nell’enciclica Rerum novarum (1891), Papa Leone XIII ha fondato il moderno pensiero sociale cattolico sulle «nuove cose». Il modo di pensare espresso nella Laudato si’ (2015) di Papa Francesco, invece, è caratterizzato da un’ecologia integrale che lega indissolubilmente giustizia sociale e tutela dell’ambiente. Quale tipo di pensare propone Papa Leone XIV nella sua enciclica Magnifica humanitas sull’intelligenza artificiale (IA) (maggio 2026)?

Per Leone XIV, l’educazione e il pensare critico sono fondamentali per la cura del mondo. Questa enciclica appare come una scuola del pensare sulle «nuove cose». A tale pensiero viene riconosciuto uno statuto autonomo e distinto rispetto alle singole discipline, poiché il Papa sottolinea l’importanza del processo conoscitivo nel promuovere il pensiero critico, le autentiche capacità relazionali e una vera libertà. Il pensare è da intendersi non come un blocco monolitico, ma come una rete dinamica di relazioni nella diversità. Nella sua enciclica, l’attuale Pontefice incarna questa visione e accompagna il lettore a una comprensione interdisciplinare.

Sotto questo aspetto, la nuova enciclica è davvero eccezionale per il modo in cui il Papa ci rende partecipi del suo processo di conoscenza, guardando alle encicliche del passato e, al contempo, lasciando spazio alla promessa delle «nuove cose» rappresentata dall’IA. Così guida ogni lettore verso la propria responsabilità.

Papa Leone XIV non stabilisce principi e regole per risolvere situazioni complesse, bensì introduce una teologia delle «figure». Entrambi gli aspetti descrivono il processo conoscitivo in relazione alle persone reali e rivelano la natura unica dell’enciclica. Egli introduce al pensiero responsabile e prende Neemia (Ne 1-2) come esempio del pensare relazionale. Descrive esattamente come preparare un processo di conoscenza: «Non impone soluzioni dall’alto. Convoca le famiglie, affida a ciascuno un tratto di muro da ricostruire, ascolta le paure, coordina le forze, fronteggia le opposizioni» (8).

Leone XIV parla di questo atteggiamento secondo il quale l’umanità deve innanzitutto essere consapevole di sé e in pace con se stessa, così da poter rendere le «cose nuove», ciò che realmente sono, cioè non relazioni «estreme» né dipendenze, ma la capacità di guardare avanti con sollecitudine. Ciò significa che sia la conoscenza sia la realizzazione si articolano su diversi livelli di comprensione: conoscere se stessi insieme all’altro e anche l’essere orientati sempre verso Dio.

Nell’enciclica Magnifica humanitas, Papa Leone XIV auspica la difesa della civiltà dell’amore intesa come struttura relazionale triplice modellata sulla Trinità. Il Pontefice mostra come il pensiero trinitario, relativo alle «cose nuove», abbia plasmato in modo rilevante le encicliche, fungendo da fondamento per la teologia della creazione e per la teologia sociale.

Nell’enciclica sociale Rerum novarum di Papa Leone XIII (1891), il pensiero trinitario (la dottrina del Dio Uno e Trino) non è esplicitamente articolato in termini dogmatici, piuttosto è la comprensione trinitaria e cristologica di Dio che costituisce il fondamento teologico da cui scaturiscono concrete istanze sociali e civili. L’enciclica fa derivare l’inalienabile dignità del lavoratore dal fatto che egli è creato a immagine di Dio e per il fatto che Dio — Padre, Figlio e Spirito Santo — è concepito come comunione di persone, ne consegue, perciò, che anche gli esseri umani sono naturalmente orientati verso la comunità, la famiglia e la società.

In documenti più recenti, come Fratelli tutti (2020) di Papa Francesco, la comunione trinitaria è citata quale modello per un’umanità caratterizzata dalla fraternità e dall’apertura al dialogo, mentre nella Laudato si’ (2015) Jorge Mario Bergoglio amplia la prospettiva includendo l’ecologia e la salvaguardia del creato.

Papa Leone XIV, inoltre, approfondisce un aspetto trinitario essenziale: affermare che le cose create e le società stesse possiedono leggi e valori, significa riconoscere l’esigenza di una legittima autonomia (25-26). Vale a dire che l’umanità è definita principalmente dalle relazioni e dall’amore, non dalla sua utilità o efficienza funzionale. In questo contesto, le «nuove cose» sotto forma di piattaforme virtuali diventeranno luoghi di incontro (nell’amore).

Questo approccio originale ricongiunge il pensiero del Vescovo di Roma a quello del maestro della contemplazione del mondo, Romano Guardini. Un articolo pubblicato da «Ediciones Cristiandad» lo mette, infatti, a confronto in modo convincente con Papa Leone XIV, il quale cita ampiamente Papa Francescotale. In questo contesto, entrambi coltivano una conoscenza trinitaria, che vede, davvero, centrale il concetto di essere creati a immagine di Dio. Entrambe queste idee traggono origine da sant’Agostino, che parla di cura per l’umanità. Guardini cita il Padre della Chiesa nel Libro III delle Confessioni: «Tu infatti eri all’interno di me più del mio intimo e più in alto della mia parte più alta» (III, 6, 11).

Essendo fatti a immagine della comunione trinitaria di Dio, anche noi — in quanto persone — siamo costituiti interiormente in modo triplice. Questa unità trina, con le sue relazioni e polarità, fa parte della nostra struttura umana fondamentale: è presente in me, in ogni altra persona e, in misura variabile, in ogni altra forma creata, comprese le «nuove cose», che emergono dall’ambito dell’intelligenza artificiale.

Il lasciarsi guardare e interrogare dalle «nuove cose» diventa per Papa Leone XIV uno dei più importanti principi del pensare e scrive: «La Chiesa (…) riconosce nelle domande e nelle sfide del tempo attuale il luogo nel quale esercitare la propria vocazione all’ascolto, al dialogo e al servizio, lasciandosi interpellare da tutto ciò che riguarda l’esistenza degli uomini e delle donne di oggi» (19).

A questo punto, per il Pontefice la Dottrina sociale della Chiesa «non è un insieme statico di concetti, ma un corpus vivo di verità, custodisce e interpreta la vocazione dell’umanità». (3) Significa che «tutti possiamo fare la nostra parte» (212), ma «il tutto è più delle parti» (61). Per questo «la mera somma degli interessi individuali non è in grado di generare un modo migliore per tutta l’umanità» (61).

Questo pensiero, già introdotto da Papa Francesco, conduce a un radicale cambiamento, il che implica uscire dalle «logiche di contrapposizione e di aggressività» (64) e fronteggiare le «opposizioni» (8). Pensare stesso diventa un atto d’amore. L’amore costituisce quindi un elemento essenziale della conoscenza.

Nell’enciclica Magnifica humanitas, il quinto capitolo — dedicato a «La cultura della potenza e la civiltà dell’amore» — individua i criteri che ci obbligano a mettere in relazione con il nostro modo di comprendere, il modo di usare le parole e di guardare con gli occhi dell’altro, fino alla capacità di sentirsi amati da Dio. L’enciclica dà, così, vita a ciò che Guardini disse un tempo: «La conoscenza è sempre, in qualche modo, un incontro nell’amore».