DE DONATIS SCEGLIE LA VIA DEL SILENZIO E LIBANORI NON CI STA. SI SPACCA IL CONSIGLIO EPISCOPALE

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C’è aria pesante in San Giovanni in Laterano e il presbiterio di Roma è smarrito. In queste ore Silere non possum ha reso pubbliche alcune scelte del Vicario di Sua Santità in merito alla vicenda di Marko Ivan Rupnik. La percezione è questa: mentre la Congregazione per la Dottrina della Fede e la Compagnia di Gesù lavoravano per accertare i fatti, la diocesi di Roma dava sempre più incarichi a Rupnik e al Centro Aletti.

Come abbiamo spiegato, questo sistema era favorito dall’amicizia di Angelo De Donatis con il gesuita sloveno. Oggi, però, il silenzio del Cardinale Vicario diventa imbarazzante a seguito delle nostre rivelazioni sul Rupnik Case. 

Il consiglio espiscopale si spacca
Venerdì 16 dicembre 2022, durante un incontro riservato ai membri del consiglio episcopale, il vescovo ausiliare per il settore Est, S.E.R. Mons. Riccardo Lamba ha chiesto spiegazioni al Cardinale Vicario in merito alle notizie che abbiamo pubblicato. 

De Donatis ha risposto dicendo che si tratta di calunnie rivolte a Rupnik e nulla di più. I vescovi erano sconcertati. Difatti, non si tratta di “illazioni o chiacchiere da salotto”, ma vi sono dei provvedimenti di ordini religiosi e di Tribunali della Santa Sede che affermano, nero su bianco, che il gesuita ha assolto il complice nel peccato contro il sesto comandamento. Ci sono denunce, circostanziate, che riferiscono che alcune religiose sarebbero state abusate da Rupnik. Come si può tacere di fronte a tutto questo?  

Fu proprio Angelo De Donatis a dire, durante il convegno“Dalla parte delle vittime” di novembre 2022, a dire “C’è un grande desiderio di proteggere, prevenire e formare”. Come si può agire per proteggere se, prima, non si dimostra di non fare favoritismi? 

Il vescovo ausiliare per il settore Centro, S.E.R. Mons. Daniele Libanori S.I., dopo aver ascoltato la risposta di De Donatis, ha detto ai vescovi presenti che le cose non stavano proprio così ed ha lasciato l’incontro. Il presule, infatti, si è occupato di tutta l’indagine che ha riguardato la Comunità Loyola in cui Rupnik esercitava il ministero. Nonostante questo, De Donatis non ha mostrato alcuna preoccupazione e, impassibile, è andato avanti nell’incontro. I vescovi ausiliari erano sbigottiti. 

La richiesta di Lamba era più che legittima, un confratello nell’episcopato, peraltro arrivato da poco in Vicariato, quindi all’oscuro di tutto, chiede al Vicario di Sua Santità cosa sta accadendo. Se non si tratta almeno di essere sinceri con i propri stretti collaboratori, almeno si dica cosa bisogna fare con il clero che chiede, anch’esso legittimamente, spiegazioni. 

De Donatis, invece, sceglie di prendere le parti del suo “maestro”, piuttosto che preservare il clima di comunione e fraternità. Sceglie di calpestare le decisioni di Santa romana chiesa e le parole delle vittime di Rupnik. Sceglie, ancora una volta in questi cinque anni, la via del silenzio.

Il vescovo ausiliare Libanori, il quale ha mostrato grande rigore in questa vicenda, non ci sta. Ieri ha preso carta e penna e ha scritto ai sacerdoti del settore centro della diocesi di Roma. “Scrivo dopo lunga riflessione perché sento il dovere di sostenere, per quanto posso, la fede dei piccoli scossa dallo scandalo dei fatti attribuiti a P. Marko Rupnik, mio fratello nella comune appartenenza alla Compagnia di Gesù” dice Libanori.

“Sembra, continua il presule, che le notizie riportate dai giornali corrispondano al vero, dal momento che i Superiori della Compagnia hanno ammesso l’esistenza di misure cautelari nei suoi riguardi in relazione a quei fatti. Sono stati fatti nomi importanti e, come sempre accade in presenza di notizie gravi, l’atteggiamento verso presunti protettori è severo o apertamente accusatorio”. 

Libanori, poi, volge il suo sguardo alle vittime: “Mi sforzo di fare tacere i sentimenti che provo dinanzi a testimonianze sconvolgenti, provocate da silenzi arroganti, che spiattellano davanti al mondo il putridume di cui sono impastate talune scuole spirituali”.  Con le parole di un Padre che vuole rassicurare i suoi figli, il vescovo afferma: “Le persone ferite e offese, che hanno visto la loro vita rovinata dal male patito e dal silenzio complice, hanno diritto di essere risarcite anche pubblicamente nella loro dignità, ora che tutto è venuto alla luce. La Chiesa – noi – abbiamo il dovere di un serio esame di coscienza e chi sa di avere delle responsabilità deve riconoscerle e chiedere umilmente perdono al mondo per lo scandalo”.

Difatti, oltre al silenzio del Cardinale Vicario, è vergognoso anche quello di Marko Ivan Rupnik e del Centro Aletti che continuano, senza alcuna remora, la loro attività.  “Tutti noi vogliamo la verità, protesta Libanori. Ne abbiamo diritto. Cercarla è un preciso dovere. C’è la verità tremenda dei fatti contestati che impone alla Chiesa di assumere la propria responsabilità dichiarando senza ambiguità chi è la vittima e chi l’aggressore e assumendo le misure necessarie perché il ministero della Chiesa non venga profanato”. 

“La Chiesa, continua la lunga lettera, specie negli ultimi anni, ha condannato gli abusi con il massimo rigore. Ci si aspetta che anche in questo caso essa sia coerente con il suo stesso insegnamento”. Il riferimento è chiaramente rivolto anche a quei soggetti, oltre allo stesso Vicario, che si sono riempiti, per anni, la bocca di parole come “trasparenza, apertura, ascolto” ma, su Rupnik, hanno taciuto.

Fra questi primeggia il gesuita Hans Zollner, definito dalla stampa “uno dei maggiori esperti mondiali nel campo della salvaguardia e della prevenzione degli abusi sessuali”. L’uomo,sul Rupnik case ha taciuto ed ha rilasciato qualche timida dichiarazione alla stampa solo a seguito dei nostri articoli in cui lo chiamavamo in causa. Tralasciando il fatto che non è chiaro dove abbia acquisito le competenze di “maggiore esperto mondiale”, e quali titoli abbia, come mai Zollner non ha risposto alla suora che gli ha inviato una lettera il 05 giugno 2022? Come mai il gesuita tedesco non ha riferito ai quotidiani servi che lo hanno intervistato che lui era al corrente del caso perchè era in copia nella lettera? 

Nel Rupnik Case emerge tutta l’ipocrisia contro la quale anche Cristo si è scagliato. La lettera del vescovo gesuita Libanori sembra proprio dire questo.

Lettera indirizzata da una delle vittime di Rupnik a Padre Hans Zollner e altri esponenti ecclesiastici

Solo facendo verità, scrive Libanori, “più liberi e forse più credibili, potremo riprendere la nostra missione di fare conoscere il Signore che viene per gli ingiusti e siede a tavola con i peccatori”.