Nell’udienza generale il Pontefice ha esortato i cristiani a vivere la Pasqua domenicale in comunità, agevolando la partecipazione anche di coloro che lavorano la domenica. Poi ancora la preghiera per le vittime del terremoto in Colombia
“Oramos por Colombia”, preghiamo per la Colombia. Lo dicono al Papa un gruppo di pellegrini sudamericani, mentre salutano Leone XIV prima dell’inizio dell’udienza generale di srtamattina nella Basilica di San Pietro, gremita di giovani, adulti e anziani da tutto il mondo. «Desidero esprimere la mia vicinanza ai fratelli e alle sorelle colombiani, – ha ribadito Prevost al termine della catechesi – che hanno sofferto per le conseguenze del recente terremoto che ha causato numerose vittime e feriti, così come molti danni materiali». A loro ha assicurato ancora una volta, dopo il telegramma di cordoglio inviato ieri alla Chiesa colombiana, anche la preghiera per famiglie di chi ha perso la vita, e per tutti coloro che sono stati colpiti dalla tragedia. «La mia gratitudine per tutti coloro che sono impegnati nelle operazioni di soccorso e di assistenza», ha aggiunto.
La meditazione di oggi, alla vigilia della festa dell’Assunzione di Maria, ha avuto come tema centrale il quinto capitolo della Costituzione conciliare “Sacrosanctum Concilium” dedicato all’anno liturgico, «per spiegarne il valore nella vita di ogni credente». Lo stesso modo di definire la scansione temporale delle feste cristiane come “anno liturgico”, ha iniziato il Papa, «si è diffuso nel linguaggio ecclesiale grazie all’opera del servo di Dio l’abate Prosper Guéranger (1805-1875)». Non si tratta di «una fredda e inerte rappresentazione di fatti che appartengono al passato o una semplice […] rievocazione di realtà d’altri tempi», come sottolineò già papa Pio XII nell’Enciclica “Mediator Dei”. L’anno liturgico infatti, ha proseguito Leone XIV «va inteso come costante attualizzazione dell’opera della salvezza, che Cristo realizza nella storia», e l’incontro con Gesù, «morto e risorto per noi, è la finalità che la Chiesa sempre persegue, ponendo al centro di ogni momento la celebrazione dell’evento pasquale». Ecco perché i Padri conciliari considerano «fondamento e nucleo dell’anno liturgico proprio la domenica, il giorno di festa primordiale». Lo stesso san Giovanni Paolo II, nella Lettera apostolica “Dies Domini” (31 maggio 1998), ha ricordato il Pontefice, «insegna che la domenica è giorno del Signore, giorno della Chiesa, giorno dell’uomo e, infine, “giorno dei
L’anno liturgico, poi, «ha una storia interessante», ha ricordato Leone XIV. Nel II secolo d.C., infatti, alla celebrazione della Pasqua settimanale si è aggiunta quella della Pasqua annuale, con un tempo che si estende a cinquanta giorni, culminanti nella Pentecoste, e preparata dal tempo di Quaresima. Solo dopo si è sviluppato il ciclo natalizio, avvenuto sul modello di quello pasquale e la Chiesa ha inserito nei diversi tempi la venerazione della Vergine Maria, le memorie dei martiri e degli altri santi. L’anno liturgico, dunque, «ripropone così in forma sacramentale la pedagogia della storia della salvezza, guidando i fedeli dall’attesa del Messia alla pienezza del mistero pasquale e all’anticipazione della gloria futura». In esso la Chiesa «celebra l’attualità salvifica del mistero di Cristo, permettendo ai credenti di parteciparvi sempre più profondamente», e costituendo «il principio ispiratore e il quadro di riferimento essenziale di ogni azione pastorale».
Da questo, il Pontefice ha lanciato un appello a tutti i cristiani, ricordando che, «per santificare la domenica è indispensabile celebrare l’Eucaristia». Secondo il Concilio Vaticano II, «l’ascolto della Parola e la partecipazione al Corpo di Cristo» comportano, «il convenire in unum (cfr SC, 106), cioè la festosa convocazione dei fedeli». E questa assemblea, ha sottolineato Leone XIV «non è sostituibile da una presenza soltanto virtuale, né si riduce a un raduno meramente passivo», poiché l’assemblea liturgica «si avvera infatti nell’attiva partecipazione di fratelli e sorelle, convocati insieme a “rendere grazie a Dio che li ha generati”, “mediante la risurrezione di Cristo dai morti, per una speranza viva” (1Pt 1,3)». A tale proposito, il Pontefice ha esortato tutti «a ricercare le migliori condizioni affinché sia possibile prendere parte alla santa Messa anche a quanti di domenica non hanno possibilità di astenersi dal lavoro». Parlando ai pellegrini portoghesi, in particolare, ha incoraggiato i cristiani di tutto il mondo «a santificare la domenica partecipando alla Santa Messa, non assistendovi soltanto in modo virtuale», perché l’Eucaristia «è l’incontro vivo con il Signore risorto».