MARIA, IL ROSETO DI ROMA E LA MENORAH (Paolo Scarafoni e Filomena Rizzo).

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Maggio è il mese per eccellenza dedicato alla Madonna. La regina dei fiori è la rosa, il fiore più bello. Per questo motivo è stato associato a Maria, che è chiamata nelle litanie lauretane «rosa mistica». La preghiera devozionale e contemplativa dedicata a lei è il «rosario», che allude alla ghirlanda di rose che nel medioevo si poneva sul capo delle statue della Vergine. La recita delle «ave Maria» è una ghirlanda mistica offerta alla Madonna.

In Italia l’amore per le rose è testimoniato da tanti roseti incantevoli dal Nord al Sud dello Stivale. Basta consultare i vari siti dedicati ai roseti da visitare nel mese di maggio, periodo della fioritura. Ci sono gli «itinerari delle rose». Tanti i luoghi bellissimi indicati, come i Giardini Botanici di Villa Taranto a Pallanza, la Reggia della Venaria Reale a Torino, il roseto di Villa Durazzo a Santa Margherita Ligure, il Giardino de Boboli in Toscana, il “Roseto Vacunae Rosae” a Rieti, “Le stanze in fiore di Canalicchio” a Catania. Il Roseto comunale di Roma, che ospita una collezione di rose botaniche antiche e moderne, circa 1200 specie provenienti da tutto il mondo, si distingue per la sua bellezza e per la sua storia particolare, che si può leggere anche sul sito del Comune di Roma.

«Unico al mondo per la sua spettacolare posizione, si adagia sulle pendici dell’Aventino, di fronte ai resti del Palatino, appena sopra il Circo Massimo. Fin dal III secolo a.c. il luogo in cui sorge il roseto era dedicato ai fiori. Tacito, negli Annales, parla di un tempio dedicato alla dea Flora, i cui festeggiamenti “floralia” si svolgevano in primavera nel Circo Massimo. Ricoperto di orti e vigne fino a tutto il XVI secolo, nel 1645 divenne l’Orto degli Ebrei con annesso il piccolo cimitero della Comunità. Dal 1934, anno del trasferimento del cimitero ebraico al Verano, l’area, destinata dal Piano Regolatore Generale di Roma a Parco, rimase incolta fino al 1950, quando divenne sede del nuovo roseto comunale. Come ringraziamento alla comunità ebraica che aveva permesso di ricreare il roseto in un luogo sacro, venne posta all’ingresso del giardino una stele in ricordo della precedente destinazione e i vialetti che dividono le aiuole, assunsero la forma della menorah, il candelabro a sette bracci, simbolo dell’Ebraismo».

In questi giorni abbiamo passeggiato per il roseto. Abbiamo supposto che alcuni padri del Concilio Vaticano II nei momenti di pausa e di discernimento avranno anche loro camminato tra i sentieri di rose che tracciano i bracci della menorah, e avranno dato via libera alla loro immaginazione riflettendo sul documento che stavano preparando per il dialogo con gli ebrei e che sarebbe diventato la dichiarazione Nostra aetate.

L’immaginazione è il luogo dove entrano in gioco la libertà divina e la libertà umana. Per la relazione con Dio trova spazio in modo particolare in alcuni loci theologici: la liturgia, la Parola, il comportamento o vivere etico, la pietà popolare. Il giardino delle rose di Roma pur essendo un luogo laico è per molti una luce gentile della pietà popolare.

Sicuramente ai padri conciliari sarà venuta alla mente e al cuore Maria ebrea, che porta in sé la Sapienza divina. «Scrutando il mistero della Chiesa, il sacro Concilio ricorda il vincolo con cui il popolo del Nuovo Testamento è spiritualmente legato con la stirpe di Abramo … “agli uomini di quella stirpe appartengono l’adozione a figli e la gloria e i patti di alleanza e la legge e il culto e le promesse, ai quali appartengono i Padri e dai quali è nato Cristo secondo la carne” (Rm 9,4-5), figlio di Maria vergine. Essendo perciò tanto grande il patrimonio spirituale comune a cristiani e ad ebrei, questo sacro Concilio vuole promuovere e raccomandare tra loro la mutua conoscenza e stima, che si ottengono soprattutto con gli studi biblici e teologici e con un fraterno dialogo».

Già i Padri della Chiesa avevano attribuito a Maria le proprietà della Sapienza divina riassunte nel simbolo del fiore della rosa: «pianta di rose in Gerico» (Sir 24, 14); «pianta di rose su un torrente» (Sir 39, 13);  «fiore di rose nella stagione di primavera» (Sir 50, 8).

Il legame di Maria con il popolo d’Israele indica l’unità della salvezza. Il «nesso dei misteri» è colto nella persona di Maria, la figlia di Sion, la madre di Gesù Cristo.

Non è raro scorgere chi come noi va a recitare il rosario, in maniera discreta, in quel luogo incantevole. Immaginare per immaginare, ci piacerebbe assistere ad un concerto mattutino nel roseto di Roma, per il giubileo del 2025, che celebri l’aurora della fraternità. È un luogo laico che si presta all’immaginazione che muove i cuori.