Covid-19. Bassetti: nella pandemia i preti sono stati il volto bello della Chiesa

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La prefazione del libro “Covid-19: preti in prima linea” firmata dal presidente della Cei: “I preti sono stati l’immagine viva del Buon Samaritano”. “Nel tempo della pandemia, i sacerdoti hanno davvero espresso il volto bello della Chiesa amica, che si prende cura del prossimo. Hanno donato un esempio autentico di solidarietà con tutti. Sono stati l’immagine viva del Buon Samaritano, contribuendo non poco a rendere credibile la Chiesa”. Sono le parole del cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei nella prefazione del libro “Covid-19: preti in prima linea”.

L’autore del libro è Riccardo Benotti, autore del volume nel quale racconta il vissuto umano e pastorale di tantissimi sacerdoti. Alla metà di gennaio il bilancio dei sacerdoti morti è salito a 220.

Sono stati pellegrini, come diceva don Mazzolari, ‘per vocazione e offertà”, ha scritto il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, nella prefazione al volume di Benotti: “Tanti di loro erano ancora in servizio, altri anziani; erano parroci di paesi, figure di riferimento per le nostre comunità, che hanno contribuito a costruire negli anni. Questo pellegrinare nella storia del loro ministero – continua – incrocia lo sviluppo sociale, civile e culturale del nostro Paese. Molto spesso si ha poca coscienza della capillarità delle nostre Chiese locali, nelle grandi aree urbane, ma soprattutto nei piccoli centri. Nelle une e negli altri, il pellegrinaggio di tanti sacerdoti sosta nelle vicende gioiose e sofferte degli uomini e delle donne, fino a diventarne tessuto connettivo. È il filo della memoria che si rinnova nell’umanità”.

Scorrendo le storie di questi uomini, “ho notato – aggiunge il presidente della Cei nell’anticipazione della prefazione del volume pubblicata integralmente dall’agenzia Sir – come tanti morti siano stati parroci o vicari per decenni nello stesso luogo, in un’esistenza segnata dalla ‘normalità'” del sacerdozio. Che dolore per quelli venuti a mancare in Rsa o per complicazioni di malattie già in atto! Che testimonianza in chi è morto per restare accanto al popolo, accanto agli ultimi, come don Fausto Resmini, cappellano nel carcere di Bergamo”.
Nei mesi di pandemia Bassetti ricorda di essere “tornato spesso con la memoria agli incontri” avuti con futuri preti che alle sue domande provocatorie sul perché avessero scelto il sacerdozio, avevano risposto “voglio essere riflesso dell’amore di Dio in mezzo alla comunità cristiana, un segno visibile nel mondo di tutti i giorni”.
206 preti diocesani morti in Italia, dal 1° marzo al 30 novembre 2020, di cui questo libro racconta il vissuto umano e pastorale. Sono stati pellegrini, come diceva don Mazzolari, «per vocazione e offerta».
Un ritorno alla memoria, soprattutto nelle settimane in cui Bassetti è stato ricoverato per Covid. “In una stanza di terapia intensiva – racconta – si è anche agevolati da questa sorta d’introspezione. Ho pensato tanto al nostro donarci come sacerdoti; all’amore ricevuto e a quello donato; a tutte le opportunità di fare del bene non sfruttate. Ho pregato per tutti i malati, ho invocato il perdono per tutte le volte che non sono stato all’altezza. Ho ripetuto sovente dentro di me: ‘Signore, sono tuo’. Proprio come il giorno della mia ordinazione presbiterale. E così immagino abbiano fatto tutti i sacerdoti che hanno vissuto il loro servizio in mezzo al popolo di Dio, fino all’estremo sacrificio di se stessi”.
Il presidente della Cei cita infine quanto scritto da papa Francesco in una lettera indirizzata al clero romano il 31 maggio 2020: “Come sacerdoti, figli e membri di un popolo sacerdotale ci spetta assumere la responsabilità per il futuro e proiettarlo come fratelli. Mettiamo nelle mani piagate del Signore, come offerta santa, la nostra fragilità, la fragilità del nostro popolo, quella dell’umanità intera. Il Signore è Colui che ci trasforma, che si serve di noi come del pane, prende la nostra vita nelle sue mani, ci benedice, ci spezza e ci condivide e ci dà al suo popolo”.