Nuova Evangelizzazione, “Va riformata la spiritualità, non le strutture”

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Serve una riforma della spiritualità, prima che una riforma delle strutture. Lo sottolinea Mons. Tomas Halik, teologo ceco vincitore del Premio Templeton e già relatore al Ratzinger Schuelerkreis, il cui pensiero ha avuto un grande impatto nello sviluppo della teologia moderna.

Halik ha parlato con ACI Stampa a margine di un simposio di due giorni che si è tenuto a Lussemburgo, organizzato dalla Luxembourg School for Religion and Society, sul tema “Cosa ci tiene insieme quando non siamo d’accordo”. Una conferenza che si inserisce nel cammino sinodale voluto da Papa Francesco, ma anche in un ampio dibattito teologico, che ha raggiunto livelli di polarizzazione molto alti specialmente di fronte al cammino sinodale in Germania e al pensiero teologico che lo sostiene e che, in fondo, non è condiviso nemmeno da Papa Francesco.

Halik, che della Scuola lussemburghese è diventato professore onorario, parla di una teologia che si deve sviluppare in un mondo ormai non più cristiano, di un passaggio dal cattolicesimo alla cattolicità, della necessità di guardare ai frutti spirituali prima che alle strutture. E lo fa con la sua esperienza di sacerdote sotterraneo, ordinato di nascosto, sotto osservazione del regime comunista.

Lei ha sottolineato che non c’è bisogno di una riforma delle strutture, ma c’è bisogno prima di tutto di una riforma della spiritualità. Cosa intende?

Credo che dei cambiamenti in alcune strutture istituzionali siano necessari, ma che debbano andare insieme all’approfondimento teologico e spirituale, altrimenti sarebbe tutto molto superficiale. Credo che la sfida per questo cammino sinodale sia proprio questa. Papa Francesco ci ha dato molti buoni impulsi, ma devono essere ulteriormente sviluppati. Cosa ci dice Papa Francesco? Che possiamo trovare Dio in ogni cosa e che lo possiamo scoprire. È una esperienza tipica dei gesuiti e del loro discernimento spirituale.

E in che modo si deve applicare questo discernimento?

Ci deve essere un discernimento tra lo spirito del tempo e la scienza del tempo. Si deve definire quale sia l’eco dell’opinione pubblica, nonché in che modo abbiano un impatto le ideologie, alcuni pregiudizi, l’atmosfera morale delle nostre società. Tutte queste cose sono il linguaggio del mondo, nel senso del Vangelo di San Giovanni. Ma ci sono anche segni dei tempi che sono linguaggio di Dio negli eventi della nostra cultura e società. Credo che ci siano delle crisi e che abbiamo bisogno di un cambio di paradigma. Se ci sono troppe nuove informazioni e nuove esperienze, allora c’è bisogno di un cambio di paradigma. Dobbiamo allargare la nostra prospettiva. Dobbiamo comprendere più a fondo la nostra cattolicità, transitare dal cattolicesimo alla cattolicità.

Lei crede che manchi l’educazione o che manchi la volontà delle persone di approfondire la comprensione teologica?

L’educazione è sempre importante, ma abbiamo anche bisogno di un approccio contemplativo alla realtà. Ammiro molto questo approccio, di avere un momento di silenzio anche nelle conferenze, che è importante sia per il nostro lavoro teologico che per le nostre attività. Sarebbe persino utile avere lo stesso tipo di momento in Parlamento. Io lo uso in alcune conferenze, e mi sono accorto con sorpresa che la qualità delle discussioni è migliore dopo questo momento di silenzio. Credo che non solo il clima atmosferico, ma anche il clima culturale e morale di questo pianeta è in pericolo, e si deve fare qualcosa per liberarsi da questa accettazione superficiale delle situazioni.

Crede che ci sia ancora bisogno di religiosità in un mondo sempre più secolarizzato? Crede che le religioni possano ancora avere un impatto?

La parola religione ha molti significati. Io distinguo tra religione nel senso di re-ligio (dal verbo re-ligare, ovvero ricollegare) cioè religione come forza integrante della società, e religione nel senso di re-legere, di leggere di nuovo e comprendere più profondamente. Religione, in questo senso, è “una nuova ermeneutica”, una nuova e più profonda comprensione della Scrittura e della tradizione, ma anche un segno dei tempi.